Lunedì, 26 Luglio 2021
Politica

Stelle rosse il Primo Maggio, la maggioranza: «Nostalgici che esaltano i criminali della Storia»

Il commento dei Consiglieri capigruppo di maggioranza in Consiglio comunale alle bandiere con la stella rossa inneggianti all'ex Jugoslavia del maresciallo Tito apparse durante il Corteo del Primo Maggio

«Il Comune di Trieste, il 12 aprile scorso, ha approvato una mozione, relativamente all'ostentazione di bandiere e simboli titini, in occasione delle manifestazioni per il Primo Maggio, Festa del Lavoro, nella quale "si impegna il Sindaco a trasmettere il sentimento del Consiglio Comunale di Trieste al Prefetto, al Questore ed agli organizzatori delle manifestazioni per il Primo Maggio, invitando questi ultimi a non ammettere esaltazioni simili che nulla hanno a che vedere con i diritti dei lavoratori"; una richiesta, ove si fossero comunque presentati questi nostalgici di un regime che fu, "di isolarli ed espellerli dalle loro manifestazioni". L'invito proseguiva chiedendo che il Prefetto e il Questore pongano il divieto, per l'anno 2018, alle manifestazioni nelle quali tali fatti si fossero ripetuti anche quest'anno. Festeggiare le stragi delle foibe nulla ha a che vedere con il Primo Maggio, così come celebrato nel resto d'Italia». Sono le parole dei Consiglieri capigruppo di maggioranza in Consiglio comunale, in riferimento alle bandiere con la stella rossa inneggianti all'ex Jugoslavia del maresciallo Tito apparse durante il Corteo di ieri, primo Maggio.

«Una mozione, quindi, non un'ordinanza –specificano i consiglieri capigruppo– come è stato fatto credere (perché il Comune non ha purtroppo questo potere); un invito a chi è preposto a garantire l'ordine pubblico, Prefetto e Questore; e un invito alle organizzazioni sindacali, che dovrebbero avere l'obiettivo di celebrare la Festa del Lavoro, e non l'anniversario della sanguinaria e devastante occupazione titina di Trieste, avvenuta proprio all'alba del primo maggio del '45».

«Ebbene –concludono– ieri i soliti provocatori hanno ostentato i vessilli che a Trieste rappresentano gli infoibatori ed i macellai titini, che hanno causato morti, deportazioni, e che hanno portato il regime del terrore a Trieste per 40 giorni. L'auspicio è che Prefetto e Questura, preso atto che queste manifestazioni provocatorie riaprono solamente ferite ed odi, esprimano nel 2018 fermezza nel loro agire, nell'interesse della schiacciante maggioranza dei triestini, rispetto ai 1.500/2.000 nostalgici della dittatura e delle stragi di Tito, coperti purtroppo ideologicamente da alcune organizzazioni sindacali compiacenti che, fingendo di parlare di lavoro e lavoratori, esaltano i crimini ed i criminali della Storia».

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