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Animali selvatici, Lav: «Strumentalizzati per non riconoscere i reali problemi della città»

«Il proliferare dei ratti è la conseguenza della nostra incuria e non la causa»

«Dalle ultime comunicazioni date sui media, spiace constatare come ci sia una forte strumentalizzazione sui problemi della città a discapito degli animali selvatici che, come sempre, devono pagare con la vita gli errori dell’uomo. Come sempre succede quando vi è un problema in città, si cerca un capro espiatorio: ratti e gabbiani un giorno, cornacchie e gazze un altro, cinghiali e nutrie un terzo. Ma cosa c’è realmente di vero? Quali colpe possono avere questi animali se non la normale necessità di mangiare o di sopravvivere?». Queste le dichiarazioni della Lav (Lega Anti Vivisezione) di Trieste.
 «Se gli animali selvatici escono da boschi e prati - spiega la onlus - spingendosi sempre più nelle zone urbane e periurbane vi è una ragione naturale: come tutti gli animali, uomini compresi, vanno dove possono trovare cibo ed ecco che si presenta loro una città (ma non certo l'unica) dove la pulizia e la cura corretta del verde lascia piuttosto a desiderare e dove le specie che più si adattano al territorio, trovano un luogo che offre molteplici possibilità di sopravvivere e riprodursi.Togliamo loro la vegetazione che gli serve per nascondersi e riprodursi, azzeriamo le fonti naturali di cibo, diamo loro la caccia nel resto del territorio. Dove dovrebbero andare tutti gli animali selvatici se costruiamo su tutto il territorio disponibile ed il loro si riduce sempre di più?».
 
«Per quanto riguarda i ratti, potremmo suggerire l'idea che forse compaiono di più in questo momento perché ci sono molteplici lavori in corso in città, - continua la Lav - lavori che si protraggono da anni, mettendo, con le vibrazioni degli scavi, in allarme questi animali che cercano di mettersi in salvo comparendo anche di giorno e in zone insolite».
«Ci appaiono, poi, davvero incredibili - affermano i volontari - le affermazioni di Massimo Donadon che viene considerato un esperto per la conoscenza del problema ratti, ma quando esterna il problema del colera legato a questi roditori, non solo dimostra molta ignoranza in materia ma tralascia di riferire che il colera si sviluppa in mancanza di igiene e di acqua potabile, causa esclusivamente umana. Sarebbe più esatto affermare che il proliferare dei ratti sia la conseguenza della nostra incuria e non la causa (come si può facilmente verificare, anche su Wikipedia)».
 
«Noi consigliamo di porci una domanda: come mai nel 2017 non siamo in grado con tutte le nostre conoscenze, con tutte le nostre tecnologie, con tutte le possibilità che i nostri tempi offrono, di convivere pacificamente con le specie animali che ci sono vicine?»
«Perchè invece di “contenere” ed “eliminare” non cerchiamo di conoscere questi animali cercando di trovare il modo migliore per poter vivere fianco a fianco? Quelli che vengono definiti “problemi” - ribadisce la onlus - sono esseri viventi che condividono il mondo insieme a noi e forse anche da prima di noi. Dovremmo investire maggiormente nella conoscenza di altre specie ed educazione al rispetto degli animali per sconfiggere la paura del diverso, anche perché è provato, come l’uomo sia la razza più pericolosa e distruttiva che esista».
 
«Non comprendiamo inoltre, come le persone che più difendono il diritto alla vita nelle campagne anti-abortista, poi abbiano una posizione totalmente diversa quando non si tratta della specie umana. Li abbiamo vivisezionati, studiati nel loro habitat ed in laboratorio, conosciamo tutto di loro, enciclopedie intere e documentari, elencano ogni loro comportamento ma quando ce li troviamo davanti li sentiamo sconosciuti, minacciosi  e pericolosi, esseri che invadono i nostri spazi e che provocano una serie infinita di problemi per la nostra vita. I problemi da affrontare pensiamo siano ben altri».
 
«Vorremmo suggerire di utilizzare i 20 milioni di Euro destinati al progetto del Parco del Mare, inutile e crudele prigione d’acqua, per migliorare la nostra costa facendola diventare un’attrattiva particolare, risistemare i parchi pubblici lasciati in stato di abbandono, per curare di più e meglio il verde pubblico, per restaurare gli edifici storici, per curare l'acquario già esistente e per sovvenzionare adeguate ed importanti mostre nei nostri musei che portino richiamo e lustro alla città, per migliorare le condizioni del Parco di Miramare, del Castello di San Giusto e per la pulizia delle strade».
 «Pensiamo - conclude la Lav - che Trieste meriti di essere valorizzata nella sua naturale bellezza quale città ospitale e piena di cultura e storia quale è. E se nel contempo riuscirà a mantenere la nomea di città animalista, riuscendo a risolvere le odierne “problematiche” con metodi incruenti, con la sensibilizzazione e la conoscenza dei nostri concittadini animali, pensiamo che sarà ancora più apprezzata e potrà diventare un'ispirazione ed un esempio per le altre città».
 
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