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Foto Giovanni Aiello

Foto Giovanni Aiello

La Risiera di San Sabba: monumento nazionale simbolo del "Giorno della Memoria"

Domani - 27 gennaio 2021 - è il "Giorno della Memoria", data significativa per il mondo intero e per Trieste stessa. La Risiera di San Sabba, situata nella zona sud della città, è infatti nota per essere stata il primo vero campo di sterminio nazista in Italia

Come ogni anno, anche a Trieste domani verrà celebrato il "Giorno della Memoria", l'importante ricorrenza istituita dal Parlamento italiano per ricordare l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz e lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.

Una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell'Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria.

Ed oggi, visto l'argomento, non potevamo che dedicare uno spazio alla Risiera di San Sabba, nata come stabilimento per la lavorazione del riso alla fine dell'Ottocento e situata nella zona sud di Trieste, è nota per essere stata il primo vero campo di sterminio nazista in Italia. Al suo interno, infatti, oltre alle celle e a zone deputate all'uccisione dei detenuti, è stato rinvenuto anche un rudimentale forno crematorio.

La struttura

"Il grande complesso - costruito nel 1898 nel periferico rione di San Sabba - venne dapprima utilizzato dall’occupatore nazista come campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l’8 settembre 1943. Verso la fine di ottobre, esso venne strutturato come Polizeihaftlager (Campo di detenzione di polizia), destinato sia allo smistamento dei deportati in Germania e in Polonia e al deposito dei beni razziati, sia alla detenzione ed eliminazione di ostaggi, partigiani, detenuti politici ed ebrei.

Nel sottopassaggio, il primo stanzone era chiamato “cella della morte”. Qui venivano stipati i prigionieri tradotti dalle carceri o catturati in rastrellamenti e destinati ad essere uccisi e cremati nel giro di poche ore. 

Proseguendo sempre sulla sinistra, si trovano i laboratori di sartoria e calzoleria, dove venivano impiegati i prigionieri, nonché camerate per gli ufficiali e i militari delle SS, le 17 micro-celle in ciascuna delle quali venivano ristretti fino a sei prigionieri.

Nel successivo edificio a quattro piani venivano rinchiusi, in ampie camerate, gli ebrei e i prigionieri civili e militari destinati per lo più alla deportazione in Germania: uomini e donne di tutte le età e bambini anche di pochi mesi. Da qui finivano a Dachau, Auschwitz, Mauthausen, verso un tragico destino che solo pochi hanno potuto evitare.

Nel cortile interno, proprio di fronte alle celle, sull’area oggi contrassegnata dalla piastra metallica, c’era l’edificio destinato alle eliminazioni con il forno crematorio. Una canale sotterraneo, il cui percorso segnato dalla piastra d’acciaio, univa il forno alla ciminiera. Sull’impronta metallica della ciminiera sorge oggi una simbolica Pietà costituita da tre profilati metallici a segno della spirale di fumo che usciva dal camino.

I nazisti trasformarono poi quello che era un essiccatoio in forno crematorio, in grado di incenerire un numero maggiore di cadaveri, secondo il progetto dell’ "esperto" Erwin Lambert, ideatore di forni crematori in alcuni campi di sterminio nazisti in Polonia. Questa nuova struttura venne collaudata il 4 aprile 1944, con la cremazione di settanta cadaveri di ostaggi fucilati il giorno prima nel poligono di tiro di Opicina. L’edificio del forno crematorio e la connessa ciminiera vennero distrutti con la dinamite dai nazisti in fuga, nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, per eliminare le prove dei loro crimini. 

Il fabbricato centrale, di sei piani, fungeva da caserma: camerate per i militari SS germanici, ucraini e italiani nei piani superiori, cucine e mensa al piano inferiore, ora adattato a Museo. L’edificio oggi adibito al culto, senza differenziazione di credo religioso, al tempo dell’occupazione serviva da autorimessa per i mezzi delle SS colà di stanza. Qui stazionavano anche i neri furgoni, con lo scarico collegato all’interno, usati probabilmente per la gassazione delle vittime. All’esterno, a sinistra, il piccolo edificio costituiva il corpo di guardia e abitazione del comandante. A destra, nella zona attualmente sistemata a verde, esisteva un edificio a tre piani con uffici, alloggi per sottufficiali e per le donne ucraine". da risierasansabba.it.

