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Martedì, 18 Gennaio 2022
Politica

Immigrazione, Torrenti «Respingimenti alla frontiera inutili e dannosi, bene accoglienza diffusa»

Lo ha dichiarato l’assessore regionale all’immigrazione Gianni Torrenti intervenendo a un convegno organizzato dalla Cgil, alla presenza del segretario regionale Franco Belci, del fondatore del centro Balducci don Pierluigi di Piazza e di Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano di solidarietà

«Siamo consapevoli che il nostro modello di accoglienza diffusa non può gravare soltanto sulle spalle dei Comuni. Proprio per questo abbiamo scelto gli ambiti socio-sanitari come bacino di riferimento, consapevoli che gli ambiti hanno la struttura e le competenze per gestire gli interventi previsti. Se non sono in grado di farlo devono organizzarsi meglio, perché la Regione nonpuò far loro da balia». Lo ha dichiarato l’assessore regionale all’immigrazione Gianni Torrenti intervenendo a un convegno sull’emergenza profughi organizzato dalla Cgil, alla presenza del segretario regionale Franco Belci, del fondatore del centro Balducci don Pierluigi di Piazza, dell’assessore provinciale all’immigrazione della Provincia di Gorizia Ilaria Cecot e di Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano di solidarietà.

La replica di Torrenti nasce anche dalle sollecitazioni del sindaco di Udine Furio Honsell, che nel suo saluto iniziale ha chiesto alla Regione di «non lasciare soli i Comuni», e del segretario regionale della Cgil Franco Belci. «Quello dell’accoglienza diffusa è un buon modello – ha dichiarato quest’ultimo – ma bisogna renderlo gestibile, perché ci sono delle strozzature. Chi lo contesta e chi rifiuta l’accoglienza, in ogni caso, dovrebbe spiegare bene se ha soluzioni alternative per gestire un problema che è di scala mondiale e che non può essere affrontato con i respingimenti. Le forze politiche che sostengono questo mentono ai propri elettori».

Più critici nei confronti della Regione Ilaria Cecot e don Di Piazza. Quest’ultimo, in particolare, ha duramente stigmatizzato i limiti del nostro modello di accoglienza: «Non capisco come possa questa Regione considerarsi un esempio quando casi come quello di Gorizia finiscono sulle pagine dei grandi quotidiani nazionali e quando abbiamo ancora centinaia di persone che bivaccano per strada». Queste le parole di Di Piazza, che ha anche sollecitato la Regione ad aprire un tavolo permanente sui profughi, con il coinvolgimento diretto di tutti i soggetti impegnati nell’accoglienza.

«Un tavolo c’è già», ha risposto da parte sua Torrenti, pronto ad allargare ad altri soggetti il coordinamento tra assessorati e Comuni Sprar già in corso di costituzione e operativo, ha aggiunto l’assessore, dalla fine di questo mese. Per Torrenti, in ogni caso, l’Italia e il Fvg hanno tutte le possibilità di governare un’emergenza che numericamente ha un impatto assolutamente gestibile: «Il numero di primi richiedenti asilo in Italia nei primi sei mesi del 2015 è di 240 persone per ogni milione di abitanti, il 30% in meno della media europea. Quanto alle persone ancora accampate in strada in regione, oggi sono 300 come all’inizio dell’anno, ma i profughi presenti sul territorio sono 3.400, contro i 790 di dieci mesi fa. Questo vuol dire che qualche passo inavanti l’abbiamo fatto».

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