"Rosso Istria", de’Vidovich: «Proiettare il film nelle scuole»

«Diffondere la pellicola per far conoscere il nostro dramma»

Il film nelle scuole

«Rosso Istria, un film che riprende le stragi e le violenze dei partigiani jugoslavi di Tito contro gli Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia ha ottenuto un notevole consenso da parte del pubblico a Venezia». Queste la parole del presidente della Fondazione Rustia-Traine Renzo de’Vidovich. «La Regione Veneto, - continua - con l’appoggio del Presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti e l’Assessore all’Istruzione Elena Donazzan hanno fatto sapere che intendono effettuare nelle scuole del Veneto la proiezione del film che veicola un messaggio storico ancora poco conosciuto in Italia e talvolta contestato da quelle associazioni partigiane della Penisola che avevano appoggiato con il Pci l’entrata dei partigiani titini nei territori dell’Adriatico orientale. L’esempio della Regione Veneto è significativo e i Dalmati si propongano di intervenire presso le altre Regioni italiane ed i vari organismi culturali italiani perché la proiezione del film abbia luogo soprattutto nelle scuole, ma anche nelle sale cinematografiche commerciali, affinché sia visionato dal maggior numero di persone possibile».

Rosso Istria, il film al Festival di Venezia


Diffondere per far conoscere

«L’Associazione dei Dalmati italiani nel Mondo, con sede a Trieste, - prosegue ancora de’Vidovich - intende contattare nei prossimi giorni il Ministero degli Esteri, gli Istituti italiani di Cultura di Zagabria e di Lubiana, nonché l’Università popolare di Trieste, affinché il film sia proiettato anche nelle Aule magne di scuole italiane all’estero e nelle sale cinematografiche commerciali in tutta l’Istria, Fiume e Dalmazia, contattando direttamente le singole Comunità italiane che da quest’anno possono agire senza controlli e censure dell’Unione italiana, che resta esclusa da ogni incombenza. Bisogna - conclude - che ci mobilitiamo tutti per dare a questa pellicola la diffusione che merita e contribuisca a far conoscere il nostro dramma al maggior numero possibile di italiani entro i nostri confini nazionali, ma anche tra quelli che vivono nelle terre dell’Adriatico orientale».

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