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La Mafia Oggi, ne hanno Parlato sabato a Muggia, Giancarlo Caselli e Salvatore Borsellino

Sabato sera a Muggia l'incontro dal titolo“Esperienze a confronto nella lotta contro le mafie", vantava due relatori d'eccezione, Giancarlo Caselli e Salvatore Borsellino, presenti sia per raccontare la loro esperienze della lotta per la legalità...

Sabato sera a Muggia l'incontro dal titolo"Esperienze a confronto nella lotta contro le mafie", vantava due relatori d'eccezione, Giancarlo Caselli e Salvatore Borsellino, presenti sia per raccontare la loro esperienze della lotta per la legalità, sia per onorare Eddie Cosina, poliziotto muggesano che quel 19 luglio 1992 era di scorta al Giudice Paolo Borsellino.
Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, è visibilmente scosso all'inizio, sebbene siano passati 20 anni da quando, a Milano, ricevette la telefonata da Palermo, che lo informava dell'attentato.

"Quel giorno di luglio è stata compiuta una strage di stato" inzia senza mezzi termini, "quella strage in cui morirì mio fratello, insieme a Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, i suoi angeli custodi". "Ricordo perfettamente quel giorno". "Paolo era cosciente che dopo l'attentato al suo "fratello gemello" Falcone, il prossimo obiettivo era lui". "Non si pensava accadesse a soli 57 giorni di distanza, ma tutti, in famiglia e non solo, sapevamo che la vita di Paolo era a rischio"." Nell'attentato è stato usato un esplosivo militare, proveniente della Jugoslavia, non era il solito tritolo che usavano i mafiosi"." Ma l'attentato ha avuto un effetto inaspettato sull'opinione pubblica, non solo in Sicilia, ma in tutta Italia"." Noi non volevamo Funerali di Stato, passerelle di Politici e fotografie alle Prime file della Chiesa". "La straordinarietà di quel giorno è stata opera del popolo di Palermo, che si è ribellato, ha iniziato a farsi sentire, e soprattutto c'è stata la presa di coscienza della situazione da parte dei giovani, in cui mio fratello riponeva le sue speranze". "La seconda repubblica è nata dalle ceneri, dalla polvere, dal fumo, di quelle bombe".
"L'uccisione di Falcone e Borsellino è paragonabile all'attentato alle Twin Towers", incalza Caselli, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo subito dopo le stragi, ora Procuratore Capo a Torino. "Personalmente vivo sotto scorta dal 1974, faccio il magistrato, sapevo a cosa andavo incontro"."Ma credo che dobbiamo ringraziare e far capire meglio il ruolo dei ragazzi della Polizia di Stato"." Senza di loro noi magistrati e giudici non avremmo avuto così tante vittorie professionali". "Chi "fa il lavoro sporco", sono loro".
Gli ospiti vengono interrogati da Lorenzo Frigerio, di Libera Informazione, anche sull'informazione, o meglio, sulla disinformazione su episodi o notizie "scomode" a qualcuno. Salvatore fa sorridere tutti, quando afferma "Sui processi di Cogne, di Rosa e Olindo la gente conosce ogni minimo dettaglio: basta accendere la tv". "Sulla vicenda di mio fratello e di Falcone invece, poche righe sui giornali o qualche servizio in televisione". "Aggiorno un blog in internet, aiutato da alcuni ragazzi, www.19luglio1992.it, dove cerchiamo di informare la gente sullo sviluppo delle indagini o sulle manifestazioni o conferenze sul tema". "Nei ragazzi ho trovato la forza di lottare, e a loro dico, non fate come me, che sono scappato da Palermo, restate in Italia, e cambiate il Paese".
Il Procuratore Caselli sul tema afferma che Il problema non è la legge bavaglio o eventuali proposte di legge che vengono fatte dai politici, "la cosa che mi rattristra sono i giornalisti che si mettono il bavaglio da soli, filtrando le notizie o deviando i discorsi, in modo da compiacere i direttori o addirittura chi siede su una poltrona più importante e potente".
Tocca a Felice Romano, segretario generale sel Sindacato Polizia, tirare le fila della serata, compito non semplice visto il calibro dei relatori che lo hanno preceduto. Il discorso riprende un tema toccato da Caselli, sull'operato dei poliziotti, in quanto a volte è facile dimenticare, che chi arresta, indaga, rischia in prima linea la propria vita, sono proprio gli agenti.
Ai molti presenti all'incontro viene dato un piccolo spunto di riflessione finale, viene data la risposta alla domanda "Come può un libero cittadino, nel suo piccolo, combattere la Mafia?"
Semplice, " Vivendo nell'onestà, ogni giorno".

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