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Porto, Serracchiani: «Con Dipiazza abbiamo lavorato per Trieste»

«Non avremmo realizzato tante cose se non c'era questa capacità di parlare fra noi, nonostante la pensassimo politicamente in modo diverso»

«Con il sindaco Dipiazza abbiamo lavorato per Trieste». «Continuare a rafforzare il rapporto con le dogane, chiarendo tutti gli aspetti che servono a far funzionare il porto franco; ‎insistere sulle fortissime relazioni internazionali che il Porto di Trieste ha tessuto con l'accompagnamento delle istituzioni, Regione in primis; convincersi pienamente del fatto che ‎Trieste è il porto di un'intera piattaforma regionale, con quattro interporti che fanno sistema».
Queste le priorità per il futuro che la presidente del Friuli Venezia Giulia ha indicato ieri sera intervenendo a un’affollata riunione dell’International Propeller Club del capoluogo giuliano.

Riflettendo sui dati, tutti in crescita, illustrati dai maggiori operatori che fanno base sullo scalo di Trieste, Serracchiani ha sottolineato che «le Istituzioni sono importanti ma non bastano, ci vogliono anche gli operatori e a Trieste non sono mancati quelli che credono in sé stessi‎‎ e investono».‎ La presidente ha poi deprecato «un'abitudine diffusa tra chi amministra: ‎chi arriva pensa che la prima cosa da fare sia distruggere quello che ha fatto chi è venuto prima. Qui non è andata così, ad esempio per il Piano regolatore del porto, su cui aveva cominciato a lavorare la precedente presidenza dell'Autorità portuale e che è stata portata a termine da quella attuale. Ciò che ha chiuso il cerchio - ha confermato -  è stato il decreto del porto franco internazionale, perché è quello che ha dato la spinta a presentare il porto di Trieste nella sua unicità».

La presidente si è quindi rivolta al sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, presente in sala, e ha detto che «non avremmo realizzato tante cose se non c'era questa capacità di parlarci fra noi. Possiamo pensarla politicamente in modo diverso ma sulle cose che servono a Trieste abbiamo messo da parte tutto il resto e ci siamo messi a lavorare‎ insieme. Dobbiamo essere consapevoli che siamo tanti mezzi e non siamo il fine», ha concluso.‎

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