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Un'Altra Regione contro la Riforma Sanitaria della Giunta Tondo

Riceviamo dall'ufficio stampa di Un'Altra Regione e pubblichiamo: NESSUNA PROGETTAZIONE DI CULTURA SANITARIA, SOLO BUROCRATIZZAZIONENESSUN RISPETTO PER I TERRITORI, SOLO ECONOMICITA’NESSUNA ECCELLENZA, SOLO DINAMICHE AMMINISTRATIVE ED...

Riceviamo dall'ufficio stampa di Un'Altra Regione e pubblichiamo:


NESSUNA PROGETTAZIONE DI CULTURA SANITARIA, SOLO BUROCRATIZZAZIONE
NESSUN RISPETTO PER I TERRITORI, SOLO ECONOMICITA'
NESSUNA ECCELLENZA, SOLO DINAMICHE AMMINISTRATIVE ED ECONOMICHE
NESSUN RISPETTO DELLE ESIGENZE DEI CITTADINI, SOLO SPARTIZIONI GEOMETRICHE DI POTERE

Numerose sono le perplessità ed altrettanto numerosi gli aspetti negativi che emergono dal documento progettuale del nuovo assetto sanitario della nostra regione proposto dal presidente Tondo e della sua Giunta. Perplessità che derivano dalla modalità bulgara con la quale è stato proposto e diffuso il documento in oggetto, e soprattutto dalla sua struttura contorta e velleitaria.

Una serie di domande iniziali sorge spontanea: quali sono i tecnici che stanno dietro al piano del presidente? Chi sono i referenti ai quali si può fare riferimento per una contestazione scientificamente corretta? Quali sono gli indicatori clinici che hanno determinato questa scelta di ristrutturazione?

La logica che sottende questa operazione appare più legata ad una visione tecnico-funzionalista che ad una progettazione di cultura sanitaria. Essa fa parte di quella mentalità grettamente burocratica che pensa che gli affari umani possono essere gestiti da semplici detentori degli uffici e del potere burocratico.

La trasformazione proposta è la conferma di un'idea sfalsata e pericolosa: il voler forzare la sanità ad adattarsi al meccanismo aziendalistico, rendendo perciò subalterno il senso della cura e della presa in carico.

Già l'aziendalizzazione è stata falsamente interpretata - o subdolamente intesa - come un semplice meccanismo di razionamento delle risorse piuttosto che razionalizzazione delle opportunità. Come denuncia Ivan Cavicchi, ordinario di Sociologia e di Organizzazione sanitaria nelle università La Sapienza e Tor Vergata di Roma: <<Sono le Regioni che hanno voluto le aziende sanitarie non tanto per migliorare le condizioni della sanità pubblica, ma innanzitutto per accrescere i poteri regionali anzi per ricostruirli attraverso la sanità pubblica>>[1].

Il comportamento della giunta regionale e del presidente Tondo conferma la denuncia e le preoccupazioni che importanti pensatori del settore hanno espresso in altre sedi: <<La tecnocrazia e il dominio di un gruppo dirigente, che con le giustificazioni economicistiche antepone regolarmente le proprie esigenze, le proprie ragioni a quelle della politica. [?] In questo senso, l'economicismo diventa un'ideologia rispetto alla quale la politica sanitaria finisce per soccombere nel "gestionalismo">>[2].

L'operazione di centralizzazione proposta difesa nel documento in discussione si lega indissolubilmente ad un criterio meccanicistico.

Rientra o non rientra il presidente Tondo in questa cornice di denuncia? È o non è identificabile in lui la figura totalizzante del gestore di una simile proposta riorganizzativa? In questo senso egli rappresenta una distorta mentalità amministrativa, a cui manca evidentemente un sentimento comunitario e un rispetto per le differenze territoriali.

Alcuni quesiti, peraltro, devono essere proposti al Governatore: l'accorpamento e la centralizzazione - i due criteri fondanti del documento - confondono una medicina omologante che pretende di avvalersi di principi tecnici sottraendo ogni valore alle specificità e al senso di appartenenza.

Questa riorganizzazione sanitaria, in perfetta coerenza con il principio di aziendalizzazione e quindi di Area Vasta, coincide con una perfetta distorsione del concetto di salute. La misurazione dei bisogni di cura non può essere costretta entro i parametri della crisi economica, in quanto allora l'efficienza diventa soltanto il paradigma della conformità alle regole di mercato.

Si continua a dire che troppi dirigenti si oppongono a questa riorganizzazione soltanto per poter mantenere gestire i loro centri di potere e di privilegio. Questa insinuazione deve essere documentata. Da troppo tempo il potere degli uffici, che è poi il potere amministrativo di dirigenti cooptati da logiche di partito, decide, sceglie sulla testa degli ammalati e degli operatori.

Entrare nella contestazione minuziosa e particolare dei punti del progetto è una modalità perdente, perché significa limitarsi ai paradigmi di analisi proposti dallo stesso sistema. È essenziale prendere le distanze dalle argomentazioni peculiari e mettere in discussione alle radici il terreno di coltura dentro il quale questa logica è nata e si è sviluppata.

