Un’Altra Trieste Popolare presenta il programma: «Mettiamo alle spalle decenni di immobilismo»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

«Asili nido, scuole materne, mense, educazione all’infanzia gratis per le famiglie triestine. I figli sono il nostro futuro, non possono e non devono essere un costo sociale. Azzeriamo le spese per le famiglie, investiamo sul nostro domani, puntando sulle eccellenze del turismo e della portualità: così progettiamo il rinascimento di Trieste, dopo l’oscurantismo medievale».

Così Alessia Rosolen questa mattina al Caffè Piazza Venezia, presentando il programma elettorale di Un’Altra Trieste Popolare.

«Stiamo faticosamente uscendo da decenni di immobilismo. Tutte le volpi, prima o poi, finiscono in pellicceria, anche quelle più brave a nascondersi. La nostra è una rivoluzione sociale ed economica che poggia sulla normalità: non promettiamo la luna nel pozzo, abbiamo stabilito una priorità, la famiglia, e da qui costruiamo, mattone dopo mattone, la Trieste del domani. Cancellare le spese per le famiglie, significa arrestare il declino demografico. Il paradigma di riferimento, per famiglia e sociale, restano le grandi democrazie del Nord Europa».

Ancora Rosolen:«Esorcizzando il rischio di spegnersi progressivamente, Trieste compie il primo, fondamentale passo verso il rilancio. Dopo decenni di paralisi, il Porto Vecchio è pronto a uscire dalla naftalina per divenire, come logica suggerisce, una risorsa di inestimabile valore per la città».

Rosolen ha ricordato che «secondo uno studio condotto dall’Advisor Ernest&Young, c'è la possibilità di creare 10mila nuovi posti di lavoro a Trieste. Come? Con turismo, portualità, Porto Vecchio, edillizia, ricorso mirato ai fondi europei, valorizzazione del ruolo di polo scientifico e culturale della città, riconoscimento istituzionale del ruolo e del prestigio della città: con le Uti, Trieste viene parificata a un qualunque paesotto della provincia friulana. Per noi, questa impostazione è ridicola e mortificante. Una città che, finalmente, trasforma le potenzialità inespresse in risorse, allontana lo spettro di una diaspora delle grandi compagnie assicurativo – finanziarie, e costringe, o, quantomeno, incoraggia le compagnie aeree ad aumentare il numero di voli turistici.

Quanto all'edilizia, il nostro programma prospetta una felice stagione di riqualificazione dei grandi contenitori (palazzi di interesse storico e architettonico)». Quanto al reperimento di fondi, Rosolen è sicura che «sempre più determinante sarà la capacità delle amministrazioni pubbliche di accedere ai fondi europei. La Comunità Europea mette a disposizione somme molto interessanti, ma i nostri Comuni, tra cui Trieste, dormono sonni profondi e perdono occasioni milionarie».

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