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Stop "Gioco del rispetto", Martini (Pd): «Importante progetto contro le discriminazioni»

L'ex vice-sindaca di Trieste Fabiana Martini non concorda con la scelta di abolire il progetto

Non si placano le polemiche a seguito della decisione della Gunta comunale di eliminare dalle scuole "Il gioco del Rispetto".

A non concordare con tale scelta, l'ex vice-sindaca di Trieste Fabiana Martini.

«Apprendo - spiega Martini -  da un tweet del sindaco Dipiazza che nella seduta odierna la Giunta ha deliberato la cessazione con effetto immediato del Gioco del Rispetto: in attesa di leggere il testo della delibera e di conoscere le motivazioni, mi permetto di fare alcune osservazioni»? .

«Quello che di questa proposta abbiamo sempre ritenuto importante non è il kit o le proposte di attività, ma gli obiettivi educativi, obiettivi perseguiti in primo luogo attraverso la formazione di 70 educatrici ed educatori, chiamati a veicolare una sensibilità prima che a proporre un’attività, sensibilità che si nutre di atteggiamenti educativi e di cultura. Come questo possa essere cancellato è da capire, se escludiamo sistemi come il lavaggio del cervello».   FabianaMartini

«Inoltre si tratta di obiettivi previsti dal comma 16 della Legge 107, la così detta "buona scuola", e compresi anche nel Piano Triennale dell'Offerta Formativa delle scuole dell’infanzia del Comune di Trieste: si tratta — come ha ribadito recentemente il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone — di un «insegnamento trasversale che altro non è che educazione alle pari opportunità e alla lotta alle discriminazioni, tutte, a partire da quella di genere. Anche come forma di prevenzione della violenza: contro il sessismo, l'omofobia, l'intolleranza per le differenze. In nome di un rispetto per la persona dovuto a tutti e che va ribadito e praticato a scuola fin da piccoli». Sarà possibile, mantenendo l’identità di scuola paritaria, bypassare questi obiettivi?»

«E ancora - sottolinea l'ex-vicesindaca: si è detto che si sarebbe cancellato il Gioco del Rispetto, perchè molte famiglie non lo volevano (mi permetto di ricordare che l’80% dei genitori interpellati ha detto sì): come faranno il Sindaco e la Giunta, chiamati a rappresentare tutti e non solo quelli che li hanno eletti, a garantire le famiglie che questo percorso educativo lo desiderano? Una scuola pubblica può essere una scuola on demand?»

«Per oggi - conclude -  mi fermo qui: ulteriori considerazioni seguiranno dopo aver letto il testo della delibera. Confermo sin d’ora, come già fatto in molte altre occasioni, la mia disponibilità a spiegare e a far vedere il Gioco del Rispetto, per superare una volta per tutte le falsità e la mistificazione che l’hanno accompagnato: non è mai troppo tardi per un esercizio di onestà intellettuale».

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