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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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Storie del territorio: perché il Friuli Venezia Giulia non è "il Friuli"

Quante volte vi è stato chiesto "vivete in Friuli?", magari omettendo il territorio della Venezia Giulia? In realtà quella tra Friuli e Venezia Giulia è una divisione che ha origine remote e travagliate. Le due aree vennero accorpate in un'unica regione a statuto autonomo soltanto tra il 1954 e il 1975

Che siano turisti o meno, quante volte ci è capitato di sentir parlare del Friuli Venezia Giulia e sentirlo nominare abbreviando il nome della regione in "il Friuli"? Quest'abitudine è forse data dall'intento di voler semplificare/abbreviare un nome "lungo" costituito da tre parole diverse, non considerando però le due aree che costituiscono l'intero territorio. In realtà, infatti, dietro a questa scelta risale una storia molto antica. Il Friuli Venezia Giulia non è il Friuli, ovvero una parte della regione, storicamente e geograficamente, distinta dalla Venezia Giulia.

Nel dettaglio, la maggior parte della regione, quella occidentale, è occupata dal Friuli, al quale appartengono le province di Pordenone, Udine e una parte di quella di Gorizia. La Venezia Giulia, invece, comprende il resto della provincia di Gorizia, e quella di Trieste.

La geografia del territorio

ll Friuli Venezia Giulia occupa l'estremità nord-orientale del territorio italiano. Il territorio regionale è composto dalla regione storico-geografica del Friuli, che costituisce la maggioranza della sua superficie, e dalla parte di Venezia Giulia rimasta all'Italia dopo la Seconda Guerra mondiale: la demarcazione tra le due regioni storico-geografiche è costituita dalla foce del fiume Timavo, presso San Giovanni di Duino, al confine delle ex province di Gorizia e Trieste.

La storia

Quella tra Friuli e Venezia Giulia è una divisione che ha origine remote. Le due aree vennero accorpate in un'unica regione a statuto autonomo soltanto tra il 1954 e il 1975, in diverse fasi. Storicamente l’area all’estremità nordorientale dell’Italia è stata una terra in cui si sono incontrate popolazioni e culture diverse, e dove si sono mischiate e scontrate le identità etniche e linguistiche latina, germanica e slava. Ancora oggi nella regione si parlano molte lingue: italiano, friulano, sloveno, tedesco, veneto, con l’aggiunta del croato.

Origini del nome

Il nome Friuli è di origine romana e deriva dalla città di Forum Iulii (ora Cividale del Friuli) fondata da Giulio Cesare verso la metà del I secolo a.C. e divenuta, dopo la distruzione di Aquileia ad opera degli Unni nel 452 d.C., il capoluogo della regione Venetia et Histria. Con le invasioni barbariche il nome, contrattosi nella forma attuale, fu esteso a tutta la regione circostante sulla quale la città esercitava la sua giurisdizione, che divenne prima ducato, poi la marca ed infine la contea del Friuli. Anche il nome Venezia Giulia si richiama alla tradizione romana della Venetia et Histria e delle Alpes Iuliae, ricordando il substrato dei venetici e le imprese di Giulio Cesare e di Cesare Ottaviano Augusto, entrambi della Gens Iulia. Esso fu proposto nel 1863 dal glottologo goriziano Graziadio Ascoli.

Friuli Venezia Giulia: storia e origini del nome

La Venezia Giulia

Come leggiamo su il Post, La Venezia Giulia comprende soprattutto territori fuori dai confini italiani: l’Istria e l’area di Fiume, che attualmente fanno parte di Croazia e Slovenia. Sono terre che ebbero una storia complessa e travagliata, perché furono a lungo contese da Regno d’Italia e Regno Austriaco prima, e da Italia e Iugoslavia poi, e ospitarono ancora più del Friuli popolazioni variegate dal punto di vista etnico e linguistico.

Gli stessi irredentisti, che volevano accorpare con l’Italia le aree della Venezia Giulia oltre i confini nazionali, non sono sempre stati d’accordo su quali territori siano "italiani" e quali no. Il nome di Venezia Giulia fu introdotto soltanto nel 1863. Ascoli propose i nomi di Venezia Tridentina (che corrisponde all’incirca al Trentino-Alto Adige), Venezia Euganea (più o meno il Veneto più il Friuli) e Venezia Giulia, che prese il nome dalle Alpi Giulie. Le "Tre Venezie", infatti, vengono anche chiamate “Triveneto”.

Epoca preromana e romana

Torniamo alla storia: la popolazione italica originaria del territorio delimitato ad ovest dal fiume Livenza, a nord dalle Alpi carniche, ad est dalle Alpi Giulie e dal fiume Timavo, a sud dal Mar Adriatico, era quella degli Euganei di origine pre-indoeuropea. Fra il X e il VII secolo a.C. a tale popolazione si sovrapposero i Veneti di origine forse illirica e provenienti dalla regione danubiana, ai quali si sostituirono nel V secolo a.C. i Carni, popolo di origine celtica.

Roma intervenne nell'Istria con tre spedizioni militari (221, 178-177 e 129 a.C.), interessata al controllo delle regioni subalpine orientali. Nel 181 a.C. nasce la colonia di Aquileia e da qui si irradiò la potenza romana, vanamente contrastata dalle popolazioni indigene: nel 177 a.C. vennero debellati gli Istri e distrutta Nesazio la loro capitale.

