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Migranti, Serracchiani: «Prima di tutto togliere il Cara da Gradisca»

«È la prima condizione affinché si possa istituire qui un Centro per il Rimpatrio, in cui raccogliere e vigilare un numero limitato di persone in attesa di rapida espulsione»

«Prendo atto che Fedriga pare aver raccolto la richiesta di togliere il Cara a Gradisca, la stessa richiesta che da presidente di Regione e da deputata ho già rivolto ai ministri Minniti e Salvini: è la prima condizione affinché si possa istituire qui un Centro per il Rimpatrio, in cui raccogliere e vigilare un numero limitato di persone in attesa di rapida espulsione». Lo ha affermato la deputata del Pd Debora Serracchiani, commentando la visita del presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga al Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Gradisca d'Isonzo (Gorizia).

Per Serracchiani «la situazione di Gradisca d'Isonzo è sicuramente una delle più pesanti del nostro territorio e sforzarsi di dare sollievo a questa cittadina penso sia doveroso a prescindere dal colore politico di chi governa la Regione. Rimane tuttavia una contraddizione nei numeri, allorché si dice no anche all'accoglienza diffusa, perché i 4 o 5 Cpr che per Fedriga potrebbero essere aperti sul territorio della regione non avranno mai la capienza sufficiente a custodire tutti i richiedenti asilo che attualmente sono in Friuli Venezia Giulia, tra i quali vi sono molti minori non accompagnati. Non è questione di buonismo o pregiudizio ideologico ma – ha puntualizzato - di dare risposte praticabili e umane a problemi complessi».

«Constatiamo ancora una volta – ha aggiunto Serracchiani - come risulti difficile ipotizzare di porre in regime di reclusione alcune migliaia di profughi, non solo per una questione di rispetto del diritto internazionale ma anche per problemi meramente logistici, di strutture adeguate e di personale di pubblica sicurezza. L'esperienza passata del Cie di Gradisca dovrebbe averci istruito sulla complessità della gestione di simili strutture di detenzione, e anche – ha concluso - su come sono accolte dalla popolazione».

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