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Rai, Tondo (Ar): «Solo spiccioli alla sede regionale, strapagato invece il conduttore televisivo»

Queste le affermazioni di Renzo Tondo, presidente del gruppo Autonomia Responsabile in Consiglio Regionale

«Troppi soldi per Fabio Fazio. Pochi spiccioli per le sedi periferiche. Muro di gomma per le richieste del Friuli Venezia Giulia. Questa è la Rai. E questa, soprattutto, è una condotta pesantemente immorale, soprattutto in un momento di crisi economica diffusa e profonda».
Così Renzo Tondo, presidente del gruppo regionale di Autonomia Responsabile, nell’annunciare una mozione in Consiglio regionale per impegnare la giunta Serracchiani «a farsi carico, presso la conferenza delle Regioni, del malessere generato dalla disparità di trattamento riservato dall’azienda pubblica Rai al conduttore Fabio Fazio rispetto a quello che ricevono le sedi regionali. L’obiettivo? Esercitare pressioni sul cda della Rai per ridurre il compenso destinato a Fazio e indirizzare finanziamenti della stessa entità per trasmissioni e programmi scelti dalle sedi regionali».

Ancora Tondo: «È doveroso che le istituzioni prendano una posizione di condanna nei confronti di un’azienda pubblica che calpesta sistematicamente le istanze della nostra regione, anche e soprattutto in riferimento alla valorizzazione delle lingue minoritarie, e decide deliberatamente di strapagare un conduttore televisivo».
Tondo continua: «Quando si tratta di esaudire le richieste, legittime e ragionevoli, del Friuli Venezia Giulia, la Rai si appiglia alla mancanza di risorse. Per noi, i soldi non ci sono mai. Siamo costretti regolarmente a un estenuante braccio di ferro per racimolare pochi spiccioli. Per le richieste di un conduttore televisivo, invece, le casse dell’azienda pubblica Rai si riscoprono, improvvisamente, floride: 11,2 milioni di euro in quattro anni. La Rai ha abolito il tetto ai compensi? Come può un’azienda pubblica schiaffeggiare in modo così ostentato le difficoltà quotidiane della gente?».
Ancora Tondo: «Odiosa la logica che sottende queste decisioni: la Rai, anziché fare servizio pubblico e promuovere la multiculturalità della nostra regione, toglie ai piccoli per dare ai grandi. Taglia in periferia, e premia figure funzionali al sistema».
Chiude il presidente di Autonomia Responsabile: «La Tv generalista perde terreno. L’informazione locale fa ascolto e attira visualizzazioni e attenzione. La Rai dovrebbe investire in questa fetta di mercato, sia per logiche legate al servizio pubblico che, più prosaicamente, per ragioni commerciali».

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