Nue 112, Stabile (FI): «Rimediare a ritardi di soccorso e disservizi»

«Evidente che due telefonate richiedono più tempo di una: ricollegare il 113, il 115 e il 118 direttamente alle rispettive Centrali operative»

«Dopo mesi di diffuse polemiche relative ai ritardi di soccorso e altri disservizi che si sono manifestati con l’adozione del numero unico dell’emergenza 112, il Ministero dell’Interno cerca di correre ai ripari proponendo dei correttivi che non sembra possano produrre sostanziali benefici».
Quotidiano Sanità dell’8 marzo ha pubblicato il provvedimento proposto dal Ministero dell’Interno alla Commissioni Affari istituzionali e Salute delle Regioni, che aggiorna il Disciplinare di funzionamento del Nue 112, ma non intacca quegli assetti organizzativi che sono alla base delle molteplici disfunzioni, prima tra tutte l’allungamento dei tempi di soccorso». Lo afferma la neoeletta per Forza Italia al Senato della Repubblica nel Collegio di Trieste e Gorizia Laura Stabile.

«Gli elementi deboli del sistema sono:
1) il doppio passaggio della chiamata di soccorso, che costringe chi chiama a sottoporsi a due interviste, la prima da parte del centralinista 112 e la seconda con l’operatore del servizio competente, 113, 115 o 118;
2) l’impiego nelle Centrali 112 di personale cosiddetto “laico”, ovvero senza alcuna conoscenza/esperienza delle situazioni di emergenza, e per lo più privo di conoscenza del territorio;
3) l’effetto imbuto provocato dal numero di posti operatore del 112 in confronto alla somma dei posti operatori Polizia – Carabinieri – Vigili del Fuoco - 118 che una volta rispondevano in prima battuta, in Friuli Venezia Giulia un rapporto di 1: 6, ovvero adesso si può dare risposta contemporanea a 6-7 chiamate di soccorso, e prima ad almeno 40».

«Pare poco utile esaminare qui nel dettaglio - continua Stabile -il provvedimento ministeriale, in quanto gli aggiornamenti proposti per tentare di rimediare a ritardi e disservizi sono solo dei rattoppi che non affrontano i veri nodi del problema. Vale solo la pena di citare la proposta di introdurre il monitoraggio dei tempi di soccorso, che si assicura partirà a settembre, con gruppi di controllo a livello regionale e nazionale, e di porre limiti temporali, sembra 90 secondi, al primo passaggio, quello del 112. Questo suggerirebbe che il Nue 112 era stato fatto partire senza neppure prevedere un sistema di controllo e monitoraggio dei tempi di risposta, quando nell’emergenza, sia tecnica, sanitaria o legata alla sicurezza, il fattore tempo è un elemento determinante, e in molti soccorsi sanitari il tempo è vita. E, poiché è evidente che due telefonate richiedono più tempo di una, non si comprende cosa ci si aspetti di scoprire attraverso questo monitoraggio, né come si pensi di risolvere il problema ponendo limiti di tempo alle interviste del 112, aumentando probabilmente il rischio di errori da parte di operatori per lo più privi di esperienza nel soccorso, e di conoscenza del territorio».

«Si potrebbe fare qualcosa di risolutivo da subito? - prosegue - Sì: in primis ricollegare il 113, il 115 e il 118 direttamente alle rispettive Centrali operative, si risolverebbe il doppio passaggio di chiamata, si risolverebbe l’effetto imbuto, si risolverebbe il problema dell’inesperienza dei “laici”. Anche il risparmio sarebbe rilevante, non occorrerebbe più costruire un apposito sistema di monitoraggio, non occorrerebbero 20 e passa commissioni di valutazione. E comunque due operatori per processare la stessa chiamata costano il doppio di uno, che farebbe prima e meglio».
«Risolto il problema principale, che fare delle Centrali 112 esistenti? Non è pensabile continuare a farle funzionare, quindi mettere a repentaglio vita e sicurezza dei cittadini solo perché ormai ci sono. È stato un errore attivare un simile sistema, bisogna riconoscerlo, ma continuare sarebbe diabolico. Bisognerà certamente ricollocare proficuamente gli operatori laici, e bisognerà anche ripensare al collocamento del 112. Su questo ci soccorre l’Europa. Infatti la normativa europea di merito specifica che “il numero unico europeo per chiamate di emergenza potrà essere usato, ove opportuno, parallelamente agli altri sistemi nazionali esistenti.” (91/396/CEE: Decisione del Consiglio, del 29 luglio 1991, sull'introduzione di un numero unico europeo per chiamate di emergenza)».

«Quindi l’Unione Europea -spiega la neoeletta al Senato - non ha mai imposto di sopprimere il 118 per chiamare il soccorso sanitario, il 115 per i pompieri, il 113 per la Polizia, l’Europa ha semplicemente chiesto che accanto ai numeri nazionali di emergenza ci fosse anche il 112 quale riferimento per i cittadini dei paesi
aderenti alla UE
. Nella maggior parte dei paesi europei le Centrali operative di polizia, pompieri e sanità continuano a ricevere le chiamate attraverso i propri numeri telefonici, ai quali si aggiunge il 112, che fa capo a
una delle suddette centrali, spesso a quella della polizia».
«Quindi - conclude Stabile - in Italia il 112 potrebbe fare di nuovo capo alla Centrale operativa dei Carabinieri,
ampliando la funzione quale numero di riferimento per tutte le emergenze. In pratica come è stato finora con il 113, che da quasi mezzo secolo, oltre ad essere il numero della polizia, è il numero di riferimento del soccorso pubblico, quindi l’antesignano del 112, e non pare che abbia mai demeritato in questa delicatissima attività. In tutti i paesi civili del mondo si investono risorse nel campo dell’emergenza e si sostengono spese ingenti proprio per abbassare sempre di più i tempi di soccorso; da noi si è fatto il contrario: si è speso di più per allungare i tempi».
 

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