Ferriera, CGIL - FIOM: "Referendum influenzato da 'minacce' di Arvedi"

Permane la spaccatura all'interno delle sigle sindacali, la CGIL rilancia la discussione con un programma in 7 punti per "ripensare la crisi occupazionale in termini di “Sistema Trieste”, per includere tutti i lavoratori della Ferriera in un progetto più ampio

Foto: Aiello

La CGIL – FIOM non cambia parere sull'accordo sindacale neanche dopo la vittoria del sì al referendum dei lavoratori, e chiede un incontro con il ministro Patuanelli che finora, secondo il segretario della CGIL Trieste Michele Piga “ha dialogato molto poco con i sindacati, al di sotto del minimo sindacale”. Per la CGIL l'esito del referendum sarebbe stato influenzato dalle “minacce” del gruppo Arvedi, e quindi i lavoratori avrebbero votato “in un contesto non protetto”. Infatti una nota dell'azienda aveva specificato che, in caso di vittoria del no, la tutela occupazionale si sarebbe manifestata solamente in altre aziende del gruppo, ossia fuori Trieste. 

"Nessuna conferma ufficiale su Fincantieri"

Permane quindi la spaccatura non solo tra i lavoratori (circa il 40% ha votato no), ma anche tra le sigle sindacali, con CGIL – FIOM ancora contrarie a un accordo che “non garantisce gli stessi livelli occupazionali”, e a poco servono le rassicurazioni sul possibile intervento di Fincantieri per riassorbire gli esuberi. Su questo punto Piga dichiara di non avere nessuna conferma ufficiale e invita il ministro a maggior precisione e concretezza, considerando il fatto che “Ci sono i lavoratori della Eaton che attendono ancora risposte”. 

Il programma in 7 punti

Nonostante i tempi stretti (circa due settimane prima dell'effettiva chiusura dell'area a caldo), la discussione viene quindi rilanciata da CGIL FIOM con un programma in 7 punti: “Noi chiediamo al ministro, al presidente della Regione, al Comune e all'Autorità Portuale di ragionare in termini di “Sistema Trieste”, per includere tutti i lavoratori della Ferriera in un progetto più ampio. Chiediamo si risolvano i problemi del sito inquinato per la possibilità di nuovi insediamenti e che la centrale elettrica sia a disposizione sia di tutta la manifattura che del porto. Chiediamo anche l'applicazione del regime di porto franco di Trieste anche per la manifattura, perché manca la normativa che ne recepisca gli effetti positivi sui costi della produzione”. Tre elementi che, secondo il segretario Piga, creerebbero “tutte le possibilità per una nuova stagione di attrattività per garantire un posto a tutti i lavoratori della Ferriera, della crisi industriale di Trieste e dei 7000 disoccupati che gravano ancora su questo territorio”.

Gli "interinali"

Non solo i dipendenti della Ferriera ma neanche i 66 lavoratori assunti con le agenzie interinali (di cui solo la metà a tempo indeterminato) avrebbero ottenuto le garanzie occupazionali necessarie, nemmeno a fronte delle possibilità di assunzione prospettata da un'azienda di San Giorgio di Nogaro. Come precisato infatti dal segretario provinciale FIOM Marco Relli “La maggior parte di loro ha rifiutato l'offerta perché il profilo professionale non corrispondeva del tutto e la ditta non ha offerto aiuti per affrontare il disagio del viaggio. Questo perché non c'è stato alcun accordo sindacale, esattamente come rischia di accadere con Fincantieri”.

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