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Lavori ai richiedenti asilo, il “no” di Fratelli d’Italia: «Sono soldi pubblici italiani»

«Si parla di un primo stanziamento per questo tipo di progetti di 400.000 Euro. No grazie!»

Dopo le critiche della Lega Nord con il suo segretario provinciale e vicesindaco Pierpaolo Roberti, anche un altro partito della maggioranza, Fratelli d’Italia, si pone di traverso all’idea del sindaco di affidare i lavori di rifacimento dell’inferriata del Porto Vecchio lungo viale Miramare ai richiedenti asilo assistiti da Ics e Caritas: «Intanto perché non sono gratis - afferma il capogruppo in Consiglio comunale Claudio Giacomelli -. Certo, i richiedenti asilo che lavorerebbero non percepirebbero una paga. Ma corsi di lingue, di formazione professionale, di assicurazione, sarebbero tutti a carico della Regione. Quindi soldi pubblici italiani (ora che la balla del "sono fondi europei" che ci hanno propinato per due anni è saltata in aria). Questi soldi pubblici andrebbero alle associazioni che organizzano i soliti "corsi di integrazione" e le attività e per le assicurazioni. No grazie».

«Inoltre - continua Giacomelli - i soldi pubblici italiani sulle politiche per l'occupazione vanno dirottati tutti sull'emergenza disoccupazione che c'è tra gli Italiani, fino a che la disoccupazione in Regione non scenderà massicciamente. Poi si vedrà. E non mi può interessare la distinzione tra soldi pubblici "comunali" e soldi pubblici "regionali". Sono inoltre contrario perchè ho ancora in mente la Serracchiani che nell'ottobre 2015 (prima della conversione elettorale) si vantava di aver speso 785.000 Euro (!!!!) di risorse regionali in 6 mesi (!!!!) "per coinvolgere nell'integrazione e nelle attività socialmente utili 1.630 persone" tra i richiedenti asilo. Ora si parla di un primo (sottolineo primo) stanziamento per questo tipo di progetti di 400.000 Euro. No grazie!»

«Oltretutto - prosegue l'esponente di FdI - non possiamo spiegare a un imprenditore Italiano in crisi che l'assicurazione sul lavoro e i corsi di formazione ai suoi dipendenti deve pagarseli lui mentre l'assicurazione sul lavoro ai richiedenti asilo la paga la Regione, e ogni lavoro socialmente utile su beni pubblici che viene svolto in questo modo toglie una commessa a un'impresa del territorio».

«Quando i richiedenti asilo ottengono l'asilo - conclude -, allora sì hanno il permesso di lavoro e concorreranno (magari accettando paghe minime) con i lavoratori Italiani grazie ai corsi di avviamento al lavoro già finanziati con fonti Italiane. La concorrenza sarà al ribasso sui diritti dei lavoratori. Inoltre i progetti di "integrazione" dei richiedenti asilo (decine di migliaia di euro per singoli progetti tipo "laboratorio teatrale di recitazione" o incontri musicali) sono una cosa insopportabile e soprattutto ampiamente fallita».

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