Storia e curiosità

Dialetto triestino, la storia continua: tradizioni, origini e curiosità

Un simbolo che denota forte identità territoriale senza evidenti distinzioni generazionali: dagli anziani ai "muli", i triestini sono particolarmente legati al loro antico dialetto. Ecco qualche curiosità

In senso prettamente linguistico, il dialetto è la varietà di una lingua, un idioma locale, che ha perso autonomia rispetto alla lingua divenuta dominante e riconosciuta come ufficiale, con cui spesso ha una certa affinità e origini simili. L'Italia è un paese ricco di dialetti, ogni zona geografica presenta infatti delle caratteristiche peculiari anche riguardo la lingua parlata.

Il dialetto triestino

Per un abitante non autoctono, il triestino, è davvero una “lingua” insidiosa e difficile da comprendere, ma che fa sorridere per il suo tono e la sua cadenza. Il dialetto triestino nasce da una mescolanza di etnie, ed è attualmente parlato a Trieste e in tutta la sua provincia. Sicuramente si tratta di un simbolo che denota forte identità territoriale senza evidenti distinzioni generazionali perché parlato sia dai "muli", ovvero i ragazzi, che dagli adulti.

La storia

Il dialetto triestino ha origini dalla lingua veneta, e viene parlato sia nella città di Trieste sia in buona parte dell'ex-provincia di Trieste, nonché dell'ex-provincia di Gorizia, dove si affianca allo sloveno e al friulano, lingue ampiamente parlate nel goriziano, oltre che ovviamente alla lingua italiana. Si tratta di un tipico dialetto veneto coloniale, ovvero un "veneziano d'importazione" che si è radicato nella zona solo in tempi relativamente recenti. Nonostante le sue origini, abbastanza antiche, il dialetto è uno dei simboli per eccellenza della città di Trieste e a cui i triestini sono particolarmente legati. Ampiamente utilizzato e parlato tutt'oggi da diverse generazioni, infatti, come è solito dire: "il dialetto rafforza un concetto", ed è anche per storia e tradizione che continua ad essere tramandato con successo.

La sua storia risale agli inizi dell’Ottocento, in quel tempo a Trieste si parlava il tergestino, un dialetto romanzo, assimilabile al friulano, che progressivamente è stato soppiantato da quest’ultimo, complici i frequenti flussi migratori dal Mediterraneo e dall’impero Asburgico. Le ipotesi riguardanti questa “variazione linguistica” dividono però gli studiosi, secondo alcuni potrebbe essere nato come un veneziano di importazione, parlato dalle colonie e affermatosi poi come koinè linguistica principale, secondo altri potrebbe essere stato il dialetto dominante degli immigrati.

La tradizione linguistica è sul web

L'ampia diffusione, però, non consente sempre di conoscere a pieno una lingua, e questo avviene soprattutto quando si parla di dialetto. Esistono infatti delle parole in dialetto triestino che forse stiamo dimenticando, ed è per questo che molti siti sul web hanno deciso di dedicare delle sezioni apposite riguardo modi di dire, parole in dialetto e quant'altro per annoverare la tradizione linguistica della nostra città. Tra questi citiamo ad esempio tuttotrieste.net che ha messo su rete un vero e proprio dizionario del dialetto triestino: da parole come baba (donna, specialmente quelle che chiacchierano tanto); bacuco (persona vecchia e stordita: famoso a questo proposito il termine "vecio bacuco", vecchio scimunito) a parole come strambizar (fare o dire stramberie) e strauss (persona ridicola e vestita male, persona balorda), l'elenco è davvero curioso e vasto.

Oppure ancora triestestoria.altervista.org con proverbi, canti dialettali dell'Ottocento e tanto altro ancora. Insomma, degli spunti per mantenere viva la tradizione e perché no, magari sorprendere i nostri nonni con dei simpatici proverbi o delle parole che nemmeno loro conoscevano.

In letteratura

A partire da James Joyce a Italo Svevo, abbiamo anche diverse testimonianze letterarie poetiche e teatrali novecentesche, che conservano tratti più o meno marcati del nostro dialetto. L'uso poi si è ridotto nel tempo, italianizzandosi sempre di più.

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