Una raggiera di strade collegò Aquileia ai passi alpini e, a guardia di questi furono fondati altri centri, Iulium Carnicum (Zuglio) sulla strada di Monte Croce, Forum Iulii (Cividale) su quella di Piedicolle, ed ancora Tergeste (Trieste) e Pietas Iulia (Pola). Nel 42 a.C. tutta la regione fino al Risano entrò a far parte dell'Italia il cui confine fu portato all'Arsa in età augustea, probabilmente tra il 18 e il 12 a.C. Le Alpi orientali ebbero allora il nome di Alpi Giulie. Questi territori fecero parte della Regio X Venetia et Histria, decima regione d'Italia, e la maggior parte delle loro città vennero ascritta a diverse tribù: Aquileia e Pola alla Velina, Iulium Carnicum alla Claudia, Forum Iuilii alla Scapita, Trieste alla Pupinia, Parenzo alla Lemonia. Nell'età di Marco Aurelio, il confine orientale dell'Italia supera le Giulie e comprende Emona (Lubiana), Albona e Tarsatica.

La regione subì un processo di romanizzazione analogo a quelle della altre parti dell'Impero, e le popolazioni sottomesse si limitarono a conservare memoria delle loro origini preistoriche nei toponimi. A lungo rimase vivo il culto di divinità locali, illiriche nell'Istria orientale, galliche in Friuli. Furono secoli di prosperità, affluiva in Aquileia gente da tutto il mondo romano, ospitava i comandi dell'esercito danubiano, della flotta delle vicende che portarono alla dissoluzione dell'Impero Romano furono tumultuose e drammatiche nella regione, esposta ai barbari e punto d'incrocio fra oriente e occidente.

Epoca contemporanea

La costituzione del Regno d'Italia rafforzò l'irredentismo, non solo nell'Istria ma anche a Trieste e a Gorizia. Questa affermazione era favorita dal sistema elettorale austriaco. Il processo di industrializzazione di Trieste, di Monfalcone e Pola diventata dopo il 1866 una grande base navale, inserì nella lotta politica una consistente e ben organizzata forza politica: il partito socialista, mentre la situazione internazionale, causata dalla Triplice Alleanza rendeva spesso difficile l'azione dell'irredentismo che ebbe le sue principali manifestazioni a Trieste e in genere nelle città. 

Il movimento politico dei cattolici ebbe le sue maggiori affermazioni nel goriziano fortemente caratterizzato dal nazionalismo cattolico slavo. Queste lotte favorirono un notevole processo culturale e sociale, come pure della coscienza nazionale tra gli italiani a cui l'Impero Austriaco cercò di contrapporsi favorendo l'austroslavismo nei territori interessati. La guerra italo-austriaca del 1915 ebbe tra i suoi obiettivi fondamentali l'annessione della Venezia Giulia all'Italia. Essa fu combattuta per la maggior parte nel territorio della regione che risentì duramente delle operazioni belliche. A oriente e occidente del fiume Isonzo la regione fu retrovia del conflitto per tre anni e patì gravissimi danni nei porti e nelle valli dell'Isonzo dove Gorizia fu quasi totalmente rasa al suolo. Sugli italiani gravò l'oppressione poliziesca dell'Austria e dopo la rotta di Caporetto nel 1917 il Friuli subì la dura prova dell'invasione e dell'esodo di parte della popolazione e delle conseguenti spoliazioni.

Il Friuli Venezia Giulia

Il Friuli Venezia Giulia raggiunse l'attuale conformazione dopo la Seconda Guerra mondiale. Il 10 febbraio 1947 l'Italia, sconfitta, aveva firmato a Parigi il Trattato di Pace con le potenze alleate (e associate) vincitrici, perdendo gran parte della Venezia Giulia. L'istituzione della regione autonoma si ebbe al ricongiungimento del Territorio Libero di Trieste che avvenne di fatto nel 1954. Lo statuto speciale della regione autonoma viene promulgato nel 1963. La scelta di Trieste come capoluogo regionale fu fatta per dare alla città giuliana, privata dei propri tradizionali mercati di sbocco e della propria zona di influenza fin dalla fine della Prima guerra mondiale e del proprio immediato entroterra subito dopo la Seconda, un ruolo amministrativo importante. Trieste, dalla storia recente importante e travagliata, fu nel XIX secolo il principale porto dell'Impero austro-ungarico ed uno dei maggiori empori del Mediterraneo, nonché polo culturale di indiscussa importanza. La città che, dalla fine dell'Ottocento, era divenuta anche uno dei simboli del nazionalismo italiano, risultava però al momento del congiungimento essere estranea alla regione storica e geografica del Friuli.

Udine, da parte sua, fin dal XIII secolo diviene una delle città in cui risiedeva il Patriarca di Aquileia, in età medievale una degli stati più estesi ed importanti dell'Italia settentrionale.

Come stanno ad oggi le cose?

Insomma, la creazione di una regione autonoma che comprendesse Friuli e Venezia Giulia fu inserita in Costituzione dopo la Seconda guerra mondiale. Ancora oggi, però, ci sono diverse correnti di pensiero: qualcuno ritiene che la Venezia Giulia italiana corrisponda alla sola provincia di Trieste, mentre qualcun altro ci include anche parte di quella di Gorizia.

Un’ultima questione è quella del trattino tra "Friuli" e "Venezia Giulia": originariamente, il trattino c’era, a sottolineare la differenza tra le due aree della regione. Dall’inizio degli anni Duemila si è però diffusa la versione senza trattino. Anche in questo caso ci sono stati dei dibattiti: per qualcuno deve continuare ad essere usato, per qualcun altro andrebbe tolto.

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