Politica

Stelle rosse il primo maggio: le reazioni nella politica

Russo, Giorgi Roberti e "Trieste pro patria" si schierano contro le bandiere di Tito, alcuni manifestanti la difendono con orgoglio

Dopo il corteo del Primo maggio non si sono fatte attendere le reazioni e i commenti dal mondo della politica e non solo, specialmente riguardo alle bandiere con la stella rossa inneggianti all'ex Jugoslavia del maresciallo Tito. Un simbolo criticato anche dalla sinistra, come dimostra la dichiarazione del senatore Franco Russo, che ha partecipato alla manifestazione insieme ad altri esponenti del Pd: l'assessore Loredana Panariti, il consigliere Franco Codega e la segretaria regionale del partito Antonella Grim.

«Il primo maggio è la festa dei lavoratori - esordisce Russo - Di tutti a prescindere dalle simpatie politiche, dall’estrazione sociale o dal colore della pelle. È anche l’occasione per ricordarci che il sindacato (quando fa bene il suo lavoro) è uno strumento irrinunciabile per la difesa dei diritti, soprattutto di chi è più debole. Con questo spirito oggi ho partecipato al corteo, e per questo mi è dispiaciuto vedere bandiere che dividono e non aggregano e che richiamano alla memoria ferite indelebili. Come classe politica - continua il senatore - abbiamo il dovere di progettare il futuro di questa città, non di focalizzarci su un passato che non c’è più. Che certamente non va dimenticato. Ma come segno di rispetto per le persone che hanno ingiustamente sofferto. Non come strumento di polemica - conclude - che metta in contrapposizione le forze politiche e divida la nostra comunità cittadina». 

Molti manifestanti del medesimo corteo non si sono dichiarati dello stesso avviso. Tra di loro, la militante Katja Kjuder che ha sfilato sventolando la bandiera stellata e, interpellata sulle sue motivazioni ha risposto: «Non ho paura e porto con orgoglio questo simbolo. Sono figlia di un partigiano e di una staffetta, se non fosse per questa bandiera io non esisterei, mia madre sarebbe stata arsa in un campo di sterminio. Ho già scritto in privato al consigliere Paolo Menis, che ci ha definiti "5 o 10 deficienti", e gli ho spiegato le mie ragioni».

In netto contrasto alla manifestazione si è schierata l'associazione Trieste Pro Patria, che ha organizzato in contemporanea il "Primo Maggio Tricolore". All'evento hanno partecipato il presidente dell'associazzione Nino Martelli, i consiglieri comunali Claudio Giacomelli e Fabio Tuiach, il consigliere circoscrizionale Corrado Tremul e Marco Prelz (Stop Prima Trieste), nel dichiarato intento di «stigmatizzare il becero primo maggio delle organizzazioni sindacali maggioritarie che hanno tollerato l'ennesimo oltraggio alla città consentendo a centinaia di forestieri, estranei alla vita della città e alla sua storia, di calarsi dai monti sventolando i vessilli del criminale Tito, mistificando per l'ennesima volta la festa dei lavoratori».

Durante l'evento, come si legge in una nota dell'associazione, gli oratori hanno parlato del «disastro provocato dalle politiche imposte dai globalizzatori per il tramite della unione europea e dei governi fantoccio che si sono susseguiti negli ultimi anni e che hanno completato il disastro sociale con leggi che hanno definitivamente decretato la supremazia del libero mercato e della finanza speculativa sull'interesse e la sovranità dei popoli».

Un attacco mirato è stato rivolto dagli organizzatori anche alle autorità di pubblica sicurezza «che hanno consentito che le annunciate provocazioni dei titini avvenissero impunemente con tanto di sosta quando il corteo si è affacciato sul Ponte Rosso ed i vessilli titini sono stati palesemente sventolati verso i patrioti del "Primo Maggio Tricolore" che però hanno civilmente ma prontamente reagito ponendo fine alla farsa titina». 

A proposito di pubblica sicurezza, anche l'assessore alla Polizia locale e vicesindaco Pierpaolo Roberti si è unito al coro di denuncia, accusando pubblicamente il prefetto «a cui il Consiglio comunale ha chiesto di evitare l'ennesimo questo scempio, ma niente. In un Paese dove non tutti i simboli di morte sono vietati, nulla è stato fatto. Mi auguro che la Prefettura trovi il modo per vietarli dal prossimo anno e che, comunque, i sindacati sappiano emarginare chi utilizza questa data per rinfocolare l'odio e la violenza».

Parole di rabbia, invece, dalla bacheca Facebook dell'assessore al commercio Lorenzo Giorgi, che definisce gli accoliti di Tito «persone problematiche che hanno bisogno semplicemente di un T.S.O. Il 1 maggio del '45, iniziavano i quaranta giorni più bui e duri della storia della Nostra città. Le bande slavo comuniste di tito, che portarono deportazione violenza e gli infoibamenti, entrarono ed occuparono Trieste. XI Comandamento: Non dimenticare! E ricordiamoci: "chi uno straccio rosso ha usato per bandiera perché non ha il coraggio di servirne una Vera"»

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