Il comportamento mantenuto dal presidente Tondo nell'elaborazione e nella presentazione del suo piano sanitario ricorda un aneddoto riferito a Lenin in una biografia del suo sodale bolscevico Trotskij. Si dice che Lenin avesse strutturato con minuzia di particolari un preciso progetto economico per una zona della Russia. In un incontro tra dirigenti dei soviet gli veniva fatto rilevare che sebbene il suo progetto fosse documentato e approfondito, la sua realizzazione sarebbe stata impossibile o quantomeno inadeguata per le diverse caratteristiche del territorio interessato. A quel punto Trotskij racconta che il suo compagno, visibilmente irritato, aveva risposto:<<Se il mio piano commerciale contrasta con la realtà, peggio per la realtà>>.

È quanto sta avvenendo con l'argomento in discussione. Mentre i tecnici interessati e a conoscenza del problema espongono contraddizioni e opposizioni, mentre i politici - o sedicenti tali - delle aree interessate stigmatizzano per altri motivi diversi modalità e obiettivi del piano, il governatore persegue con cinismo la sua decisione sulla testa di tutti gli attori interessati.

Questa mentalità globalizzante e livellatrice, che non tiene conto delle esigenze di salute locale, ma pretende una imposizione di fatto su una base equivoca di dubbie necessità inderogabili e predefinite, si inserisce perfettamente in quel ragionamento politico di pianificazione virtuale che ha dimostrato il suo fallimento.

I modelli basati sulla centralizzazione burocratica dell'autorità sanitaria non hanno funzionato, non potendo risolvere in termini astratti i problemi delicati che sussistono nella gestione delle problematiche dei territori troppo ampi.

Dal punto di vista strettamente tecnico, questo piano presenta il rischio reale di azzeramento delle specificità cliniche e delle eccellenze di cura presenti nelle singole Aziende sanitarie, concentrando il funzionamento della macchina soltanto sulle dinamiche amministrative ed economiche. Una cosa è razionalizzare i servizi e facilitare l'accesso alle competenze migliori, altro è dare spazio al potere dei funzionari e sottomettere le capacità tecniche esistenti alla morsa burocratica.

Pensare di ridurre il costo della sanità con una grossolana operazione di taglio è semplicemente velleitario e mistificante. Sarebbe proprio interessante vedere, a distanza di tempo, il vero costo di gestione dell'apparato amministrativo a discapito di quello clinico.

Il problema, caso mai, è esattamente l'opposto. Nella sanità sarebbe molto più efficiente incentivare piccole strutture di documentata abilità, di facile accessibilità e di discreta autogestione, tutto ciò a beneficio degli operatori, degli utenti e dell'intera comunità.

Non è concepibile che un progetto di salute, che di per sé implica il rispetto della <<persona>>, venga declinato seguendo griglie di impostazione prettamente burocratico-economicista, scomunicando il fattore umano al quale deve per statuto riferirsi. Decidere accorpamenti e spartizioni su base geometrica e finanziaria significa non avere la minima idea, né il minimo rispetto, delle diversità e delle esigenze locali. Ragionare e immaginare su una mappa significa solo perdere di vista il panorama umano, culturale e sociale di un territorio. Una cosa è applicare normative internazionali di efficacia, efficienza e sicurezza come nel caso tanto dibattuto dei famosi <<Punti Nascita>>, altro è dare in mano a burocrati incompetenti la possibilità di valutare e decidere su argomenti estranei alla loro cultura, tanto più estromettendo i tecnici da un giudizio di valore e da una valutazione specialistica.

Si è sempre parlato tanto e a sproposito di rete e di territorio, quindi del valore della vicinanza, della conoscenza diretta, della pratica sul campo, poi si agisce esattamente all'opposto, dilatando le opportunità di contatto e di rapporto.



Vediamo le patetiche convulsioni di una sinistra che fa la voce grossa denunciando manovre di lottizzazione e di affarismo, sorvolando su due punti chiave: innanzitutto, che la situazione di cui stiamo discutendo ha avuto origine nel lontano 2004 con l'ipotesi, e la successiva conferma, di quel progetto di Area Vasta caldeggiato dall'allora Presidente della Regione Riccardo Illy. Pur non avendo le carte in regola per ergersi a censore della moralità pubblica in ambito di gestione sanitaria, la sinistra centra bene la similitudine in questo progetto con quello di stile lombardo. Il rischio dell'affossamento della sanità pubblica a favore di quella privata, secondo modalità di convenzioni e di rimborsi, è molto presente.



Noi perciò ci opponiamo a questo progetto per le modalità totalitarie con il quale è stato prodotto e portato avanti; per le scadenti analisi con i quali sono state valutate le ricadute sulla cittadinanza nel lungo tempo; per i dubbi risultati di salute, di praticità e di economia che si possono onestamente intravvedere.

Alessia Rosolen
Consigliere regionale Un'Altra Regione

Adriano Segatori
Direttivo regionale Un'Altra regione

Franco Bandelli
Presidente Un'Altra Regione


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