Lunedì, 27 Settembre 2021
Politica

Salvati (PD): «Città metropolitana grande opportunità, tutti uniti per arrivare a obiettivo»

Lo rileva in una nota Luca Salvati, consigliere provinciale del PD: «A Trieste qualcosa si sta muovendo. Dopo la sdemanializzazione del Porto Vecchio, adesso coraggio si sta provando ad offrire un'altra opportunità, grazie all'istituzione della Città Metropolitana»

«A Trieste qualcosa si sta muovendo. Dopo la sdemanializzazione del Porto Vecchio, introdotta con legge dello Stato  attraverso un emendamento del senatore Russo, adesso lo stesso, con  coraggio  e quel pizzico di ambizione, sta provando ad offrire un’altra opportunità al nostro territorio, grazie all’istituzione della Città Metropolitana attraverso la presentazione di un emendamento. Siamo chiari, anche per sottolineare la miopia delle posizioni di alcuni consiglieri regionali: non è un obbligo l’Istituzione della città Metropolitana, ma come ha ben specificato il senatore in diverse occasioni, si dà “l’opportunità” al Fvg di intervenire in questo aspetto».

Lo rileva in una nota Luca Salvati, consigliere provinciale del PD..

«La città metropolitana - spiega Salvati - è stata inserita per la prima volta nell'ordinamento italiano dalla legge 142/1990 sulle autonomie locali e quindi oggetto di numerose e contraddittore disposizioni successive, fino all'inserimento in Costituzione nel 2001. Soltanto nel 2014, il governo Renzi ha dato via libera a dieci città metropolitane: Roma, Milano, Napoli, Torino, Bari, Firenze, Bologna, Genova, Venezia e Reggio Calabria. Altre potranno essere istituite dalle Regioni speciali».

«La Città metropolitana - continua -  ha il ruolo di consolidare sotto una nuova guida tutto il territorio dell’attuale Provincia, conservando ai Comuni le specificità amministrative locali, ma assumendo il ruolo di soggetto  unico - sia rispetto allo Stato e alla Regione, sia nei rapporti con l'estero – per tutte le funzioni più importanti, cosiddette di area vasta, quali – a titolo esemplificativo - i trasporti, e in particolare l’attività portuale e i relativi collegamenti, lo sviluppo economico, gli insediamenti commerciali e industriali, l’attività di promozione turistica, e ogni altra realtà operativa che possa essere riconosciuta per legge alla nuova istituzione metropolitana. E' intuibile che, fatta salva la tutela delle singole identità territoriali, l’organismo metropolitano riuscirà ad essere più efficace di tante realtà frazionate, negoziando al meglio i servizi pubblici con le concessionarie (rifiuti, energia,...), coordinando meglio il territorio e le iniziative che su di esso insistono, con un peso politico maggiore sia a livello regionale che nazionale. Ad esempio, il Demanio Marittimo e con esso la gestione delle aree portuali e del grave  problema delle aree inquinate che stanno paralizzando lo sviluppo  economico del nostro territorio, potrà passare da sette enti locali ad uno. Uno status inoltre essenziale per dialogare con l’Unione europea e ottenere finanziamenti diretti. Ciò è dimostrato da vari studi recenti: le zone più infrastrutturate, a maggior innovazione e con un tasso culturale superiore, sono le metropolitane. Si può ambire anche a favorire la naturale continuità con Capodistria». LUCA SALVATI-2

«Anche - sottolinea l'esponente PD - lo studio commissionato dalla Regione FVg all’Ateneo giuliano rileva come la città metropolitana, nella fattispecie, la soluzione Trieste-Gorizia, valorizzi gli insediamenti, le infrastrutture, gli aspetti storico-culturali, economici e di tutela ambientale. Si privilegia un territorio composto da due centri capoluogo, con Monfalcone a far da cerniera e un Carso ricomposto. Un'area con discreta integrazione economica, in cui densità di concentrazione, specializzazione produttiva e numero di abitanti hanno però caratteristiche simili soltanto a Trieste, Muggia e Monfalcone, accomunate dalla presenza di una radicata economia del mare e da una potenziale Autorità portuale unica regionale. Città metropolitana come un tassello della “Trieste del futuro”, dopo la sdemanializzazione del Porto vecchio e il Piano regolatore del Porto nuovo. Una carta in più nel futuro assetto istituzionale regionale».

«Non possiamo inoltre dimenticarci - continua -  che già qualche anno fa la popolazione triestina si espresse con 12.000 firme per la legge di iniziativa popolare per la costituzione della città metropolitana di Trieste. La Città metropolitana rafforza l’autogestione del territorio. Ciò non vuol dire indipendentismo, ma alla città possono conferire diverse competenze sia dalla Stato che dalla Regione. Alla città metropolitana lo stato delega la tutela delle minoranze linguistiche. Nel caso di Trieste, vista la presenza della minoranza slovena in provincia, non è una cosa da poco. Il ruolo della Regione, (vogliamo rassicurare i consiglieri regionali delle varie forze politiche) resterebbe intatto, ma la città metropolitana, formata dal Comune del capoluogo cui possono  affiancarsi quelli minori, in un progetto complessivo di interesse generale, avrebbe compiti e agilità d'intervento di ampio respiro».

«Non vuole essere affatto - CONCLUDE -  una crociata campanilista, tutto il contrario: la capacità di sognare un nuovo progetto di collaborazione e partecipazione, non contro, ma a favore una glocalizzazione che si sviluppi attraverso una condivisione di servizi, un ampio spazio di autonomia per le minoranze e uno sviluppo della comune vocazione portuale. Credo che la politica, non solo triestina, ma regionale abbia il dovere di avere quel pizzico di coraggio, ambizione e visione necessaria per immaginare un’area vasta che unisca tutta la Venezia Giulia, da Monfalcone a Muggia se non oltre. Ed avere il capoluogo di Regione come Città Metropolitana non può che giovare a tutto il territorio regionale. L’unico modo per guardare il futuro è superare i campanilismi ed è responsabilità di tutta la classe dirigente regionale non giocare sulle divisioni».

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