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Installazione "Join the dots" da 38mila euro, Rossi: «Menis non critichi ciò che non gli compete»

«C’è stata una gara d’appalto e i professionisti hanno scelto le migliori soluzioni per creare una struttura che ha retto anche alla bora della settimana scorsa»

«Che mestiere fa il consigliere Menis?» è la retorica domanda dell’assessore alla Cultura Giorgio Rossi in seguito alla polemica sollevata sui social dal pentastellato riguardo all’installazione per la mostra “Join the Dots/Unire le distanze”. La struttura metallica in questione, posta di fronte al Salone degli Incanti, sarebbe costata più di 38mila euro, esclusi i pannelli con le immagini. Il progetto è stato ideato e fornito dalla Fondazione Benetton.

«Menis non è un ingegnere o un architetto – dichiara Rossi - e non ha le competenze tecniche per giudicare se il costo di quell’installazione sia adeguato, c’è stata una gara d’appalto e i professionisti hanno scelto le migliori soluzioni per creare una struttura che ha retto anche alla bora della settimana scorsa». L’assessore risponde così anche a coloro che, sui social, avevano messo in dubbio l’adeguatezza della costruzione alle forti raffiche di vento.

Secondo l’assessore alla cultura «Menis ricopre un ruolo istituzionale, non può accendere focolai d’astio a sproposito sul web, in questo modo offende il civico pudore. Sono provocazioni che posso capire arrivino da un cittadino, ma non da un consigliere comunale. Democrazia significa anche avere fiducia nelle istituzioni. In ogni caso, l’installazione è molto più complessa di quanto sembri, la gara d’appalto ha premiato un intervento tecnologico complesso, in grado di ancorare bene al suolo una struttura di questo tipo».

La mostra durerà fino al 2 settembre di quest’anno, e poi cosa accadrà alla tanto discussa installazione? Rossi non esclude a priori un riutilizzo: «Ancora non lo sappiamo, ma di certo l’area di fronte al Salone degli Incanti deve essere riqualificata, l’idea è quella di eliminare i parcheggi e creare uno spazio aperto con arredi adeguati».

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