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Il Faro della Vittoria, simbolo di Trieste

Costruito per illuminare le acque del Golfo di Trieste è un monumento celebrativo dei marinai caduti in mare durante la Prima Guerra Mondiale.

«Splendi e ricorda i caduti sul mare (MCMXV - MCMXIII)» è la toccante incisione che si legge sulla base del Faro della Vittoria di Trieste, per ricordare i caduti in mare durante la Prima Guerra Mondiale. Progettato dall'architetto italiano Arduino Berlam, fu luce importante per le imbarcazioni che navigavano nel golfo di Trieste, quando si riconobbe la necessità di costruire un nuovo faro, dato che la vecchia Lanterna risultava ormai troppo piccola e "nascosta" da altri edifici che le furono costruiti attorno. 

Il monumento si erge sul colle di Gretta a circa 60 metri sul livello del mare e sopra quello che era il torrione principale del Forte Kressich. I lavori durarono 4 anni e furono finanziati, oltre che dalle autorità nazionali, anche da sottoscrizioni private di banche, assicurazioni, personaggi cittadini di spicco ed addirittura da una sottoscrizione effettuata da esuli triestini a New York. Iniziarono nel gennaio del 1923 e terminarono nel maggio del 1927, quando fu inaugurato alla presenza del Re Vittorio Emanuele III che simbolicamente lo accese per la prima volta.

Il basamento della struttura è costituito da pietre provenienti dall'Istria e dal Carso. Il monumento prosegue verso l'alto mano a mano restringendosi fino alla cupola finale. Poco al di sopra la base è appesa l'ancora del cacciatorpediniere Audace mentre salendo ancora verso l'apice, a ridosso del ballatoio è posta la statua in pietra del Marinaio Ignoto, opera dello scultore triestino Giovanni Mayer. È essa il simbolo dei marinai deceduti nel conflitto mondiale.

Sulla sommità infine, la gabbia in bronzo e cristallo che custodisce la lanterna-faro che termina con la Vittoria alata, anch'essa di Giovanni Mayer. La statua simboleggia la Dea Nike. Nella mano destra impugna una corona d'alloro mentre la sinistra innalza al cielo la fiaccola della vittoria. le sue ali furono fatte in maniera tale da non opporre un eccessivo contrasto alla bora e l'anima in ferro fu fatta con un particolare sistema di tiranti e spirali che permettono una leggera ed impercettibile flessione delle ali alle raffiche più impetuose.

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