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foto dal post dell'assessore Giorgi

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Raccolta "bambini italiani", Citti: «Immediata rettifica pubblica dell'assessore»

«Stupito rispetto a una così palese espressione di discriminazione, tanto più grave perché espressa da un amministratore pubblico e nei confronti di minori»

Walter Citti, componente del Collegio del Garante regionale con funzione di garanzia per le persone a rischio di discriminazione, esprime il suo profondo rammarico rispetto a un post pubblicato sulla pagina Facebook dell'assessore comunale di Trieste, Lorenzo Giorgi.
Nel messaggio, tramite il quale è stata diffusa la notizia della manifestazione indetta dal Comune di Trieste «Apettando la Befana, tradizione e solidarietà», in programma dal 29 dicembre al 7 gennaio, si rilevava come, nell'ambito della manifestazione, avrebbe avuto luogo una raccolta di giochi usati da distribuire ai "bambini ITALIANI meno fortunati" (con l'indicazione dell'aggettivo in lettere maiuscole).
Citti, nel pieno rispetto delle sue prerogative istituzionali e nell'ambito del suo mandato volto a contrastare discriminazioni fondate, tra l'altro, sulla nazionalità e/o sulle caratteristiche etnico-razziali, esprime «stupore rispetto a una così palese espressione di discriminazione, tanto più grave perché espressa da un amministratore pubblico e nei confronti di minori».
Lo stesso Citti ricorda che ogni Amministrazione pubblica è tenuta, nel suo operato, ad agire nel quadro dei principi e dei valori costituzionali fondamentali di uguaglianza e non discriminazione (art. 3 Cost.), così come di neutralità e imparzialità (art. 97 Cost.), senza dunque operare distinzioni arbitrarie e irragionevoli fondate su sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.

Il divieto di disparità di trattamento arbitrarie e dunque discriminatorie tra cittadini italiani e stranieri è previsto inoltre in precise disposizioni di legge, tra cui l'art. 43, co. 1, del T.U. immigrazione (d.lgs. 286/1998), che prevede una sorta di clausola generale di non discriminazione, riprendendo quanto contenuto nell'art. 1 della Convenzione internazionale delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, firmata a New York in 7 marzo 1966 e ratificata dall'Italia con la legge 1.5.1975, n. 654.
Il Garante rileva come il d.lgs. 215/2003 abbia recepito nell'ordinamento italiano la direttiva europea 2000/43 che vieta le discriminazioni fondate sull'elemento etnico-razziale, tra l'altro, anche nell'ambito dei beni e servizi offerti al
pubblico.
Pertanto, anche una donazione pubblica di giocattoli, se promossa o patrocinata da un Ente o da un'Amministrazione pubblica, deve conformarsi ai principi di imparzialità e buon andamento della Pubblica amministrazione e quindi deve rispettare le norme in materia di parità di trattamento e divieto di discriminazioni, senza che possa avere rilievo il fatto che la donazione venga materialmente effettuata da un'associazione privata che invochi eventualmente il principio di libertà di associazione.

La giurisprudenza della Corte di Giustizia europea ha inoltre chiarito che anche l'annuncio di una discriminazione costituisce un atto vietato di discriminazione, nel momento in cui è idoneo a dissuadere fortemente i membri del gruppo collettivamente discriminato dall'avanzare la richiesta di accedere o avvalersi di un'opportunità, beneficio, bene o servizio offerto al pubblico, così come quando è suscettibile di contribuire alla diffusione, nell'opinione pubblica, di sentimenti di xenofobia, intolleranza, esclusione sociale e stigmatizzazione nei confronti della popolazione straniera, o di una minoranza etnica, che soggiorna legalmente sul territorio e deve ritenersi pienamente legittimata a sentirsi parte della comunità locale, con pari dignità sociale (CGE, sentenza 10 luglio 2008, causa C- 54/07, Firma Feryn; CGUE, sentenza 25 aprile 2013, causa C-81/12, Associatia Accept; CGUE, sentenza 16 luglio 2015, C-83/14. CHEZ Razpredelenie Bulgaria AD / Komisia za zashtita ot diskriminatsia).
Citti chiede dunque l'immediata rettifica pubblica di quanto diffuso con il post menzionato (poiché lo spazio dei social media è spazio di comunicazione pubblica, come ampiamente riconosciuto dalla giurisprudenza di Cassazione) e la piena assicurazione che la distribuzione dei giochi usati per i bambini bisognosi, nell'ambito della manifestazione in oggetto, includerà anche famiglie e minori con cittadinanza straniera, regolarmente soggiornanti e residenti nel Comune di Trieste, senza discriminazioni fondate tra l'altro su nazionalità, elementi etnico-razziali o di credo religioso.


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