Tav Portogruaro-Aurisina, Pellegrino (Sel): «Necessaria solo per aziende che hanno delocalizzato»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

«Il nuovo studio di fattibilità per la linea AV/AC Portogruaro Aurisina , descritto dal Ministero dei Trasporti in risposta alla interrogazione presentata a dicembre scorso, riduce le varianti previste nel progetto del 2010 e abbassa i costi dell’opera.  Le varianti necessarie all’alta velocità sono previste, in superficie, a Portogruaro, Latisana e sul fiume Isonzo, rispettivamente di  1.2, 3.9 e 4.4 km. Tra Ronchi dei Legionari e Aurisina, dove l'attuale tracciato non può essere ammodernato per i complessi vincoli orografici, è prevista la realizzazione di una nuova linea con caratteristiche AV, di circa 18 km quasi completamente in galleria, a partire subito dopo la stazione di Ronchi dei Legionari e fino ad Aurisina dove si innesta sulla linea storica poco prima della stazione . Soppressi in totale 21 passaggi a livello.

Permane comunque l’interrogativo sul ruolo  di quest’opera nel sistema dei trasporti del Friuli Venezia Giulia,  e se costituirà l’effettiva alternativa al trasporto merci su gomma. Infatti, contemporaneamente si sta promuovendo la terza corsia dell’A4 per rendere meno pericolosa l’autostrada, affiancando due linee di traffico sostanzialmente parallele e lasciando servito malissimo il resto del territorio regionale».

Lo dichiara la parlamentare Serena Pellegrino  (SI – SEL) vicepresidente in commissione Ambiente a Montecitorio.

«Il  Friuli Venezia Giulia – spiega la parlamentare -  rimane un corridoio per far viaggiare le merci tra i paesi dell’Est Europa, sede delle imprese che hanno delocalizzato la produzione, e il resto dell’Italia: quindi verifichiamo  a che condizioni ci interessa una Tav che non è fatta per i cittadini del territorio,  i quali cedono, con un grande atto di generosità, porzioni di suolo fertile e di ambiente naturale per interessi che non li riguardano direttamente».

«La riduzione complessiva delle varianti e la tipologia degli interventi proposti  possono rappresentare, a fronte dell’inevitabile impatto ambientale, per quanto mitigato nel miglior modo possibile, una prospettiva equilibrata  per la collettività che ne beneficerà.  Infatti, creare criticità significative sul territorio, nello specifico ampiamente illustrate  dai Comitati, da WWF e da Legambiente,  deve produrre tanti e tali vantaggi e compensazioni  che il sacrificio acquista un significato concreto. Ma questo progetto serve davvero,  potremo viaggiare più sicuri in autostrada visto che il traffico pesante sarà dirottato su rotaia, o ci terremo sul territorio tanto la terza corsia quanto l’alta velocità e l’alta capacità?  

«Gli anni scorsi, anche le autonomie locali avevano espresso, sotto diversi profili,  pareri negativi sul precedente progetto, e la Commissione VIA, nel 2005, aveva rilevato l’impatto inaccettabile sulle aree carsiche attraversate.  Ora siamo al limite del tempo massimo  per presentare  le osservazioni utili alla VAS: a dicembre 2015 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l’annuncio di Valutazione Ambientale Strategica  con il termine del 29 febbraio 2016  per la presentazione delle osservazioni  da parte di chiunque ne abbia interesse. E’ vergognoso che il Ministero abbia più volte rimandato la risposta all’interrogazione e che ce la consegni a tre giorni dal termine del 29 febbraio».

Conclude Pellegrino: «La prospettiva  è rischiosa: nel giro di 10 anni potremmo trovarci la terza corsia, la Tav e i camion pesanti che, per evitare l’incremento dei pedaggi autostradale e senza incentivi ad usare le rotaie, utilizzeranno la viabilità secondaria, con la conseguenza che tutti i paesi che costeggiano l’autostrada  richiederanno la loro variante per alleggerire l’impatto sui loro centri».  

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