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La denuncia Sap: «Spacciatore messo agli arresti domiciliari presso un campeggio»

«Non è normale che in Italia, dopo mesi di indagini a spese dei contribuenti spesi dagli operatori con successo per assicurare alla giustizia uno spacciatore di droga, questi sforzi siano vanificati e perfino ridicolizzati»

«Bisogna cambiare le leggi di questo Paese, se non si vuole continuare a rendere vani gli sforzi ed il lavoro delle Forze dell’Ordine. Non è normale che in Italia, dopo mesi di indagini a spese dei contribuenti, di giornate, sere, notti e weekend d’estate spesi dagli operatori con successo per assicurare alla giustizia uno spacciatore di droga, un cosiddetto venditore di morte, questi sforzi siano vanificati e perfino ridicolizzati dalla decisione di mettere questo soggetto agli arresti domiciliari presso un campeggio, una struttura dedicata alla villeggiatura, del capoluogo giuliano. Un paradosso!»ha dichiarato il SAP, Sindacato Autonomo di Polizia, in una nota stampa.

«Non è normale che, in un altro caso, si predisponga una custodia cautelare presso la dimora di una terza persona, vista la mancanza di una residenza da parte di un richiedente asilo, che ha pensato di impiegare il suo tempo nell’attività dello spaccio di sostanze stupefacenti. Sono decisioni queste prese dalla Magistratura negli ambiti delle normative vigenti, sia chiaro; una legge che però, così com’è strutturata, è un evidente manifesto di quello che è diventata l’Italia: il bengodi dei delinquenti a discapito degli onesti. Trieste come Roma, perché così facendo si stravolge il senso di quello che è buono con quello che è ingiusto, di quello che è bene, con quello che è male e sbagliato. Abbiamo visto tutti le immagini di Roma, quelle parziali proposte da molti mass media e quelle più complete, mostrate da pochi, ma comunque facilmente reperibili sulla rete web per chi ancora ama la verità e la giustizia».

«Ancora una volta–continua– si è cercato di mostrare un film “diverso”, spostando il centro dell’attenzione dall’illegalità, rappresentata in quel contesto dagli immigrati, alcuni dei quali “irregolari” e che illegalmente avevano occupato un bene non di loro proprietà; stranieri che avevanoattaccato con violenza le forze dell’ordine, li presenti per garantire e ripristinare la “legalità”, scagliando contro quello che a ragione è definito il simbolo delle stato italiano (le forze dell’ordine appunto) perfino delle bombole del gas, oltre che sanpietrini e bottiglie molotov, armi considerate da guerra dalle nostre leggi. Armi queste, scagliate contro i rappresentanti della legalità per far male! Ancora una volta ha vinto in questo Paese la politica dell’antipolizia, ma anche dell’illegalità, che preferisce giustificare questi assalti criminali e piuttosto enfatizzare, criminalizzare ed emettere condanne nei confronti di chi ha formulato una frase detta in momenti concitati, che però non ha prodotto alcuna negatività».

«Lo Stato si è arreso agli spacciatori di droghe spesso vendute ai minori a Trieste, ma si è arreso anche a Roma decidendo che nessun futuro sgombero, alias ripristino della legalità, sarà possibile in mancanza di un alloggio. Così facendo si legittimano e si istigano azioni delittuose come lo spaccio di droghe, si legalizzano azioni come le occupazioni abusive, mentre ancora una volta si criminalizza, in modo gratuito, l’operato della Polizia di Stato, quella che sta dalla parte della brava gente. Una Polizia di Stato, sempre più abbandonata dalle istituzioni. Così come non è piaciuta nella "comunità" interna la condanna da parte del nostro Capo al funzionario di Polizia, reo di aver pronunciato una frase "forte" negli scontri di Roma che però non ha causato nessun effetto negativo. Si ha l'impressione che in alcuni frangenti, come è accaduto in passato con altri suoi predecessori, il Capo più che essere vicino ai suoi uomini e difenderli da così indegni ed ingiusti attacchi, ponga attenzione ad altre logiche» conclude.

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