No della Regione ai risarcimenti per l'allagamento, Rovis (Tp): «Uno schifo. Vergogna!»

Lo rileva in una nota Paolo Rovis, Capogruppo "Trieste Popolare" - Comune di Trieste: «Che cosa ci stanno a fare i Consiglieri regionali triestini se non sono in grado di avere un minimo, normale, obbligatorio pensiero per lavoratori della nostra cittài?»

Foto Roberto Carsi

«Uno schifo, un fatto ingiustificabile. Il 15 ottobre dell'anno scorso numerose attività commerciali triestine subiscono danni ingenti a causa dell'alluvione che ha investito la città. Il Comune attiva la procedura per il risarcimento dei danni, prevista da una legge regionale. Circa una ventina le aziende interessate, circa 200mila euro il conto totale».

Lo rileva in una nota Paolo Rovis, Capogruppo "Trieste Popolare" - Comune di Trieste.

«La legge regionale - continua Rovis -  c'è e prevede il risarcimento, ma non è finanziata dal 2012. Insomma, non c'è un euro. Giusto: se non servono, inutile tenere soldi fermi lì. Ma ora, invece, servono, eccome. Nel dicembre successivo viene approvata la Finanziaria regionale. Ma i soldi per le ditte triestine non saltano fuori. Male. Ma si può ancora rimediare. Meno di un mese fa, infatti, la legge di assestamento di bilancio in Regione assegna 300 milioni di euro. Tra questi, i 200mila euro per i risarcimenti (dovuti) ci saranno, ovviamente». paolo rovis-2

«E invece no - sottolinea la nota - , neppure qui vengono stanziati. Il Consiglio regionale, in compenso, si spartisce una serie di marchette elettorali. Come sempre. Un po' di soldi alla parrocchia che piace a te, qualche quattrino all'associazione di amici suoi, un aiutino alla polisportiva del piffero. Zero per le 20 piccole imprese triestine danneggiate».

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«Che cosa - conclude -  ci stanno a fare i Consiglieri regionali triestini - tutti, di ogni colore politico - a 10mila euro al mese se non sono in grado di avere un minimo, normale, obbligatorio pensiero per lavoratori della nostra città che hanno subito danni pesanti? Spero riescano almeno a provare vergogna. Ma dubito. Per chi ha il culo a forma di poltrona, per chi (diversi, non tutti) non ha mai lavorato in vita sua, per chi incassa rimborsi spese di trasferta da 3mila euro al mese anche quando se ne sta a casa, la vergogna è un sentimento sconosciuto».

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