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Integrazione immigrati, affondo di Riccardi (FI): «Nessuno ne sentiva il bisogno»

Così il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Riccardo Riccardi che, assieme ai consiglieri Novelli e Ziberna, ha preso parte alla seduta odierna della VI Commissione, che aveva all'ordine del giorno l'esame della proposta di legge sull'immigrazione

«Riteniamo francamente che di una legge regionale sull'immigrazione nessuno in Friuli Venezia Giulia ne sentisse il bisogno. L'impressione è che il dibattito sviluppato in VI Commissione, che seguentemente verrà affrontato dal Consiglio, serva a qualcuno per ghettizzare e bollare come incivili alcune posizioni perfettamente legittime che vedono, in chiave critica, lo sbilanciamento di misure sociali e assistenziali oggettivamente squilibrate a favore degli immigrati». 

Così il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Riccardo Riccardi che, assieme ai consiglieri Novelli e Ziberna, ha preso parte alla seduta odierna della VI Commissione, che aveva all'ordine del giorno l'esame della proposta di legge sull'immigrazione.

«Perché - afferma Riccardi - se alla fine il gioco è quello di dividere la platea fra i buoni che accolgono gli stranieri a braccia aperte e "le bestie" - citando il presidente del Consiglio dei ministri - che invece non li vogliono, dico subito che non ci siamo. Questa infatti è una semplificazione strumentale che non rappresenta in alcun modo la realtà». Riccardo Riccardi
 
«La nostra proposta invece - dichiarano i tre esponenti di Forza Italia - sarebbe di guardare la situazione dall'altro versante: quello dei tanti nostri concittadini che si sentono discriminati rispetto a chi è appena arrivato. Per questo siamo disposti ad aprire un cantiere di lavoro per armonizzare la parità di condizioni fra chi risiede da sempre nella nostra regione e gli ultimi arrivati: fra, ad esempio, il pensionato con la minima, che magari essendo proprietario di casa è escluso dall'erogazione gratuita di qualche sevizio, e l'immigrato che usufruisce di un appartamento dell'Ater e accede anche ad altre forme di sostegno sociale». 


«Questo perché, altrimenti, il sentimento di malessere già presente nella nostra società rischia di degenerare nell'intolleranza e in quel caso - concludono - cercare di porre rimedio sarà troppo tardi».

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