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Il premier Conte: "Non sarà con l'accoglienza indiscriminata che risolveremo il problema dell'immigrazione"

Il Primo Ministro durante l'intervento al 51esimo incontro nazionale delle Acli ha ragionato su diversi temi, compreso quello della migrazione. "Chi ha diritto all'asilo deve poterlo avere ma in quella prospettiva la persona deve potersi integrare"

Il Primo Ministro Giuseppe Conte ha terminato la sua visita lampo a Trieste con la visita privata all'istituto Rittmeyer a Barcola. Subito dopo pranzo si è recato in visita al castello di Miramare dove ha visto il Governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. La parte centrale della visita si è svolta all'interno del 51esimo incontro nazionale delle ACLI presso la stazione marittima dove il premier ha raggiunto la platea delle associazioni cristiane dei lavoratori italiani, in una sala stracolma. Il presidente ha toccato diversi temi, all'interno del ragionamento, dal lavoro all'immigrazione, dalla globalizzazione fino all'associazionismo. 

Il rinnovamento

"Il mio tema - ha affermato il primo ministro - è il rinnovamento e i meccanismi di rinnovamento presenti in una democrazia parlamentare. Stiamo rivoluzionando perché abbiamo ottenuto un segnale molto chiaro dagli elettori il 4 marzo, vale a dire una voglia di cambiare. Nuove forze poitiche hanno conquistato la scena e hanno dato vita a questa esperienza di governo e che, in qualche modo, io sono portato a rappresentare. Il dibattito politico - ha continuato Conte - è il segno concreto del livello qualitativo della nostra democrazia. Certo, ci sono preoccupazioni, il dibattito sul popolusimo e sul sovranismo, nei confronti dei quali io, personalmente ,non ho una concezione negativa. La sovranit à appartiene al popolo ed è parte della nostra Costituzione. Non stiamo dicendo nulla che non dovrebbe essere; se uno fa un cattivo esercizio della politica, allora s ì che si sbaglia. Si sono affermate delle forze antisistema ma è vero che hanno denunciato la vecchia politica e hanno proposto un nuovo progetto, un progetto che sappiamo ha avuto una gestazione particolare, ma sono forze diverse che hanno stipulato un contratto di governo con i cittadini".  

Il protocollo d'intesa a Miramare

Populismo e globalizzazione

"Il populismo - ha detto il Presidente del Consiglio - non significa altro che certificare la frattura tra la politica e i cittadini. Sovranismo ci rimette in una prospettiva un po' diversa. È evidente che se il termiine globalizzazione significa economia, poltiica e diritto, allora l'incapacità della politica di elaborare progetti, unita al fatto che se il diritto stenta ad elaborare discipline coerenti, allora abbiamo l'economia che si espande. Se gli spazi della politica si riducono, il primato dell'economia si manifesta e le disuguaglianze aumentano".

Destra e sinistra

Il premier ha poi affrontato la dicotomia tra destra e sinistra, le distanze e il concetto generale dei termini. "Anch'io provengo da un'area di sinistra - ha affermato Conte - ma dobbiamo chiederci cosa significano destra e sinistra oggi. Le sfide attuali non possono essere affrontate con gli schemi ideologici e i paradigmi culturali che sono stati elaborati nell'Ottocento; oggi non ci sono più sistemi complessi ed elaborati che offrono una chiave comprensiva della realtà: come facciamo allora a valutare le diverse connotazioni poltiiche? È sul grado di intensità dei diritti che bisogna fare queste valutazioni che, tuttavia, per poterle fare bisogna conoscere e bisogna misurarsi con la realtà".  

Immigrazione

Il discorso sull'immigrazione ha evidentemente scontentato i cattolici a sinistra e ha confermato le linee guida del Governo. "Vi posso fare una domanda? - ha esordito il premier - quanti di voi in sala hanno letto il programma elaborato dal Governo in termini di immigrazione?". Nella sala piena solamente una persona ha alzato la mano. "Perché non conosciamo e non ci confrontiamo? Nel momento in cui questo governo ha iniziato a far riunioni sull'immigrazione, ho capito che questo tema avrebbe rappresentato una delle sfide cruciali per questo esecutivo; e non solo per questo governo bensì avrebbe sfidato anche i miei omologhi, i leader in Europa. Lavorando - ha continuato Conte - dovevamo riportare in Europa il confronto sul tema". "Il tema dell'immigrazione è un dilemma morale per tutti, nessuno si salva. E allora la domanda deve essere un'altra: come si affronta un tema così complesso? Elaborando, in accordo con i principi europei, con i partner, perché partecipino anche loro al confronto. Nel trattato sul funzionamento dell'Unione Europea e nella Carta dei Diritti Fondamentali, lì nasce il dialogo. Dobbiamo affrontare il tema dell'immigrazione per il fatto che la logica emergenziale fa male a tutti. Non sarà con l'accoglienza discriminata che risolveremo questo problema. Chi ha diritto all'asilo deve poterlo avere ma in quella prospettiva la persona deve potersi integrare". Conte ha fornito che "per quanto riguarda il rapporto con l'Europa cercheremo di elaborare proposte anche in materia economica e finanziaria".

Il discorso completo

Democrazia diretta 

"Quando si crea una frattura tra la classe politica e i cittadini non possiamo dare la colpa alla gente, sarebbe troppo facile. Una classe politica deve abbandonare l'arroganza, non nutrirsi di nessuna spocchia, evitare di arroccarsi a certi privilegi. Chi entra in politica e ci rimane per tanti anni, non può vivere una situazione per la quale finito un incarico si vada in cerca immediatamente di un altro. Lo sto dicendo alla politica, e quindi a noi stessi". 

Il bando periferie

Il presidente ha poi toccato, marginalmente, anche il tema del decreto Milleproroghe, quello per cui il dibattito sui fondi alle periferie si è acceso nelle ultime settimane e per cui la politica si è divisa. "Per me i sindaci sono uguali e non dipende dal colore politico. Nella riunione tenutasi a Roma, abbiamo lavorato assieme e abbiamo superato il profilo dell'incostituzionalità". 

La fuga dei cervelli all'estero

"Dobbiamo evitare la fuga dei cervelli, mediamente la nostra scuole e le nostre università funzionano bene e spendiamo circa 80mila euro a testa per formare giovani. Poi cediamo le intelligenze e i talenti agli altri paesi che non ce li restituiscono più".  

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