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Uti, Ciriani-Zilli: proposta di legge per lo scioglimento delle attuali Uti

Uti provinciali “Giuliana”, “Goriziana”, “Udinese” e “Pordenonese” nella modifica presentata

«Avviare con la massima urgenza un'iniziativa legislativa volta a ripristinare il ruolo delle ex province nel sistema ordinamentale della Regione. Una proposta di legge “per ricostruire”, che ridia dignità e funzioni amministrative chiare agli enti sovracomunali di area vasta, superando il caos creato dalla riforma regionale voluta da Serracchiani-Panontin e mandando definitivamente in soffitta le Unione territoriali intercomunali, diciotto carrozzoni burocratici di cui nessuno sa cosa farsene».
È questo l'obiettivo della Proposta di legge di iniziativa regionale che è stata presentata alla stampa, in anteprima, oggi alle 11, nella sala Kugy del Palazzo della Regione, in via Sabbadini, ad Udine, dal consigliere regionale di Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale, Luca Ciriani, e dalla consigliera regionale della Lega Nord, Barbara Zilli.

Scopo della proposta di legge, appunto, è richiedere una modifica della legge regionale 12 dicembre 2014, n. 26 “Riordino del sistema Regione-Autonomie locali nel Friuli Venezia Giulia. Ordinamento delle Unioni territoriali intercomunali e riallocazione di funzioni amministrative” che porti ad uno scioglimento delle attuali Uti, «figlie di una riforma regionale degli enti locali voluta, scelleratamente, dalla giunta Serracchiani» hanno detto i due consiglieri e ad un ripristino delle ormai ex province, «in una forma più snella e moderna, attraverso l'istituzione di quattro aree territoriali, “Giuliana”, “Goriziana”, “Udinese” e “Pordenonese”, adeguate per l'esercizio in forma associate di funzioni comunali, sovracomunali e di area vasta per la gestione coordinata di quei servizi prima in carico alle province ed oggi affidate «in maniera confusa ed inconcludente fra Regione e Uti».

Il Piano di riordino territoriale formulato nella Proposta di legge Ciriani-Zilli, individua i Comuni appartenenti alle aree territoriali adeguate per l'esercizio in forma associata di funzioni comunali, sovracomunali e di area vasta e per la gestione coordinata di servizi, secondo i seguenti criteri: contiguità territoriale; omogeneità, complementarietà e integrazione delle caratteristiche geografiche, demografiche, di mobilità, ambientali, economiche, socio-culturali e infrastrutturali; dimensione degli ambiti territoriali idonea ad assicurare l'esercizio delle funzioni e l'organizzazione dei servizi a livelli adeguati di economicità ed efficacia.

«Per il funzionamento delle Uti provinciali che proponiamo facciamo rinvio, sia per il sistema elettorale di secondo grado che per alle funzioni da attribuire loro ed infine per la disciplina in generale, alla legge nazione cd. Del Rio (n. 56/2014). Certo non è uno sforzo di fantasia incredibile, ma almeno riteniamo sia meglio del “nulla ingarbugliato” finora fatto in Regione» hanno chiarito ancora i due consiglieri. Insomma una riforma “Km zero” «ma che dia una casa alle quattro identità culturali, sociali, economiche, storiche etc., certi che questo consentirà alle comunità coinvolte di ripartire assieme dopo lo tsunami istituzionale di un epoca che per fortuna sta per finire a Roma come a Trieste!»

Presenti alla conferenza stampa anche il sindaco di Martignacco Marco Zanor e di Monfalcone Annamaria Cisint. «Con la legge di riforma degli enti locali, i comuni si trovano nella condizione di non poter più applicare il loro programma amministrativo elettorale – ha detto Marco Zanor – oltre alla confusione che ancora regna sovrana. Basti pensare al caos generato dai diversi pareri che stanno uscendo dalla Direzione Autonomie Locali: tra funzioni esercitate dall’Uti e dai comuni, ancora non si riesce a capire chi farà che cosa».

Annamaria Cisint ha motivato, numeri alla mano, la sua uscita dall’Uti, certificata dal passaggio in consiglio comunale sabato scorso: «Nessun ordine di partito: la permanenza di Monfalcone all’interno dell’Uti avrebbe incrementato i costi per il nostro comune – e ha aggiunto che – i consigli comunali, con la legge 26, non avranno più alcun valore, le minoranze non saranno minimamente rappresentate. Se è vero che un riassetto istituzionale è necessario, è altrettanto vero che la Regione avrebbe dovuto agire come un “buon padre di famiglia” pensando al bene dei cittadini e, soprattutto, concordando con i territori un riforma della quale si potessero prevedere gli effetti».

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