Elezioni comunali 2016

Amministrative 2016, Rosolen (Uat): «Da Dipiazza solo accuse false e sessiste»

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

«Prima ha tentato di comprarci, offrendoci ruoli politici e amministrativi. Poi voleva tagliarci fuori dalla competizione elettorale. Falliti i tentativi di sabotaggio, a Dipiazza restano solo le accuse false e sessiste. Alla luce dei suoi attacchi scomposti, rinnovo l’invito a un confronto pubblico. Basta menzogne, giochiamo a carte scoperte». Così Alessia Rosolen, candidata sindaco per Un’Altra Trieste Popolare, esprime “sgomento e incredulità per le parole intrise di veleno del candidato Dipiazza. Da settimane, chiedo un confronto pubblico e non ho mai ottenuto uno straccio di risposta.

«Improvvisamente, vengo dipinta come l’utile idiota di Cosolini, con l’aggravante di essere nervosa. È troppo chiedere di confrontarsi politicamente nel merito? Quando parla del rapporto con le donne, l’ex sindaco Dipiazza sciorina il solito repertorio da cabarettista con battute inflazionate. Pensa davvero di conquistare i voti delle donne con battute squallide e altri espedienti degni della fase crepuscolare del berlusconismo? C’è un ulteriore aspetto che mi preme sottolineare: Dipiazza e un altro candidato, l’unico cui Dipiazza ha promesso un apparentamento in caso di ballottaggio, hanno deliberatamente scelto abbassare il livello del confronto politico, fino a esplorare i fondali del chiacchiericcio sessista da osteria».  

«Dipiazza è curiosamente afono quando si tratta di chiarire alcuni punti: ci considerava una stampella del Pd quando chiedeva il nostro aiuto per le Europee del 2014, unico uomo di questa città ad essersi candidato con il Nuovo Centrodestra? Perché da aspirante decamberizzatore della città, è tornato umilmente a Canossa? Si ricorda dei suoi propositi bellicosi nei confronti di Monassi?».

«Un confronto pubblico tra due candidati non mi sembra una pretesa assurda e irragionevole. Anzi, consentirebbe a Dipiazza di spiegare alcuni passaggi non esattamente marginali: perché, nel 2011, ha impedito l’accordo, in vista del ballottaggio, tra il centrodestra guidato da Antonione e Un’Altra Trieste? Dipiazza ha messo il veto sugli unici tre punti da noi considerati imprescindibili, ovvero: bloccare il trasferimento del Burlo, il no al Rigassificatore, e il ritiro della Variante al Piano Regolatore (con tutti gli strascichi del caso). Noi eravamo pronti all’accordo con Antonione, ma Dipiazza ha bloccato tutto. Due anni dopo, alle regionali, ha preteso che Tondo ci escludesse dalla coalizione, spiegando che i suoi voti sarebbero stati sufficienti per la vittoria. Vuole forse rinnegare anche questo, Dipiazza, il vero artefice del successo di Cosolini nel 2011 e di Serracchiani nel 2013? Sia Antonione che Tondo hanno già svelato gustosi retroscena a riguardo».

«Ci sono circostanze in cui la provocazione rasenta la stupidità: ma chi crede davvero che siamo la stampella della sinistra? Sfidiamo chiunque a trovare un solo voto ideologico di Un’Altra Trieste in Consiglio comunale, eccetto quello che ha permesso di costruire il monumento al 12 giugno 1945 (la data in cui le truppe titine hanno lasciato Trieste) che Di piazza per dieci anni si è rifiutato di fare. O quando parla di stampelle di Cosolini, si riferisce al nostro voto senza se e senza ma alla sdemanializzazione del Porto? Nel caso, ricordo che questo è il principale tallone d’Achille della sua coalizione, prigioniera di un immobilismo patologico».

«Dipiazza - conclude Rosolen - voleva rottamare Camber, prima di tornare un camberiano. È passato da Berlusconi ad Alfano, da Tosi a Passera, finendo con il riciclarsi come simpatizzante leghista, e pretende di dare lezioni di coerenza? La sua parola non vale niente».

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