«Il femminicidio è un’invenzione», bufera sulle parole di Tuiach. Il Pd: «Non è degno di rappresentare i cittadini»

Ancora parole forti su un concetto molto delicato alzano un polverone politico intorno al leghista Fabio Tuiach

«Questa mattina in commissione mi è scappata una verità scomoda che ha fatto infuriare la sinistra che fa battaglie per garantire a due uomini innamorati di potersi comprare un bimbo con l'utero in affitto! I grillini si sono scatenati quando ho ricordato che il femminicidio è un invenzione della sinistra ma questi dati lo confermano. Intanto in Italia gli unici che continuano a creare problemi sono i nuovi arrivati islamici che hanno una cultura completamente diversa dalla nostra! Ci sono anche italiani a volte, come i due rom che hanno picchiato la mia amica Hellen quando ha difeso con coraggio una collega picchiata a sua volta da un altro rom. Di oggi la notizia che sono tranquilli ai domiciliari a rilassarsi». 

Parole dure su un tema molto delicato. Fabio Tuiach, il consigliere comunale della Lega Nord, torna ad alzare un polverone politico intorno a se dopo la frase «Maometto era un pedofilo», che gli era costato il posto da vice capogruppo. Il tema è stato affrontato ieri, mercoledì 18 ottobre, nel corso della Prima Commissione consigliare presieduta dal leghista Antonio Lippolis e alla presenza dell’assessore, anche lei del Carroccio, Serena Tonel: si discuteva della mozione di Michele Claudio, anche lui della Lega, che chiedeva a sindaco e assessori di promuovere iniziative rivolte ai più giovani per sensibilizzare sul tema dello stalking «spesso anticamera del femminicidio - ha sottolineato Claudio -. Non voglio che su questo tema ci siano bandiere politiche, perchè strumentalizzare in questo caso dimostrerebbe la pochezza dello spessore umano e politico delle persone».

Come detto, ha creare polemica su una mozione ben scritta e apprezzata trasversalmente dai consiglieri di maggioranza e opposizione, c’ha pensato Tuiach che a sostegno della sua idea riporta il link di un articolo che parla del rapporto 3 a 1 di omicidi di uomini e donne; ora però il consigliere leghista viene preso di mira dal Partito democratico: «Credo che un'affermazione di questo tipo, oltre a denotare una non conoscenza del fenomeno, sia offensiva nei confronti delle vittime e degli orfani e estremamente pericolosa e irresponsabile - afferma la capogruppo Fabiana Martini -: la risposta migliore gliel'ha comunque data il consigliere Claudio, suo collega di partito e proponente della mozione, che ha precisato che non vuole farne una bandiera politica, che non ha alcuna intenzione di candidarsi alle regionali e che chi cavalca questo cavallo di battaglia a fini elettorali è persona di assai basso spessore umano. Mi aspetto naturalmente una presa di distanza da parte innanzitutto degli esponenti della Lega che governano questa città: chi non si dissocia inevitabilmente diventa complice». 

Ancora più duro il commento della dem circoscrizionale Maria Luisa Paglia: «Riteniamo scandaloso e inammissibile che un rappresentante istituzionale possa esprimersi contro una legge dello Stato, la cui inosservanza comporta un reato penale. Le sue affermazioni si smentiscono da sole, in quanto, secondo dati oggettivi, del Ministero dell’Interno, non certo i suoi, negli ultimi 5 anni si sono registrati  774 casi di omicidio di donne, una media di circa 150 all'anno. Significa che in Italia ogni due giorni (circa) viene uccisa una donna. Inoltre secondo un dossier della Casa delle donne,  la maggior parte dei delitti avvengono  (a dispetto degli stereotipi) nel nord. Il 31% delle vittime di violenze domestiche sono straniere e di nazionalità italiana il 73% degli assassini. Chi nega l'esistenza della violenza domestica, non solo come reato ma come fenomeno sociale da condannare, non è degno di rappresentare cittadine e cittadini che hanno il diritto di sentirsi tutelati da coloro che si candidano a rappresentarli».

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