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Accoglienza, con il piano Minniti meno migranti in Fvg: a Trieste "solo" 765 richiedenti

Il documento tiene conto delle esperienze maturate in questi anni e delle disponibilità all'accoglienza che si sono manifestate finora, tenendo presente che ci sono variabili dovute sia ai luoghi (e alle situazioni) di provenienza che a problemi pratici e di carattere sociale

La proposta per un piano nazionale di ripartizione dei richiedenti asilo e dei rifugiati, elaborata dal ministero dell'Interno e datata dicembre 2016, è stata illustrata dall'assessore Gianni Torrenti alla VI Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Franco Codega (Pd).

Il documento tiene conto delle esperienze maturate in questi anni e delle disponibilità all'accoglienza che si sono manifestate finora, tenendo presente che ci sono variabili dovute sia ai luoghi (e alle situazioni) di provenienza che a problemi pratici e di carattere sociale. Inoltre, i diversi atteggiamenti tenuti da Stati membri dell'Ue trovano un fondamento anche in fattori come la consistenza della popolazione residente e quindi nel rapporto numerico che si viene a creare.

Se oggi il piano del ministro dell’Interno Marco Minniti per la gestione dei richiedenti asilo diventasse realtà (anche se per adesso sembra molto difficile, visto che la strategia del governo non prevede per ora alcun obbligo), il Friuli Venezia Giulia vedrebbe ridursi le presenze di oltre 800 unità. Nonostante l'assessore Gianni Torrenti ha illustrato il nuovo piano tarato sull’ipotesi di 200mila richiedenti asilo sul territorio nazionale (contro le 175mila persone presenti adesso) i 5mila migranti attualmente presenti in regione si ridurrebbero e le proiezioni dicono che la provincia di Trieste sarebbe chiamata a ospitare 765 richiedenti, Gorizia ne avrebbe in conto 466, Udine 1.851 e Pordenone 1.057.

L'Italia ha avuto anno dopo anno incrementi significativi di presenze dovuti principalmente agli sbarchi dall'Africa, mentre quelli verso le isole greche hanno subito un drastico ridimensionamento grazie all'accordo con la Turchia. Gli arrivi in Friuli Venezia Giulia sono di persone prevalentemente afghane o pachistane, il 60% delle quali (dati 2016) trova accoglienza in prima istanza, mentre i ricorsi sono per la metà favorevoli alla Regione e per l'altra metà ai ricorrenti, cosicché alla fine si può dire che l'80% ha diritto all'asilo.

Ovviamente i primi rimedi passano per il rafforzamento e il potenziamento degli organici delle Commissioni, il che velocizzerebbe di molto i tempi delle risposte e si riuscirebbe a recuperare l'arretrato. Secondo punto, chiesto anche da alcuni magistrati, la depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina. Terzo, l'aumento dei Tribunali specializzati in ricorsi, che oggi sono 13, nessuno in Fvg. Tornando ai contenuti dell'articolata proposta di piano, essa si basa sulla garanzia di una ripartizione equilibrata dei posti per l'accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati, sia per il livello regionale e provinciale che per quello comunale.

Lo stesso piano è stato ideato per assicurare un criterio di scalabilità del sistema, gestendo cioè le fasi di eventuali ampliamenti o contrazioni numeriche dello stesso, rispondendo così in modo flessibile ai fabbisogni di accoglienza che si potranno registrare nel corso del tempo. Un ulteriore vantaggio del piano consiste negli strumenti che mette a disposizione: se da un lato, infatti, si può procedere con assegnazioni puntuali dei posti previsti a livello provinciale e comunale, dall'altro è possibile mettere in atto processi di revisione dei contingenti numerici prestabiliti in modo coerente con le specifiche esigenze locali e con le assegnazioni provinciali stabilite. Il piano, declinato a livello regionale e provinciale, prevede una simulazione su un'accoglienza complessiva di 200.000 posti. L'assessore Torrenti è quindi entrato nello specifico delle simulazioni e, in particolare sui criteri di ripartizione.

La fase iniziale consiste nell'individuare una prima modalità di ripartizione a livello regionale, che elimini il più possibile le disparità derivanti da criteri fondati unicamente su variabili demografiche dei Comuni; adottare un metodo condiviso e già applicato, a livello nazionale, in sede istituzionale anche in altre esperienze di ripartizione dei migranti; definire la distribuzione regionale di riferimento verso la quale tendere; sulla base di ciò, utilizzare come riferimento il Fondo nazionale politiche sociali (Fnps).

La seconda scelta focale riguarda la successiva modalità di ripartizione a livello comunale, che si basa sul coinvolgimento di tutti i Comuni italiani. Prevede di attribuire ai Comuni fino a 2.000 abitanti un numero fisso di 6 posti; a quelli oltre i 2.000 abitanti, esclusi i 14 Comuni capoluogo sede di Area metropolitana, verrebbero attribuiti i posti calcolati per ciascuna regione di appartenenza in fase di prima ripartizione regionale sulla base delle quote di accesso al Fondo (al netto dei posti già attribuiti ai Comuni piccoli e a quelli capoluogo sede di Area metropolitana). La distribuzione viene fatta utilizzando il rapporto (ogni 1.000 abitanti) tra il totale regionale dei posti per l'accoglienza e il totale regionale degli abitanti dei Comuni interessati. Ai 14 Comuni capoluogo sede di Area metropolitana vengono attribuiti 2 posti ogni 1.000 abitanti.

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