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Foibe, Serracchiani alla mostra dedicata a Don Bonifacio: «Costruttore di pace e martire della fede»

«Un pezzo della nostra storia trascurato per troppo tempo»

«Il beato Francesco Bonifacio è stato un vero costruttore di pace e un martire della fede, la sua testimonianza è stata più forte dell’odio e della violenza». È la riflessione formulata dalla presidente della Regione Debora Serracchiani oggi a Trieste, partecipando all’inaugurazione della mostra "In nome di Dio, al servizio del popolo" presso il Civico Museo della Civiltà istriana fiumana dalmata, dedicata a Francesco Bonifacio, il sacerdote istriano morto infoibato nel 1946 e proclamato beato nel 2008 da papa Benedetto XVI, riconoscendo che la sua morte è avvenuta in “odium fidei”, cioè in odio alla sua fede.

La presidente Serracchiani ha portato il saluto dell'Amministrazione regionale, alla presenza del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, dell'assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi e del presidente dell'Istituto regionale per la cultura istriana-fiumana-dalmata, Franco Degrassi.
«Iniziative come questa mostra sono fondamentali - ha detto Serracchiani -  perché qui c'è il ricordo ma fuori dalla porta c'è tanta ignoranza. E collegare quegli eventi terribili a una faccia, a una vita come quella di don Bonifacio, ci permette di entrare nel ricordo. Ci sono tragedie, come quella di Vergarolla, che la mia generazione non ha mai letto sui libri. Per troppo tempo abbiamo trascurato questo pezzo della nostra storia, io stessa ho vissuto lontano da questi eventi ma a Trieste ho imparato tanto e qualunque cosa‎ mi accadrà di fare nella vita, porterò sempre con me questa lezione».‎ 

«Don Bonifacio è stata una figura semplice, armata di costanza e d’amore per il prossimo – ha osservato Serracchiani – e fu colpito perché rappresentava un’intollerabile contraddizione con l’ideologia titina. La persecuzione dei religiosi è stata una delle manifestazioni più esecrabili di quegli anni tormentati, in cui si voleva andare a sradicare non solo il senso d’appartenenza a una comunità nazionale ma anche gli intimi sentimenti dei credenti».‎
«L’universalità della sua opera e la tragicità del suo sacrificio pongono il beato Bonifacio in una purtroppo lunga galleria di uomini di fede perseguitati o uccisi. Un tragico rosario di vittime che - ha riflettuto la presidente - ancora oggi si sgrana in molte parti del mondo».‎
Il sindaco Dipiazza, rievocando lo spirito del concerto dei Tre presidenti, ha detto che «dopo decenni di oblio finalmente parliamo con serenità», e ha indicato che «per un periodo abbiamo celebrato solo una mezza memoria, con il Giorno del Ricordo abbiamo completato la nostra memoria».

DS beato Bonifacio 2 9.2.18-2

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