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Reddito minimo: Sel FVG presenta la proposta di legge

Duriavig, coordinatore regionale Sel FVG: «La redistribuzione di risorse è possibile grazie ai 10 milioni di euro già previsti dal bilancio regionale per le misure a favore del reddito», presentata la proposta di legge per il reddito minimo garantito

Alla maggioranza invisibile. Ecco a chi si rivolge la proposta di legge, presentata da Sel Fvg a Trieste, per l’istituzione di un reddito minimo garantito in Friuli Venezia Giulia e che sarà pubblicata sul sito www.unredditoilminimo.com al fine di facilitare il dibattito politico sull’argomento e di ascoltare il parere dei cittadini. Dopo aver lanciato nello scorso dicembre una campagna sociale e aver raccolto molte adesioni tra la cittadinanza attraverso la creazione di video interviste e di un sito web, il coordinamento regionale di Sel Fvg ha predisposto infatti una bozza di legge per favorire l’istituzione di questa misura a favore dei cittadini.

È stato Marco Duriavig, coordinatore regionale di Sinistra ecologia libertà, a presentarne i punti principali, che riprendono quelli della proposta di iniziativa popolare che ha raccolto più di 50mila firme in tutta Italia e quelli della legge depositata in Lazio nel 2009 e in attesa di essere rifinanziata quest’anno. «Il reddito minimo è pensato - ha dichiarato Duriavig - come un’erogazione mensile di un sostegno individuale, stabilito nella differenza tra il valore della soglia reddituale di accesso individuato in 7.200 euro annui, e il valore della situazione reddituale del richiedente».

L’idea è quella di agevolare i disoccupati, gli inoccupati, i precari e i lavoratori privi di retribuzione che rispondano a dei requisiti precisi:
-residenza nel territorio nazionale da almeno 24 mesi
-un reddito personale imponibile non superiore a 7.200 euro nell’anno precedente alla presentazione della domanda
-non aver maturato i requisiti per il trattamento pensionistico
-aver stipulato un patto di inclusione con il Comune di residenza

«Il patto di inclusione è un passaggio fondamentale - ha continuato Duriavig - perché garantisce un accordo tra il cittadino e il Comune di residenza, che definisce un reciproco impegno per l’attivazione di un programma di inclusione sociale e lavorativa, sulla base della disponibilità a seguire un percorso di occupabilità ed inserimento lavorativo in accordo con i centri per l’impiego». La proposta di Sel Fvg prevede anche dei vincoli ai beneficiari, obbligati a rispettare il programma di formazione e di ricerca di lavoro stabilito con il Comune di residenza e con i centri d’impiego.

Nella proposta di legge sono presenti anche articoli che definiscono l’esclusione dall’erogazione del reddito minimo, ovvero chi dichiara il falso, la sospensione, ovvero chi trova un lavoro a tempo determinato, e la decadenza, prevista per chi trova un lavoro a tempo indeterminato, chi raggiunge un reddito superiore a 7.200 euro e per chi rifiuta un’offerta di lavoro congrua da parte del centro per l’impiego

«La redistribuzione di risorse, possibile grazie ai 10 milioni di euro già previsti dal bilancio regionale per le misure a favore del reddito, deve essere necessariamente un percorso monitorato - ha ammesso Duriavig - e per questo immaginiamo relazioni annuali per rendicontare in consiglio regionale e monitorare i vantaggi che siamo riusciti a garantire alla cittadinanza. La prima cosa da fare è individuare, attraverso delle graduatorie che considerino il rischio di esclusione sociale, con particolare riferimento al sesso, all’età e alla situazione patrimoniale misurata dall’Isee, un bacino di utenza e all’interno di questo le persone che hanno più bisogno e da più tempo, in modo da reinserirli facendo calare da subito il numero dei cittadini in difficoltà. Prima attiviamo questa misura di sostegno, prima diminuirà il numero di persone in stato di esclusione sociale ed economica».

La presentazione della proposta di legge è stata accompagnata dalla testimonianza di alcune cittadine precarie, Laura e Julia, che hanno sottolineato come «il reddito minimo è anche una misura per dare fiducia alle persone considerate “vecchie” per il mondo del lavoro e permettere loro di guardare non solo al presente ma anche al futuro». A rimarcare la necessità di questa misura sociale anche Sabrina Morena, coordinatrice provinciale Sel Trieste e Matteo Negrari, coordinatore provinciale Sel Gorizia. «La condizione di molte persone è quella della precarietà - ha dichiarato Morena - ma il problema è che si tratta di una maggioranza invisibile in quanto non si parla di loro e della grave situazione, economica e psicologica, di larga parte della popolazione italiana. Sel Fvg pensa che la politica debba parlare “di” questa maggioranza e “a” questa maggioranza, tornando a dare un valore e una dignità alle persone. L’introduzione del reddito minimo è necessaria anche per far cessare il sistema di ricattabilità del lavoro nero e sottopagato e per dare una nuova prospettiva di formazione ai giovani, rendendogli accessibile il mondo dell’istruzione».

Per Negrari, invece, «la proposta non deve valere solo per il Friuli Venezia Giulia, perché tutto il paese soffre e ha un’esigenza di risposte e di attenzione nei confronti delle persone che non hanno un lavoro, al fine di creare un sistema di welfare più solido». L’introduzione di un reddito minimo garantito - in linea con la risoluzione del Parlamento europeo che chiede agli Stati membri di inserire questa misura - è uno dei modi più efficaci per contrastare la povertà, promuovere l’integrazione sociale e garantire una qualità di vita adeguata alla dignità persone.

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