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Villa Revoltella, Uniti per Trieste: «Parco in semi-abbandono tra transenne e degrado»

Uno dei tesori della città sta scivolando sempre più in una condizione di degrado a dir poco sconcertante. La cultura è PARTE INTEGRANTE di una comunità e va preservata e rispettata. Uniti per Trieste: Vogliamo una città orgogliosa del suo passato e che grazie ad esso si proietti verso il futuro.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

Trieste, Parco Revoltella.

O sarebbe meglio dire "parco della transenna", viste le condizioni in cui versa attualmente. Uno dei tesori della città, un luogo donato ai suoi cittadini dal Barone Revoltella, sta scivolando sempre più in una condizione di degrado a dir poco sconcertante.

La domanda sorge spontanea : perché? Noi non riusciamo a trovare una risposta.

Quel che è certo è che questo parco sembra semiabbandonato e destinato a fare la fine di quello di Miramar: desertificato!

Transenne e segnali di pericolo decorano il vasto giardino. Sterpaglie disseminate qua e lá, crepe e muffe ormai ben visibili stanno minando le opere architettoniche, in alcune parti si vede giá qualche crollo. Anziché essere costantemente monitorato, scopriamo che il parco si trova praticamente in balia degli eventi: è evidente che la manutenzione e la sorveglianza sono palesemente insufficienti. Quindi via libera a transenne e nastri bianco rossi, per chiudere ampie zone invece di rimetterle a posto.

Sono stati spesi molti soldi per la realizzazione di opere decisamente non indispensabili per la comunità, come per esempio il pressochè inutile Magazzino 26 nel Porto Franco Internazionale Nord o il porta CD di piazza Goldoni; perché piuttosto non salvaguardare i pezzi di storia e cultura già esistenti sul territorio? Perché non valorizzare e ridare questo posto ai triestini? Come si può insegnare ai giovani il rispetto per la loro città, se questo è l'esempio che viene dato loro?

L'antica Tergeste era giá un crocevia di scambi e di culture, come quelle celtiche, venetiche, latine e illire. Questo particolare "meltin pot" continuó per tutto il medioevo e l'etá moderna, accelerando ancor piú dopo l'acquisizione dello status di Porto Franco nel 1719, grazie all'imperatore Carlo VI d'Austria. Iniziarono a sorgere palazzi e monumenti, le vie della città erano vitali e laboriose: Trieste era diventata uno dei più importanti centri culturali e commerciali dell'impero, punto di incontro di coommercianti, scienziati, imprenditori, intellettuali, scrittori e pensatori. Numerosi architetti accorsero in città, e, al servizio di ricchi commercianti come Demetrio Carciotti, fecero di Trieste una perla neoclassica ed eclettica, una vera e propria "Vienna sul mare", che, nonostante anni di mala amministrazione, possiamo ancora ammirare.

Per quanto tempo ancora potremmo godere di queste meraviglie? Le bellezze della nostra città si stanno sempre più deteriorando. Edifici bellissimi, a causa della poca regolamentazione, degli appalti dati non per merito ma per amicizia, la presunta mancanza di fondi stanno facendo sprofondare i beni storico-artistici della nostra cittá in una condizione di degrado sempre più evidente; il tutto senza considerare i monumenti nascosti o sepolti che gran parte dei triestini ignorano o dei capolavori d'arte confinati nei magazzini comunali.

Davanti all'evidente splendore di parchi e musei disseminati nel mondo in città più vaste della nostra, non possiamo che interrogarci sul perchè da noi non sia possibile avere un minimo di cura della nostra storia e delle testimonianze del nostro glorioso passato.

Vogliamo e pretendiamo che questi spazi siano fruibili dai cittadini, in quanto spazi pubblici. Vogliamo che i musei tornino ad essere un punto d'incontro, non solo per i turisti, ma soprattutto per i triestini.

Vogliamo che i nostri giovani entrino in contatto con la loro storia.

Vogliamo una Trieste orgogliosa del suo passato e che grazie ad esso si proietti verso il futuro.

La cultura è PARTE INTEGRANTE di una comunità e va preservata e rispettata; una pianta senza radici è destinata a seccarsi e a morire.

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