Migranti e richiedenti asilo, i Garanti Fvg: «Preoccupazione e condanna per gli atti di intolleranza e ostilità»

Il Collegio dei Garanti dei diritti Fvg: «Le libertà di manifestazione e di espressione devono trovare un giusto bilanciamento con il rispetto dei diritti parimenti fondamentali all'uguaglianza e alla non discriminazione»

«Il Garante regionale dei diritti della persona, nella sua composizione collegiale, esprime preoccupazione e condanna per gli atti di intolleranza e ostilità nei confronti dell'accoglienza di piccoli gruppi di richiedenti protezione internazionale in alcune comunità locali del FVG». A dirlo sono i tre componenti dell'organismo regionale di garanzia per i diritti della persona - Fabia Mellina Bares, Wlater Citti, Pino Roveredo - rispettivamente impegnati riguardo i diritti dei minori, delle persone a rischio discriminazione e delle persone private della libertà personale.

«Il Collegio dei Garanti esprime la propria solidarietà ai sindaci dell'Alto Friuli che hanno ricevuto plichi postali aventi chiaro contenuto oltraggioso e intimidatorio in relazione alla loro disponibilità di accogliere piccoli gruppi di richiedenti asilo nei loro territori e confida che le indagini possano portare all'individuazione dei responsabili, anche al fine dell'applicazione dell'eventuale aggravante della motivazione dell'odio etnico e razziale - si legge in una nota stampa -. Ugualmente, esprime la propria preoccupazione per le modalità con le quali vengono sollecitate, anche attraverso i social network, manifestazioni in occasioni dello svolgimento di Consigli comunali indetti anche per discutere della possibile accoglienza di piccoli gruppi di richiedenti protezione internazionale, nel quadro di un piano di "accoglienza diffusa».

«Le libertà di manifestazione e di espressione, quali diritti fondamentali, devono trovare un giusto bilanciamento con il rispetto dei diritti parimenti fondamentali all'uguaglianza e alla non discriminazione e, dunque, alla pari dignità sociale di ogni persona e non possono dunque estendersi all'incitamento all'ostilità e al rifiuto verso interi gruppi sociali, alla diffusione di sentimenti xenofobi e di intolleranza, come più volte riconosciuto dalla Corte europea dei diritti dell'uomo». Il Collegio «esprime, dunque, seria preoccupazione in particolare verso alcuni appelli circolati attraverso volantini e i social-network che inviterebbero le persone a partecipare a manifestazioni contro l'accoglienza di migranti, invitando a portare con sé i propri figli, con l'evidente volontà di veicolare l'idea fortemente negativa che i richiedenti protezione internazionale costituiscano di per sé un pericolo per la comunità locale ed il suo futuro e, in particolare, per i minori quali componenti più vulnerabili della medesima».

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«Il Collegio rammenta, inoltre, i principi della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, che richiama il valore dell'educazione quale preparazione del fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi. Allo spesso modo, il Collegio dei Garanti esprime la propria preoccupazione per il frequente utilizzo di termini per identificare i richiedenti asilo, primo fra tutti quello di "clandestino", aventi una chiara valenza denigratoria, umiliante e offensiva, trattandosi di persone che, richiedendo protezione internazionale, esercitano un diritto fondamentale riconosciuto dalle Convenzioni internazionali, europee e dalle normative nazionali, e sono dunque titolari di diritti all'accoglienza collegati al trattamento delle loro domande, fino alla decisione definitiva sulle medesime da parte degli organi competenti. Infine, riconoscendo come la tematica delle migrazioni internazionali e della gestione del sistema di protezione internazionale possa essere fonte di legittime e comprensibili preoccupazioni e possa dunque suscitare punti di vista e sensibilità diverse, invita le comunità locali del FVG a un dibattito aperto e pluralista, ma anche rispettoso dei principi di tolleranza e di non discriminazione e attento a non sfociare in comportamenti che abbiano lo scopo o l'effetto di violare la dignità delle persone e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante e offensivo nei confronti dei richiedenti protezione internazionale e delle istituzioni e associazioni che si occupano della loro accoglienza sul territorio. Allo scopo ricorda il divieto di "molestia razziale" oggetto della direttiva europea n. 2000/43, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 215/2003».

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