Venerdì, 22 Ottobre 2021
Politica

Velo nei luoghi pubblici, Fi Fvg: «Da vietare nei luoghi pubblici, è violenza sulla donna»

È quanto chiedono i consiglieri regionali di Forza Italia Rodolfo Ziberna (primo firmatario), Roberto Novelli, Riccardo Riccardi, Elio De Anna e Bruno Marini in una mozione presentata alla giunta regionale

«Adottare tutte le misure idonee al rafforzamento del sistema di controllo, di identificazione e della sicurezza che vietino l’uso di caschi protettivi, passamontagna, veli, indumenti, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona per l’accesso agli edifici di proprietà o in uso dell’amministrazione regionale, nonché di tutti gli Enti Pubblici vigilati, le Società partecipate e gli enti di diritto privato in controllo pubblico facenti capo alla Regione». 

È quanto chiedono i consiglieri regionali di Forza Italia Rodolfo Ziberna (primo firmatario)Roberto NovelliRiccardo RiccardiElio De Anna e Bruno Marini in una mozione presentata alla giunta regionale.

«I gravi episodi di terrorismo che hanno scosso l’Europa nei mesi scorsi e le grandi ed incontrollate ondate migratorie – rileva Ziberna – hanno indotto molti Paesi a rafforzare ulteriormente le misure di sicurezza, in particolare per quanto riguarda i presidi strategici, al fine di garantire il più possibile l’incolumità dei cittadini. Anche in Italia ed in FVG vi sono aree soggette a possibile attacco, tra cui le strutture pubbliche regionali, relativamente alle quali occorre elevare gli standard di sicurezza interni, onde fornire maggiori garanzie ai dipendenti, agli operatori ed agli utenti esterni». Ziberna-2

«È necessario, quindi, provvedere al rafforzamento delle misure di accesso e permanenza nelle sedi dell’amministrazione regionale e delle pertinenze anche istituendo un divieto di accesso e permanenza nelle sedi istituzionali da parte di chi occulti i propri connotati fisici e ne impedisca, così, l’identificazione, compreso chi porta il velo integrale (niqab) per motivi religiosi che non possono rappresentare giustificati motivi di eccezione».

«In questo senso – prosegue l’esponente di Forza Italia – la legge italiana parla chiaro: l’articolo 85 del Regio Decreto 773/1931 stabilisce il divieto di comparire mascherati in luogo pubblico. L’articolo 5 della Legge 152/1975 prevede, inoltre, il divieto dell’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo».

«Anche la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con sentenza ha dato ragione allo Stato francese, rigettando il ricorso di una sua cittadina contro la legge statale che vieta l’uso di indumenti che celino il volto, affermando che essa non viola il diritto alla libertà di religione, né quello al rispetto della vita privata».

«Sarebbe, quindi, necessario – aggiunge Ziberna – che la giunta adeguasse il Regolamento sulle modalità di accesso e permanenza nelle sedi istituzionali dell’amministrazione regionale, delle partecipate della Regione, delle sedi delle Aziende Sanitarie, vietando l’accesso a chiunque si presenti con il viso coperto».

«L’uso del burkini – conclude Ziberna –divenuto un improvviso tormentone estivo, a mio avviso va affrontato nella completezza di questo uso, da cosa deriva, di cosa è espressione. A mio personale parere se una donna per proprio radicato convincimento, certamente frutto di vissuti e culture diverse dalle nostre, si sente a disagio nell’esporsi senza questo indumento non vedo la ragione per cui vietarglielo, salvo non dovesse corrispondere a esigenze del posto (ad esempio igieniche in una piscina dove l’immersione con particolari tessuti dovesse arrecare nocumento, ecc.).Nel caso in cui, invece, il burkini non sia condiviso dalla donna, dovremmo considerarne l’uso come una declinazione della violenza quotidiana alla quale la cultura islamica sottopone la donna e pertanto quella sinistra che oggi si erge a paladina dell’uso del burkini in realtà difende in tal modo una cultura maschilista che sottopone la donna a violenze, soprusi ed umiliazioni».

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