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Referendum costituzionale: Serracchiani: «Amministratori possono spiegare ragioni del Sì»

La presidente del Friuli Venezia Giulia, intervenendo a un incontro organizzato dai comitati per il Sì per il Referendum costituzionale del 4 dicembre

«È molto opportuno parlare con gli amministratori locali degli effetti che la riforma ha proprio sull'amministrazione. Ed è bene che sulla riforma costituzionale si spendano anche gli amministratori: sono quelli che possono spiegare bene ai cittadini come stanno le cose, nel merito‎. Dobbiamo parlare a tutti». Lo ha detto oggi a Staranzano (Gorizia) la presidente del Friuli Venezia Giulia, intervenendo a un incontro organizzato dai comitati per il SI.

Per Serracchiani ‎«grazie a questa iniziativa referendaria abbiamo ricominciato a parlare di politica: è un aspetto positivo che non dobbiamo abbandonare il 5 dicembre, comunque vada. Continuiamo in questo percorso di conoscenza».

‎‎Rilevando che «la riforma perfetta è quella che non si fa mai», la presidente ha osservato che «chi doveva decidere in base agli schieramenti l'ha già fatto: oggi si tratta di rivolgersi agli indecisi, a quelli‎ cui può interessare la sostanza del voto‎».

Serracchiani ha anche parlato anche della realtà regionale, sottolineando che «la riforma non si applica alle Regioni e Province autonome ma prevede l'intesa, che per la prima volta potremo utilizzare nel confronto con il Governo. Non sarà un caso se i più grandi costituzionalisti per il NO hanno affermato che la riforma non va bene perché non tocca le Regioni speciali, che anzi vengono rafforzate. Non sarà un caso se addirittura Michele Ainis ha detto che 'la riforma crea cinque superstati', ovviamente esagerando».

Serracchiani ha quindi detto che «su questo referendum la nostra Regione si gioca l'osso dal collo: con il Sì e con l'intesa potremo rafforzare‎ la specialità, con il No‎ torneremmo alla clausola di salvaguardia, che ha permesso ci portassero via 1,6 miliardi di euro».

«Non c'è solo il referendum costituzionale - ha spiegato la presidente - proprio in questi mesi caotici sono accaduti dei fatti importanti. In questa settimana abbiamo inaugurato il terzo lotto della terza corsia, aggiudicato nel 2009, abbiamo inaugurato un pezzo importante dell'aeroporto del Friuli Venezia Giulia, che sarà l'unico del nordest con collegamento intermodale. Poi abbiamo firmato l'accordo di programma per 400 milioni di euro per la velocizzazione della Venezia-Trieste. Dopo tre anni - ha evidenziato Serracchiani - abbiamo fatto quello che avevamo messo nel nostro programma elettorale. È stato un lavoro che abbiamo fatto come intero centrosinistra, dobbiamo ancora lavorarci, ma - ha concluso - sono risultati che qualificano».

«Io, sindaco, sono per il SI, e lo sono nel merito». È iniziato con le parole del sindaco di Staranzano (Gorizia) Riccardo Marchesan l'incontro organizzato dai comitati per il SI del Friuli Venezia Giulia.
«Evitiamo ogni personalismo - ha aggiunto - e a tutti quelli del No che usano toni esagerati dico che bisogna abbassarli».

Da Francesco Bussani, vicesindaco di Muggia (Trieste), è venuto l'invito a «cambiare le cose, non dobbiamo avere paura del cambiamento. Chi ha un po' di esperienza, chi ha visto troppe volte questo percorso di riforme cominciare e arenarsi è con più forza per il sì. Abbiamo cominciato e - ha concluso - dobbiamo andare avanti».

È stato quindi Piero Paviotti, consigliere regionale dei Cittadini, a ricordare la sua esperienza a contatto con la gente, che «in gran parte non è al corrente dei contenuti del referendum», ed ha indicato tra le ragioni del Si la bontà dell'abolizione del bicameralismo paritario «non tanto per il risparmio che deriva dal taglio dei senatori, ma per la maggiore efficienza che deriverà dalla riforma del Senato. Quando si tratta di decidere e attuare le decisioni questo - ha detto il consigliere dei Cittadini - è un aspetto determinante».

Per Giuseppe Gaiarin, sindaco di Porcia (Pordenone), «al nostro Paese serve la voglia di mettersi in gioco, e questa riforma ci dice che dobbiamo fare i conti con la sfida che il mondo ci lancia. Se vogliamo non incidere - ha concluso - teniamoci la Costituzione attuale».

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