Venerdì, 24 Settembre 2021
Politica

Uno Sguardo... Dall'Europa: ce lo Chiede l'Europa

Nuovo appuntamento per la rubrica "Uno sguardo dall'Europa", notizie, curiosità e riflessioni del nostro concittadino Marco Gombacci direttamente dalla sede della Commissione Europea di Bruxelles “Ce lo chiede l’Europa” è una delle frasi più...

Nuovo appuntamento per la rubrica "Uno sguardo dall'Europa", notizie, curiosità e riflessioni del nostro concittadino Marco Gombacci direttamente dalla sede della Commissione Europea di Bruxelles

"Ce lo chiede l'Europa" è una delle frasi più ridondanti nei dibattiti politici quotidiani. A volte è utilizzata per giustificare delle manovre fortemente impopolari e scaricare la colpa a Bruxelles, altre viene invece usata come garanzia di qualità per certe decisioni politiche che altrimenti noi italiani non avremmo preso.

La parola "Europa" viene bistrattata, inserita ormai in tutti i contesti cercando di attirare facili consensi accusandola di tutti i mali italiani o, in altri casi, dandole dei meriti non concretamente riscontrabili nelle vite quotidiane dei cittadini italiani.

Ascoltando gli ultimi talk show sui media italiani, vi sono guru dell'informazione italiana, dei professionisti delle presenze televisive, dei tribuni del popolo che semplicisticamente zittiscono tutti coloro che cercano di parlare propositivamente e con pacatezza dell'Unione europea, con la classica frase: "Tanto decide Bruxelles, cosa ne sai tu". "Cosa vuoi che faccia il governo italiano se poi decide Bruxelles", "Abbiamo perso la sovranità nazionale", "Cosa ti preoccupi se poi c'è un tedesco che decide per te", "Chi ha eletto sto finlandese che ci dà ordini in economia?"?

Potrei continuare all'infinito. Facile dire così. Facile atteggiarsi da "so-tutto-io/è-tutto-uno-schifo" e non proporre mai nulla.

La critica fine a sé stessa non ha mai portato niente, solo facili consensi. Prima di addentrarci in un'analisi più dettagliata, dobbiamo essere d'accordo su una semplice cosa: l'Unione europea così come è strutturata non funziona. E' un'organizzazione particolarmente burocratica, spesso legifera su questioni buffe ed impopolari (a Bruxelles si vocifera che la prossima settimana vi sarà una proposta per regolare l'utilizzo degli sciacquoni), ha dei grossissimi difetti di comunicazione, è vista come un salvadanaio per poter chiedere sussidi, finanziamenti e fondi.Tutto questo provoca che la percezione che l'italiano ha di essa è di un ente lontano, in cui lavorano dei funzionari iperpagati e che spende male i suoi soldi e favorisce finanziariamente sempre i soliti noti. Capisco e non biasimo chi ha questa percezione. Non è facile capire esattamente cos'è e cosa fa l'Unione europea.

E' un sistema macchinoso difficile da capire anche per chi lavora a stretto contatto con le istituzioni ma una cosa non dobbiamo mai dimenticare: l'Unione europea è formata principalmente da tre istituzioni che in un modo o nell'altro rappresentano i cittadini europei. 1) Parlamento europeo, 766 deputati europei che vengono eletti direttamente dai cittadini (in Italia, per le elezioni europee, è rimasta la possibilità di selezionare il candidato attraverso la preferenza); 2) Consiglio europeo, dove siedono i rappresentanti dei governi dei 28 stati membri che sono gli stessi che sono stati eletti dai cittadini per governare i loro paesi; 3) Commissione europea, i Commissari sono nominati dai governi degli stati membri eletti dai cittadini. Come si può notare, le istituzioni riflettono in maniera più o meno evidente una certa volontà popolare. Per di più, in vista delle elezioni europee del maggio 2014 è stato deciso che le grandi famiglie dei partiti politici europei indichino chi, in caso di vittoria, sosterranno come candidato per la presidenza della Commissione europea.

Il vero problema è l'influenza che questi rappresentanti esercitano nelle sedi deputate a rappresentare gli interessi nazionali. I paesi che esercitano una maggiore influenza sono gli stessi che hanno dei rappresentanti competenti, che parlano le lingue straniere, dediti ai lavori anche sotto aspetti molto tecnici e che sono presenti quando vengono negoziate le decisioni che avranno un effetto diretto su milioni di cittadini e non presenti solo al momento del voto per schiacciare il pulsante. Il progetto europeo nasce per fronteggiare le nuove sfide della globalizzazione, per poter avere una politica economica, commerciale, industriale comune al fine di poter parlare alla pari con nazioni quali Cina, India, Russia, Stati Uniti. E' un processo irreversibile. Tornare a spezzettare l'Europa in 28 nazioni differenti, con 28 politiche diverse, con 28 regole per il mercato interno contrastanti sarebbe paragonabile al ritorno al medioevo, in cui piccoli ducati o contee facevano battaglie di campanile mentre le grandi potenze si dividevano il controllo nel mondo.

Gli effetti che un eventuale ritorno al passato comporterebbe potrebbero essere drastici e potremmo assistere inermi alla supremazie delle nuove potenze economiche e politiche mondiali. Molto deve essere ancora fatto ma la soluzione non è e non sarà mai quella di uscire dall'Unione europea ma deve essere quella di far di tutto per contare sempre di più in Europa, ogni cittadino deve sentirsi responsabile attraverso il proprio voto, attraverso l'associazionismo e i vari gruppi di interesse di far sentire la propria voce, le proprie idee e proposte. L'Italia è strangolata da trattati europei (Maastricht su tutti) che bloccano la crescita? Si facciano le dovute pressioni nelle sedi adeguate per rinegoziare quei trattati (per esempio i target previsti dal trattato di Maastricht erano stati calcolati prevedendo una crescita annuale del 5%), si crei una cultura per la quale i cittadini italiani siano informati per tempo delle proposte legislative comunitarie e si possa instaurare un dibattito a livello nazionale su di esse.

Solo con una partecipazione attiva dei singoli cittadini, delle associazioni di categoria, dei vari gruppi di interesse, si potrà finalmente creare quell'Europa dei popoli tanto auspicata dai padri fondatori. Uno degli appuntamenti più importanti è imminente: le elezioni europee in maggio del 2014. Sarà compito di ognuno di noi far sentire la propria voce, la propria opinione e controllare che questa sia ascoltata da chi ci rappresenterà a Bruxelles! "Ce lo chiede l'Europa".

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