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Regolamento movida, Italia nostra: «Solo propaganda, scontenta tutti»

«Sono ben noti i danni fisici e psichici provocati dall’inquinamento acustico, ma non si è mai udito di danni causati da scarso divertimento»

Italia Nostra, l' Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, indirizza una lettera aperta (condivisa dal gruppo "Trieste vivibile") al Comune con un commento lapidario sul "regolamento movida" che, come ritiene il presidente Marcello Perna: «si rivela solo un regolamentino emanato a scopo dimostrativo dell’interesse del Comune per la materia, ma non risolve l’assillante problema del rumore per le numerose famiglie che abitano nel centro cittadino, e per gli stessi turisti, che giungono a Trieste in visita, sperando di godersi in pace la città e le sue bellezze. E scontenta un po’ tutti: gli esercenti, che si vedono limitare l’oraroio per l’ attività musicale, ma soprattutto i cittadini, i quali avrebbero sperato di veder affrontato e risolto il tema centrale della diffusione di musiche assordanti ed insopportabili».                                                                                  

Un provvedimento che, ritiene Perna, non affronta il vero prolema della movida: questo è rappresentato principalmente dal frastuono prodotto dall’uso di strumenti musicali propagato senza riguardi attraverso impianti di diffusione sonora, che ne amplificano il volume del suono, impedendo alle persone di riposare o di svolgere le proprie normali occupazioni. Non è affatto vero, poi, che un simile regolamento debba equamente contemperare l’esigenza della quiete pubblica con quella del commercio, come è stato ripetuto: la tutela del sonno e del riposo della persona rappresenta una forma di presidio del diritto alla salute, costituzionalmente garantito: il commercio ed il divertimento no! Sono ben noti i danni fisici e psichici provocati dall’inquinamento acustico, ma non si è mai udito di danni causati da scarso divertimento».

«Dunque assolutamente prioritario sarebbe stato - continua i presidente - come pur avevano suggerito Italia Nostra, Trieste vivibile, e qualche consigliere comunale, richiamare e difendere in modo appropriato il primo diritto, ricordando le regole fondamentali poste dalle vigenti leggi per la convivenza civile e la salute dei singoli, garantite dalla norma penale di cui all’art. 659 C.P. Invece il regolamento in questione si limita a  citare solo in modo assolutamente vago e generico tali leggi, e non fa parola alcuna, né della norma fondamentale in materia, che da sola potrebbe ridurre il fenomeno degli eccessi di rumore, senza bisogno di fonometro o di altri accorgimenti, né delle modalità di applicazione di essa, nè dei doverosi controlli da svolgersi in merito: l’art. 6 del D.P.C.M. 1999 n° 215 dispone infatti che tutti i gestori di esercizi pubblici, che utilizzano impianti elettroacustici di amplificazione o di diffusione sonora, debbano farli verificare da un tecnico del suono, e sono tenuti ad attuare gli interventi da questo indicati “necessari perché non sia in alcun modo possibile il superamento dei limiti prescritti”: che sono appunto  65 Db di giorno e 55 Db dopo le dieci di sera (art. 6 D.P.C.M. 1/3/1991, salve le autorizzazioni concesse per singoli spettacoli temporanei)».

«Chiunque conosca un po’ le problematiche del suono sa invece che l’uso pressochè normale della musica stereo raggiunge ai 100 Db !
Dunque è chiaro che solo il rispetto della norma essenziale di cui sopra, purtroppo ignorata dal regolamento, appare idoneo a ridurre tutte le sorgenti e le emissioni sonore entro limiti ben più accettabili e rispettosi per il prossimo, siccome voluto dalla legge, evitando la propagazione di suoni sparati a pieno volume nelle ristrette vie del centro cittadino, come spesso accade, quasi si fosse al festival di S. Remo. Ma chi e come si farà osservare questa pur basilare disposizione di legge?  Quale vigilanza è prevista? Che controlli si attueranno? E per gli schiamazzi, come si interverrà?  Qui tutto rimane un mistero… Per questo temiamo che questo regolamentino servirà a ben poco»
 

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