Alla scoperta del bosco della Cernizza e della leggendaria grotta Fioravante

ll territorio attorno Trieste è ricco di luoghi suggestivi e paesaggi naturali. Da non perdere il Bosco della Cernizza e la Grotta Fioravante, due perle con origini storiche antiche e travagliate che caratterizzano il territorio triestino

Foto Giovanni Aiello

ll territorio attorno Trieste è ricco di luoghi suggestivi e paesaggi naturali da scoprire. I percorsi da poter percorrere sono molteplici ed è in questo modo che possiamo conoscere località caratteristiche e affascinarci delle sue meraviglie. Situato in prossimità del mare, tra il castello dei principi della Torre e Tasso di Duino e il Villaggio del Pescatore una meravigliosa località naturale da visitare è sicuramente il Bosco della Cernizza, una lecceta di una ventina di ettari che si differenzia dai vicini boschi mediterranei della Costiera triestina.

Come si legge su Percorsi in Provincia di Trieste, si tratta di un’antica pertinenza del Castello, già conosciuta come “Parco dei Cervi”,  “Thiergarten” o “Bosco Nigriano”. Il bosco, pesantemente danneggiato dalle vicende belliche della zona,  è percorso da un dedalo di stradine che si diffondono a raggiera e sul perimetro sono ancora visibili alcuni tratti della muraglia che nel passato delimitava tutto il parco. Il Bosco della Cernizza rappresenta l’espressione più settentrionale dei boschi di carpinella diffusi in Istria e Dalmazia sulle terre rosse carsiche, mentre verso occidente la carpinella è assente su tutta la sponda dell’alto Adriatico fino al bosco della Mesola. Oltre al leccio e alla carpinella troviamo in minor misura il carpino nero, il terebinto, la fillerea, l’acero trilobo e l'orniello.

La Grotta Fioravante

Attraverso il suggestivo bosco della Cernizza è possibile arrivare all’entrata della leggendaria Grotta Fioravante, una cavità naturale, forse ancora poco conosciuta, situata al centro della Cernizza a Duino. Abitata fin dal Mesolitico e poi scomparsa misteriosamente, oggi, grazie al lavoro di speleologi volontari, è stata nuovamente svelata ed è possibile conoscere la storia di reperti archeologici, naturalistici e storici che si trovano all'interno. Utilizzata dall’uomo in tutte le epoche successive, la grotta “scompare” misteriosamente negli anni ’50. Sarà grazie al lavoro congiunto della cooperativa Gemina e dai volontari del Gruppo Speleologico Flondar è ora possibile andare alla sua scoperta.

Riqualificata e resa visitabile nel 2015 è infatti possibile visitarla scendendo nel ventre della terra per scoprire la storia delle grotte del Carso e degli uomini che le hanno utilizzate. 

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