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Dipiazza: «Sulla Sanità triestina il Pd è in codice rosso»

Replica del candidato sindaco del centrodestra al segretario provinciale del Partito Democratico Nerio Nesladek che stamattina accusava Dipiazza di «attacchi strumentali, da lui nessuna proposta in merito»

«Sono oramai alla frutta, sulla sanità triestina il Pd è in codice rosso». Il candidato sindaco di Trieste Roberto Dipiazza restituisce al mittente le dichiarazioni fatte sulla sanità dal segretario provinciale del Partito Democratico Nerio Nesladek(«Da Dipiazza attacchi strumentali, da lui nessuna proposta in merito»). «Nel tentativo sterile di distogliere l’attenzione dalla realtà in cui versa la sanità triestina gli esponenti del Pd, oltre non rispondere dei disastri che stanno facendo, si dimenticano di dire che da consigliere regionale ho votato contro alla pseudo riforma portata avanti dalla Giunta Serracchiani, con l'accondiscendenza del sindaco uscente Cosolini che non ha mai denunciato le malversazioni che la Regione Fvg sta facendo alla sanità triestina. Nesladek, che a Muggia ha tanto parlato ma non è riuscito a fare un cantiere, farebbe meglio a consegnarsi al silenzio».

«Ma veniamo ai dati, che sono quelli che contano: A Trieste c’è stata una riduzione impressionante delle funzioni complesse e dei posti letto (156 in meno), mentre a Udine li hanno mantenuti inalterati. Anche per quanto riguarda il numero delle ambulanze nelle ore notturne la situazione è allarmante, dato che non ci sono i mezzi adeguati per rispondere alle emergenze. Tutto questo è accaduto nel totale silenzio del sindaco Cosolini. Se la riforma sanitaria del Pd voleva spostare l’assistenza dalle strutture ospedaliere ai territori avrebbe dovuto prima costituire i Cap (Centri assistenza primaria), invece la riforma è partita senza che ci siano queste strutture. Trieste in base al numero degli abitanti dovrebbe averne almeno 8 e non ce n’è alcuna, mentre solo una è stata attivata a Muggia».

«Attraverso le interrogazioni presentate da noi opposizione - cito ad esempio quella a firma di Riccardo Riccardi all’assessore Telesca – veniamo a sapere che alla Clinica Urologica di Trieste la situazione è allarmante: risulta che a fronte di una necessità di intervento entro 30 giorni per la calcolosi renale i tempi di attesa sono di 5 mesi, 3 mesi invece per le ipertrofie prostatiche. Secondo le indicazioni che abbiamo ricevuto risulta inoltre che vi siano 400 pazienti in lista d'attesa con un tempo di intervento di 2 anni per le ipertrofie prostatiche senza catetere e, seppur serva intervenire entro 30 giorni per gli interventi oncologici sull'apparato urologico, si arriva sempre a filo».

«Ecco - conclude Dipiazza - questa è la realtà, che Nesladek e il Pd tentano di nascondere. Invano».

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