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Emergenza pronto soccorso, audizione Telesca: «A Trieste criticità organizzative»

Novelli (Fi): «Medici e infermieri esasperati, mancate assunzioni e ricoveri», Ussai (M5S): «Basta convenzioni coi privati per mancanza posti letto»

Situazione emergenziale nei pronto soccorso degli ospedali del Friuli Venezia Giulia: la III Commissione consiliare presieduta da Franco Rotelli (Pd), dietro richiesta di sette consiglieri del centrodestra a cui si è aggiunto Andrea Ussai (M5S), ha chiamato in audizione l'assessore regionale alla Salute, Maria Sandra Telesca.

«Tra dicembre e gennaio scorsi - ha fatto presente la Telesca - ha fatto clamore in tutta Italia il picco di accessi che si è registrato nei pronto soccorso, tanto che la ministro Lorenzin ha avviato delle indagini in tutte le regioni, la nostra compresa. Da noi è emerso che gli ospedali di Trieste e Udine registrano il più alto numero di accessi e soprattutto a Trieste ci sono delle criticità legate a problematiche organizzative, all'applicazione dei protocolli interni, che vanno affrontate. A Trieste, Udine e Pordenone siamo intervenuti con gli assistenti di sala, infermieri di supporto nel fornire informazioni ai parenti e agli utenti in attesa, ma non è bastato. A Trieste sono stati incrementati gli infermieri e gli specialisti. A Udine abbiamo ampliato la struttura del pronto soccorso (a Trieste non è possibile e purtroppo l'elemento strutturale incide), anche qui aumentato il numero di infermieri e medici e creato un impianto di posta pneumatica per ricevere più velocemente gli esiti degli esami di laboratorio e delle analisi. L'unico ospedale dove non abbiamo aumentato il personale è quello di Pordenone, ma solo perché non presenta questa necessità».

«Il trend degli accessi ai pronto soccorso - continua Telesca -, dei codici bianchi e dei ricoveri in medicina generale, è in diminuzione nonostante le punte locali che vanno affrontate. Gli accessi: nel 2012 sono stati 458.692, circa 3.000 in più l'anno dopo, numero confermato nel 2014, sceso a 459.107 nel 2015, mentre l'anno scorso sono stati 453.525. Il tasso di ospedalizzazione: è stato ridotto da 168 per 1.000 abitanti a 128 per 1.000. I ricoveri: nel 2012 sono stati 40.325, poco meno nel 2013, scesi ulteriormente nel 2014 e nel 2015, sino ai 36.282 del 2016; gli oltre 4.000 posti letto non sono stati quasi per nulla ridotti. Tutto ciò significa che la riforma sta andando, ma bisogna concentrarsi sulla micro-organizzazione».

Quanto a controlli, la Telesca ha ricordato quelli effettuati dai carabinieri del Nas negli ospedali di Spilimbergo, San Daniele, Tolmezzo, Trieste Cattinara, Trieste Burlo, Gemona, Latisana, Gorizia, Pordenone, Udine e San Vito al Tagliamento. Ciò che hanno controllato è stato: organizzazione, logistica, organico, permanenza di medici nelle fasce orarie, attesa, armadi dei farmaci, organizzazione igienico-strutturale, reparti. E non hanno trovato nulla da rilevare. L'assessore ha quindi reso noto di aver organizzato per la prossima settimana delle visite di verifica, da parte della direzione centrale Salute, per avere dei dati in tempo reale e capire dove il flusso organizzativo non
funziona.

«Ci siamo dotati di strumenti informatici - ha aggiunto - per aumentare la trasparenza: siamo il primo modello di accesso ai dati con una app dedicata all'emergenza in FVG, abbiamo lavorato molto sull'organizzazione del territorio e abbiamo portato la vaccinazione antinfluenzale degli anziani dal 45% al 48%. I posti di Rsa, circa 800, presentano un tasso di occupazione del 92% circa il che significa che non è una situazione sotto pressione».

Da parte dei consiglieri, però, non sono mancate le critiche. Per Ussai non si può parlare solo di flusso generale dei pronto soccorso, ma per singola struttura; bisogna capire come vengono gestiti i flussi e come sono modificati. Ha poi accusato convenzioni con strutture private per far fronte a carenza di posti nelle Rsa, ma soprattutto lo stop di alcune chirurgie per carenza di posti dove ricoverare i pazienti.

Roberto Novelli (FI), tra i richiedenti l'audizione, ha riportato le pesanti denunce sollevate da varie associazioni del personale medico e infermieristico, ha poi chieste specifiche sull'elisoccorso dell'ospedale di Udine e sulla Centrale unica del 118. Ma soprattutto ha segnalato l'impossibilità di ricovero notturno nei reparti di Medicina e di effettuare diagnostiche sulle 24 ore (per Tac e risonanze urgenti - ha detto - deve essere chiamato il medico reperibile).

Stefano Pustetto (Misto) ha invece denunciato un aumento strutturale - dunque non momentaneo per freddo o bora - di accessi al pronto soccorso di Trieste in quanto i dati negativi parlano già di maggio e di agosto, non solo di dicembre-gennaio. E anche lui ha criticato la necessità di fare accordi con i privati per sopperire al taglio di posti letto nelle aziende ospedaliere. Inoltre, nell'ospedale di Cattinara si sono creati i pazienti fuori reparto: pazienti smistati in reparti non loro per far posto alle emergenze dei nuovi arrivati.

Tre le domande fondamentali, per Giulio Lauri (Sel-FVG): sono problemi nuovi o vecchi?, in diminuzione o in aumento?, legati  alla riforma sanitaria oppure no? Così i democratici: Renata Bagatin ha fatto una riflessione tra il numero degli accessi ai pronto soccorso e il numero di ricoveri; Franco Codega ha affermato che si tratta di criticità registrate anche negli anni passati, la cronaca lo dimostra; per Silvana Cremaschi ci vuole un maggiore lavoro di educazione verso i cittadini, perché in troppi si rivolgono ai pronto soccorso quando sarebbe bastato il medico di base, e allora perché non pensare di re-introdurre un ticket?

Alessandro Colautti (AP/Ncd), anche lui tra i richiedenti l'audizione, ha affermato che non si tratta di tagliare ma di ottimizzare, evitare l'ospedalizzazione quando inutile ma aumentare il ruolo dei medici di base così come quello delle guardie mediche, di cui troppe volte ci si dimentica mentre possono benissimo sostituire l'andata al pronto soccorso. Sono anni - ha chiosato - che sento dire, dalla maggior parte delle forze politiche, che abbiamo troppi ospedali a discapito della loro qualità; bene investire di più il territorio.

Per Riccardo Riccardi (FI) è ora di finirla di dire che le cose vanno male per colpa del centrodestra che governava ormai 4 anni fa. È indispensabile intervenire di più sulle abitudini culturali delle persone, perché continuano a vedere nel pronto soccorso il primo e il più sicuro luogo a cui rivolgersi.

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