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Referendum Costituzionale, Azione Nazionale Trieste: «Al via "Comitato per il No", approvata da Parlamento illegittimo»

Lo rileva in una nota Ignazio Vania - Coordinatore provinciale Trieste Azione Nazionale

«Azione Nazionale Trieste scende in campo per la partita del Referendum Costituzionale e scende in campo dichiaratamente per il NO».

Lo rileva in una nota  Ignazio Vania - Coordinatore provinciale Trieste Azione Nazionale 

«Azione Nazionale - continua la nota - , come tutto il Centrodestra,  dice NO a questa riforma incompleta e approssimativa, fatta da un Governo nominato e non eletto a colpi di maggioranza».

«Di seguito - conclude -  le motivazioni, sottolineanando che nei prossimi giorni si avvieranno i banchetti informativi a cui seguiranno manifestazioni per spiegare a tutti i Cittadini Triestini le ragioni del NO».

-1. NO perché è una riforma illegittima nelle sue fondamenta.

Èstata infatti approvata da un Parlamento illegittimo, su spinta di un Premier nominato e non eletto, e senza rispetto della democrazia parlamentare. Il Parlamento è formalmente illegittimo perché derivato da una legge elettorale dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale, in quanto il premio di maggioranza ne ha alterato la rappresentatività. Ed è anche un Parlamento sostanzialmente irrispettoso delle regole della rappresentanza elettorale, in quanto composto da membri (nello specifico 130 deputati e 114 senatori) che hanno più volte cambiato la loro appartenenza ai gruppi parlamentari, passando dall’opposizione al sostegno della maggioranza.

-2. No al nuovo Senato, che non riduce i costi della politica ma riduce solo il diritto di scelta dei cittadini

La Riforma non abolisce il Senato. Sostituisce i senatori con consiglieri regionali e sindaci, soggetti la cui elezione ha una valenza molto diversa per ambito territoriale e  competenze. Il doppio incarico comporterà comunque reiterati ed estesi costi di trasferta da tutto il territorio nazionale. Si è stimato che la riduzione dei costi di questo Senato sia irrisoria, sarebbe bastato ridurre del 10% lo stipendio degli attuali senatori. Pertanto quello che si riduce davvero non è il costo per lo Stato, ma il diritto dei cittadini di scegliere in una libera elezione non avente carattere locale. Se si fosse voluto procedere davvero ad una razionalizzazione dei costi e alla riconfigurazione del sistema bicamerale, le scelte dovevano certo essere diverse, riducendo il numero di deputati e senatori e differenziando in modo complementare le funzioni delle due Camere. Il Nostro NO è pertanto un NO a questa ipotesi di riforma del Senato, ma è un SI a una riforma seria del sistema bicamerale, condotta nell’alveo della democrazia parlamentare.

-3. NO ad un sistema che limita la sovranità popolare

Con questa riforma il Popolo non solo non potrà più scegliere i senatori, ma con la nuova legge elettorale “Italicum” non avrà potere decisionale nemmeno sulla Camera. I 2/3 dei deputati, infatti, saranno scelti col meccanismo dei capilista bloccati, ognuno dei quali  potrà candidarsi in 10 circoscrizioni, determinando non solo la propria elezione ma anche scegliendo coloro che potranno subentrare al suo posto. Così sarà lui, a decidere chi far eleggere e chi sacrificare… ovviamente a seconda del livello di fedeltà al capo partito. Gli elettori potranno solo prendere o lasciare. Inoltre vengono notevolmente elevati i quorum per la presentazione di legge di iniziativa popolare, riducendo drasticamente non solo l’esercizio di un diritto, ma anche l’efficacia dell’unico strumento di democrazia diretta esistente in chiave propositiva e partecipativa (i referendum sono ancora solo abrogativi).

-4. NO alla tirannia della minoranza

Dal momento che la nuova legge elettorale “Italicum”– direttamente collegata alla Riforma costituzionale di Renzi – prevede il premio di maggioranza alla singola lista, alla Camera il partito più votato, anche se rappresenta il 25% dei votanti,può arrivare ad ottenere il 55% dei seggi. In questo modo  una minoranza diventa la maggioranza e mette nella mani del leader del partito vincente (anche con pochi voti) la regia di tutte le scelte fondamentali che la Camera deve fare, quali l’elezione del Capo dello Stato, dei componenti della Corte costituzionale e del Csm.

-5. NO alla finta riforma del rapporto Stato-Regioni

Nella pratica la Riforma Renzi non riconduce affatto i poteri delle Regioni ad una regia unica al servizio dell’interesse nazionale. Costruire il nuovo Senato sulla base della rappresentanza regionale e comunale, senza una chiara distinzione delle competenze, significa aumentare la conflittualità istituzionale e il degrado dell’autorità statale e nazionale. Con aumento dei costi di funzionamento delle istituzioni e appesantimento burocratico a danno dei cittadini e delle imprese.

Il nuovo Senato dominato dalle Regioni, inoltre, avrà potere legislativo sull’attuazione delle decisioni derivanti dall’Unione europea, ovvero sul fronte più importante e delicato per la difesa della nostra sovranità nazionale e per il nostro sviluppo economico e sociale.

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