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Martedì, 7 Dicembre 2021
Politica

UTI, Rovis (TP): «Trieste a rischio"cessione di sovranità", puntare su Città Metropolitana»

Lo rileva in una nota Paolo Rovis, Capogruppo "Trieste Popolar"e al Comune di Trieste: «La polemica sulla nuova "Unione Territoriale Intercomunale Giuliana" verte sul nome sloveno per Statuto. Ma l'aspetto negativo è la "cessione di sovranità" di Trieste ai piccoli Comuni della cintura»

«La polemica mediatica sulla nuova "Unione Territoriale Intercomunale Giuliana" verte sul nome sloveno sancito per Statuto. Ma l'aspetto negativo è un altro: su tutti, la "cessione di sovranità" di Trieste ai piccoli Comuni della cintura».

Lo rileva in una nota Paolo Rovis, Capogruppo “Trieste Popolare al Comune di Trieste.

«Non si tratta - continua la nota - , come piacerebbe far passare, di una diatriba dal gusto retrò su di un nome mono o bi-lingue. La denominazione anche in sloveno, per Statuto, della Uti giuliana non l’ha voluta Cosolini: è stata imposta dai Comuni minori del Carso. Non rileva se per cogliere una ghiotta occasione di espansione linguistica o per mero consenso interno di sindaci eletti con voti determinanti della minoranza di lingua slovena. È fondamentale sottolineare, invece, che se Trieste non avesse acconsentito, lo Statuto dell’Uti non avrebbe avuto i numeri per venire approvato».

«È tutto qui - spiega Rovis -  il segnale politico dei sindaci del Carso. Pesante. Oggi è su una questione di forma, domani riguarderà aspetti amministrativi sostanziali. Che non potranno venire decisi senza il consenso di Trieste, ma nemmeno senza quello dei partner infinitamente più piccoli. La vicenda dell’imposizione del nome (anche) sloveno è semplicemente la dimostrazione plastica dell’avvenuta “cessione di sovranità” di Trieste a vantaggio dei Comuni minori dell’ex Provincia. Cosolini ha sbagliato ad adeguarsi per quieto vivere. Dipiazza, al suo posto, avrebbe ribaltato il tavolo, e non soltanto in senso metaforico». rovis fb-2

«Il peccato originale - sottolinea la nota -  si chiama riforma Panontin. Che ha spazzato via 4 (quattro) Province per sostituirle con 18 (diciotto!) nuovi Enti territoriali. Una norma strampalata, già foriera di ricorsi, contestazioni, commissariamenti. Lascia stupefatti la difesa d’ufficio delle Uti da parte del segretario regionale del Pd, Antonella Grim. Anche perché finge di non vedere la macroscopica contraddizione interna al proprio partito. Dove il senatore Francesco Russo, triestino del PD come la Grim, ha nel frattempo reintrodotto la possibilità per Trieste di dotarsi di un assetto da “Città Metropolitana”, al posto di questa Unione imposta dall’alto, claudicante, squilibrata».

«La “Città Metropolitana” - continua - sarebbe un modello sicuramente più vantaggioso per Trieste e per l’area giuliana. Lo si capisce, se non altro, dal fatto che i Friulani ne sono preoccupati. Giustamente l’amico udinese Alessandro Colautti, in Consiglio regionale, chiede che il tema venga ridiscusso in Aula. Perché se Trieste ne dovesse uscire rafforzata – è il ragionamento – il Friuli non potrebbe rimanere frammentato in minuscole unioni intercomunali di scarso peso. Ha ragione: la via virtuosa sarebbe proprio un consolidamento amministrativo delle peculiarità giuliane e un pari assetto per l’area udinese. Non saremmo alle Province autonome – purtroppo – ma un po’ ci avvicineremmo».

«Quella di Russo, di Colautti, ma anche di vasti ambienti trasversali a Trieste e Udine - conclude -  è tutt’altra visione, tutt’altro respiro. Ampio e lungimirante, rispetto alla miopia da strapaese che ha prodotto le Uti. Il caso triestino – un unicum in Regione per macroscopicità del disequilibrio fra i Comuni che compongono l’Unione – dimostra, già con il primo passo formale, quale sarà il pessimo andamento di questo matrimonio poligamo. O Trieste riuscirà a esercitare la propria egemonia con il voto ponderale, ma a scapito degli interessi dei Comuni minori. O accadrà l’opposto, con il voto di maggioranza. Oppure, soprattutto se dovessero mutare gli equilibri politici dopo le prossime elezioni amministrative, l’Unione sarà ingessata dai veti. E nessuna di queste opzioni porterà alcun beneficio per i cittadini di Trieste e dell’area giuliana».

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