Martedì, 22 Giugno 2021
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Natura, ripristino e conservazione: si chiude in bellezza il secondo appuntamento di Rose Libri Musica Vino (FOTO)

Un palco allestito per l'occasione, delle postazioni a sedere che rispettavano rigorosamente la distanza di sicurezza e le norme anti-Covid, la vivacità delle rose e il calore del sole e del pubblico che hanno scaldato l'evento: grande successo per il secondo appuntamento di "Rose Libri Musica Vino" al Parco di San Giovanni

Foto Giovanni Aiello

Grande successo per il secondo appuntamento della Rassegna "Rose Libri Musica Vino" presso il roseto del Parco di San Giovanni. Complici gli interessanti argomenti trattati, la location suggestiva e il sole che ha scaldato i partecipanti, venerdì 14 maggio il tema chiave della giornata è stato "Spazi che contano" con l'obiettivo di fare un confronto aperto su diverse prospettive. Dopo svariati giorni di maltempo sono state finalmente aperte le porte e l'evento ha dato il via ad una serie di testimonianze che hanno avvicinato il pubblico ad argomenti importanti.

Un palco allestito per l'occasione, delle postazioni a sedere che rispettavano rigorosamente la distanza di sicurezza e le norme anti-Covid e un piccolo spazio dedicato alla promozione di gadget (borse e libri) dedicati all'evento. Grazie ai relatori che hanno reso la rassegna unica nel suo genere e al sole che ha fatto capolino, l'atmosfera è stata accogliente, regalando e rendendo l'iniziativa calda e piacevole. Anche il pubblico è stato partecipativo, rendendo un evento considerato inizialmente "di nicchia", coinvolgente e appassionante grazie alla grande fruibilità dei temi trattati e il chiaro interesse che i triestini hanno per il loro territorio.

"Aprire le porte è/e aprire le menti"

Un pomeriggio pieno, colorato e affettuoso promosso dalla cooperativa sociale Agricola Monte San Pantaleone e dall’Università degli Studi di Trieste e curata anche quest’anno da Patrizia Rigoni, iniziato alle 15.30 con la tradizionale passeggiata, che venerdì 14 maggio, è stata di tipo architettonico-urbanistico, guidata da Alessandra Marin, docente di Progettazione urbanistica all’Università di Trieste sul tema "Aprire le porte è/e aprire le menti".

Il rapporto tra naturale e naturalistico

Alle 17.15 è salito sul palco Matteo La Civita, ingegnere e paesaggista, che ha intrattenuto il pubblico su "Il giardino naturale o naturalistico?". L'esperto ha parlato di natura primordiale, estinta con l'uomo civilizzato e la nascita dell'agricoltura, facendo un confronto tra il concetto di naturale e naturalistico. Grande spazio al tema del giardino: appunto, naturale o naturalistico? Parlando di come attualmente molti spazi verdi che possano sembrarci scorci di natura incontaminata siano in realtà spazi gestiti e controllati dall'uomo. Dopo un breve excursus storico, dal Rinascimento fino ad arrivare al Romanticismo, si assiste a questo cambiamento: anche la natura è in qualche modo diventata artificiale, per meglio dire naturalistica. Ciò che però contraddistingue il giardino naturalistico da altri manufatti umani - come spiega l'esperto - è proprio la componente natura al suo interno: proprio essa consente una continua trasformazione, la crescita e il divenire, quindi la vita.

Ecco che secondo l'ingegnere Matteo La Civita, nella progettazione di un giardino moderno dovrebbero essere tenuti in considerazione dei fattori importanti: il rispetto per la natura e la volontà di curare ciò che scegliamo di creare anche attraverso la giusta scelta delle piante, per favorire il suo sviluppo dedicando ad essa tempo, spazio e dedizione.

Il grande lavoro di riqualificazione sul giardino di Miramare

Alle 18 a dialogare sul palco è stata sempre la docente Alessandra Marin, intrattenendo il pubblico con l'ospite d'eccezione Andreina Contessa, direttrice del Museo Storico e del Parco del Castello di Miramare, a capo anche della Direzione regionale dei Musei del Friuli Venezia Giulia. Il tema della conversazione è stato: "Giardino di Miramare: un progetto di conservazione inventiva" parlando del rapporto natura/artificio e concentrando il discorso su quattro punti principali: gestione, bellezza, biodiversità, buone pratiche per preservare la peculiarità del parco di Miramare.

Per quanto riguarda la gestione, si è parlato dell'importante lavoro di recupero e messa in sicurezza dell'intera area. Grazie ai numerosi interventi è infatti stato possibile riaprire delle zone che erano state purtroppo negli anni passati chiuse al pubblico, tra questi il sentiero sopra il Viale dei lecci. Il lavoro è stato basato su un attento studio del parco originale, la scelta è stata proprio quella - come spiega la direttrice Andreina Contessa - di ripristinare il parco così com'era quando è nato per la volontà di Massimiliano d'Asburgo, recuperando una ricchezza botanica unica con il gusto eclettico che lo contraddistingueva.

Il centro del discorso si è poi spostato sul tema bellezza, la docente dell'Università di Trieste ha infatti chiesto all'ospite di spiegare questo concetto nella prospettiva di un progetto di riqualificazione, in modo da valorizzarne al massimo le sue potenzialità. Si è dunque parlato di bellezza naturalistica, del recupero di scorci panoramici grazie al lavoro di potature fatto per consentire ai visitatori di ammirare il mare dal parco e del ripristino della sua verticalità. Da qui parte anche l'obiettivo della biodiversità: molto importante per la riqualificazione è stato, tra gli altri, l'attento metodo di coltivazione delle diverse specie presenti nel parco.

Fondamentale in questo senso sono state anche le scelte fatte dal tavolo verde istituito dal Ministero della Cultura, un tavolo tecnico dedicato ai giardini storici e a tutti gli spazi caratterizzati da uno stretto rapporto tra architettura, archeologia, ambiente e natura. Nato per favorire la complessità di gestione, conservazione, tutela, valorizzazione degli “spazi verdi” per i parchi autonomi, utile in questo caso a preservare la peculiarità del parco di Miramare, avvalendosi anche di persone preparate che sappiano fare le scelte giuste in termini di valorizzazione e risparmio in chiave sostenibile.

Musica e vino

Alle 18.45 si è giunti alla musica, affidata alle mani della giovane arpista Paola Gregoric, interprete raffinata di una romantica contemporaneità che con il dolce suono della sua arpa ha allietato il pubblico. Sul calar del sole, a partire dalle 19.30, è entrato in scena il vino, anzi i vini, precisamente il Malvasija 2019 e il Refošk 2017 proposti dal vignaiolo sloveno Uroš Klabjan, che - intervistato dalla giornalista Simonetta Lorigliola, caporedattrice e responsabile delle attività culturali del Seminario Permanente Luigi Veronelli - ha raccontato di spazi unici in un territorio in cui finisce il Carso con le sue pareti calcaree e comincia l’Istria con le sue terre argillose: si tratta di luoghi baciati dalla geologia e dalla mano del vignaiolo che qui custodisce le sue piante, la sua uva, le sue idee. Anche noi abbiamo provato i due vini: entrambi molto buoni e dal sapore deciso.

Fotogallery di Giovanni Aiello

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