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Riforma costituzionale, Dipiazza: «Voterò No, si vuole violentare la nostra Costituzione»

Roberto Dipiazza dichiara la sua intenzione di voto per il Referendum costituzionale del 4 dicembre

Roberto Dipiazza attraverso un post sulla sua pagina Facebook ha deciso di manifestare la sua dichiarazione di voto in merito al Referendum costituzionale del 4 dicembre: «Al Referendum voterò No per un chiaro e preciso motivo legato al metodo con cui si sta violentando la nostra Carta Costituzionale».

«Non sono contrario alla necessità di un riassetto del sistema bicamerale, ma quello che è stato fatto è il frutto di un atteggiamento dispotico, una prova muscolare che va a modificare il testo costituzionale che, invece, dovrebbe trovare la più ampia convergenza da parte di tutte le forze politiche che rappresentano i cittadini. Senza entrare nel merito della riforma che, comunque, non elimina il Senato, ma lo trasforma intaccandone solo in minima parte i caratteri di centro di spesa e posti, quello che più salta agli occhi è che la modifica ha quasi il tenore di un regolamento amministrativo, e non segue i principi cardine della Costituzione, che si sostanziano sull’esternazione di concetti puntuali e brevi, capaci di esprimere valori e principi democratici immediatamente comprensibili da tutti».

«Come ho già avuto modo di dire, concordo con le azioni di snellimento dei processi anche perché il momento storico è mutato da quando è stata fatta la Costituzione, ma i principi della Carta, tra cui quello della massima rappresentatività valido anche per le sue modifiche, devono restare validi e il metodo con cui è stata fatta questa riforma non solo non li rispetta, ma li umilia.
Prima di essere un amministratore pubblico sono un cittadino dello Stato Italiano, e sono anche un imprenditore. Più che un principio astratto mi è molto cara una frase di Piero Calamandrei, che ho anche citato nel mio discorso di insediamento in Consiglio comunale a Trieste nel luglio scorso: "Solo con la partecipazione collettiva e solidale alla vita politica, un popolo può tornare padrone di sé". Sono parole che mai come ora sento attuali, perché ci richiamano a fare ognuno la nostra parte come cittadini, a interessarci alla cosa pubblica e a non delegare. Un principio che trovo quanto mai attuale per questa chiamata referendaria, per la quale chi si oppone a questa riforma calata dall’alto, che stravolge i dettami con cui i padri fondatori hanno dato vita alla Costituzione, ha il dovere di far sentire la propria voce andando a votare per il no».

«Sono un uomo del fare che si butta pancia a terra nei cantieri, per le strade, dentro i problemi ecc. e credo fermamente nell’elezione diretta da parte dei cittadini. Pensare che una Camera, ancorché depotenziata, veda i suoi componenti pescati con artifici indiretti e peraltro ancora tutti da stabilire, mi sembra deprimente per le Istituzioni ed anche offensivo per il corpo elettorale. Sono stato eletto Sindaco di Trieste per la terza volta, ed una volta sono stato Sindaco anche di Muggia, perché i cittadini mi hanno scelto e da Sindaco a tutti i cittadini devo rispondere. Di ciò ne sono orgoglioso e tutti i sindaci so che lo sono. Abbiamo sempre voluto e difeso l’elezione diretta e ora ci facciamo umiliare così? Credo che i Sindaci per coerenza dovrebbero votare no».

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