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Costi consiglio comunale, Salvati (Pd): «Non trasformare l'attività politica in un "gettonificio"»

«Anche a livello circoscrizionale introdurrei il meccanismo di indennità fisse ed abolirei l'opzione dei gettoni di presenza»

«È di qualche giorno fa la notizia relativa alle spese per le sedute del Consiglio comunale di Trieste, le quali, negli ultimi mesi, sembrano essere lievitate sensibilmente. In questi casi è facile ricadere in affermazioni demagogiche, fatte con il solo scopo di ottenere il favore dell'opinione pubblica, senza proporre soluzioni concrete». Lo afferma il capogruppo del Partito Democratico in sesta circoscrizione del Comune di Trieste Luca Salvati.
«Per me - continua - la politica dev'essere anche questo: evidenziare un problema, esaminarlo, segnalarlo e avanzare delle soluzioni o dei correttivi. La critica a tutti i costi, il contrasto esasperato, l'ostruzionismo ed il disfattismo non fanno che creare situazioni controproducenti, scoraggianti e causano disaffezione e scarsa fiducia nelle istituzioni. Se ci sono problematiche, ci sono anche soluzioni ed è doveroso trovarle. In merito ai costi della politica a livello locale, ritengo sia giusto ed opportuno fare alcune considerazioni. Attualmente i consiglieri comunali ottengono un gettone di presenza di 104 euro lordi, che viene erogato per singola seduta. Ciò si traduce in un aumento dei costi all'aumentare del numero delle sedute che, secondo gli ultimi calcoli, porta la spesa per i lavori del solo Consiglio comunale a circa 250.000 euro all'anno (dunque escludendo le sedute delle Commissioni)».

«Ci tengo a precisare - prosegue Salvati -che fare politica è un'attività che porta via tempo, fatica e risorse, soprattutto per chi vuole affrontare l'incarico con impegno, serietà e dedizione. Il ruolo del politico non si esaurisce nella partecipazione alle sedute. Quella è solo una delle incombenze e spesso ci si dimentica che fare politica vuol dire anche documentarsi, leggere ed analizzare atti e delibere, produrre mozioni, inviare email, partecipare ad incontri, mantenere un contatto con i cittadini, fare comunicazione. Per chi vuole affrontare l'incarico a 360 gradi, la politica è senza dubbio un'attività che assorbe molto tempo e richiede costanza. Facendo politica attivamente, so bene quali sono le difficoltà e i carichi di lavoro e posso assicurare che in tutti i partiti ci sono persone che lavorano con onestà e passione, così come purtroppo ci sono persone che se ne approfittano».

«Ritengo - afferma il capogruppo - che l'incarico politico debba essere adeguatamente retribuito, ai vari livelli ed a seconda delle responsabilità, ma bisogna evitare di trasformare l'attività politica in un "gettonificio" o in una macchina per fare soldi. Nel passato Consiglio provinciale, noi consiglieri avevamo scelto di ottenere un'indennità lorda di 727 euro mensili a prescindere dal numero delle sedute. Una cifra che veniva decurtata a seconda delle assenze non dovute ad impedimenti di carattere sanitario certificati dal medico. Questa soluzione aveva portato ad un sostanzioso risparmio economico e già in passato avevo avanzato una proposta simile per le altre istituzioni politiche locali. Eliminare i gettoni di presenza e prevedere un'indennità fissa di 1.000 euro lordi al mese per ciascun consigliere comunale (aumentata del 25% per il Vice Presidente e del 50% per il Presidente), con i dovuti correttivi in base alle assenze dei singoli non coperte da certificato medico, porterebbe ad un sicuro e quantificabile risparmio economico e ad una stima precisa preventiva di quale sarà la spesa per le sedute di Consiglio».

«Se consideriamo che dal 2011 al 2015 il costo medio complessivo dei lavori del Consiglio Comunale e delle relative commissioni è stato poco più di 600.000 euro, con la proposta da me avanzata, si avrebbe un costo massimo annuo di 500.000 euro, ovvero un risparmio di oltre 100.000 euro all’anno».
«Anche a livello circoscrizionale - conclude Salvati - introdurrei lo stesso meccanismo di indennità fisse ed abolirei l'opzione dei gettoni di presenza. In questo modo si scoraggerebbe il gioco della moltiplicazione delle sedute e si darebbe un segnale concreto alla cittadinanza, contribuendo anche a dare il buon esempio e a far riguadagnare un po' di fiducia nella politica e in chi, tra difficoltà e sacrifici, decide di fare politica con serietà».

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