Un po' di storia


"Dopo l’8 settembre 1943, data che segna la dissociazione della monarchia italiana dalla Germania e la proclamazione dell’armistizio, la Venezia Giulia cessa di fatto di far parte dello Stato italiano e, con la costituzione della zona di operazione dell’Adriatisches Küstenland (Litorale Adriatico), diventa un territorio direttamente amministrato dal Reich.

In tale modo, l’istituzione del ”Litorale Adriatico”, comprendente le province di Udine, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Lubiana, sancì l’annessione di fatto alla Germania di un’ampia area gravitante sull’Alto Adriatico e sul bacino della Sava. Il governo del ”Litorale” viene affidato da Hitler al Gauleiter della Carinzia Friedrich Rainer, nazista austriaco che odiava l’Italia. Secondo le sue valutazioni etnico-razziali il Friuli e la Venezia Giulia erano per la gran parte estranei alla nazione italiana per cui la loro separazione dallo Stato italiano si giustificava anche sotto questo profilo.

L’ "alto commissario" Rainer assume nel 1° ottobre 1943 tutti i poteri politici e amministrativi e in breve tempo fissa i capisaldi della sua praticamente illimitata sovranità, sottoponendo prefetti e podestà al controllo di ”consiglieri” tedeschi e stabilendo norme per l’impiego delle milizie collaborazioniste locali, sia italiane che slovene e croate, le quali a vario titolo e con diverse denominazioni, furono poste al servizio degli occupanti.

Prima della seconda guerra mondiale gli ebrei triestini erano circa 5000. Dopo le leggi razziali fasciste del 1938 e l’istituzione anche a Trieste di uno dei famigerati ”Centri per lo studio del problema ebraico”, molti ebrei decisero di emigrare all’estero. Ciò nonostante i nazisti riuscirono a deportare nei campi di sterminio più di 700 ebrei triestini. Di questi solo una ventina sopravvissero e fecero ritorno.

Con Globocnik arrivano a Trieste gli uomini dell’Einsatzkommando Reinhard, ben novantadue specialisti tra i quali numerose SS ucraine, uomini e donne.
Gli Einsatzgruppen o Einsatzkommandos erano reparti speciali, creati allo scopo di "condurre la lotta contro i nemici ostili al Reich alle spalle delle truppe combattenti" e di svolgere compiti di particolare "impegno" per l’attuazione della politica di occupazione, di repressione e di sterminio praticata dal Terzo Reich nei territori invasi.

Il primo comandante dell’Einsatzkommando a Trieste è Christian Wirth; dopo l’uccisione di Wirth, in un’imboscata partigiana a Erpelle il 26 maggio 1944, gli subentra August Dietrich Allers. Il braccio destro di Allers e comandante della Risiera sarà Joseph Oberhauser. Il "Litorale" è l’ultima conquista europea dell’imperialismo nazista. Trieste, l’Istria e il Friuli sono una piattaforma economica e politica dell’espansionismo germanico nel Sud-Europa e nell’area mediterranea e sono, nel contempo, una "cerniera" strategica essenziale fra il settore balcanico, sconvolto dalla guerra partigiana e minacciato dall’avanzata sovietica, il fronte italiano e la Germania meridionale. Gli sviluppi del conflitto, la ribellione eroica dei popoli qui conviventi, costringeranno l’apparato repressivo nazista ad abbandonare questa sua ultima conquista territoriale". - sempre da risierasansabba.it.

Si è concluso a Trieste nell’aprile 1976, a distanza di trent’anni, il processo ai responsabili dei crimini commessi durante l’occupazione tedesca alla Risiera di San Sabba. Tra gli altri, furono accusati di omicidio plurimo pluriaggravato continuato il comandante della risiera, Joseph Oberhauser - che però non scontò mai la sua pena - e il suo diretto superiore, l'avvocato August Dietrich Allers.

La riconversione a museo

Finita la guerra, durante l'occupazione alleata di Trieste e nel Territorio Libero di Trieste, la Risiera fu riconvertita in centro di accoglienza dei rifugiati italiani dell'esodo giuliano-dalmata. Fu il presidente Giuseppe Saragat a dichiarare nel 1965 la Risiera di San Sabba monumento nazionale. Negli anni successivi il Luogo venne trasformato in base al progetto dell'architetto triestino Romano Boico e inaugurato nell'aspetto attuale nel 1975.

Oggi - anche se non attualmente a causa del Covid-19 - è possibile visitare la Sala delle croci, le microcelle, il Museo e la Sala delle commemorazioni, che ospita la statua dedicata ai martiri di Auschwitz realizzata dallo scultore triestino Marcello Mascherini.

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