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Il ricordo di Antonio "Uccio" Bellini, presidente del Santos: "Il campo venga intitolato a lui"

Penso sia doveroso da parte mia spendere qualche parola per una persona che ho conosciuto parecchi anni fa e che è scomparsa da poco.Il riferimento è al presidente del ASD Santos Basket Trieste, Antonio Bellini detto "Uccio". Era ormai il lontano anno 2002 che, genitore di un ragazzo che giocava a basket, entravo per accordi tra società nella sfera del Santos, proprio mentre questa festeggiava un importante anniversario.

Tutto mi sembrava diverso dagli ambienti fino allora frequentati, ma sia io che mio figlio ci trovammo subito bene tanto che di lì a poco, iniziato il campionato, diventai, assieme a Roberto Znebel, dirigente accompagnatore della squadra dove militavano appunto i nostri figli. Uccio allora era già presidente e mi pareva quasi impossibile che uno con quella carica fosse sempre disponibile a elargire consigli ai genitori, ai ragazzi e, cosa non da poco, a essere sempre presente nella sua seconda casa, vale a dire il campo di basket della sua società G. Cenni.

Con lui abbiamo trascorso parecchi anni (con tanti problemi finanziari e molte discussioni) ma anche tanto divertimento sia quando c'erano le grigliate, sia quanto si disputava il torneo "Lui e Lei", kermesse sportiva dove molti dei genitori, compreso il sottoscritto, andavano ad aiutare la “cucina” per dare da mangiare ai sempre affamati giocatori (voglio ricordare tra i tanti genitori Maurizio Michelli che, oltre che aiutare come noi, in questi frangenti era anche il tutto fare quando qualcosa non funzionava nella struttura).

Anche in quella circostanza Uccio era sempre presente, come era stato presente quando per la prima volta organizzammo il Camp estivo: per tutta la settimana ci aiutò a far da mangiare e a stimolare i ragazzi. E ancora, come non ricordare l'estate quando tutti assieme dipingemmo i muri e le panchine del campo o per l'adunata degli alpini dove, tutti assieme, lo aiutammo a pulire l'area circostante affinché potessero piazzarvi le tende. Poi venne il 2005, quando con la nostra squadra ottenemmo la prestigiosa vittoria nella finale a Gemona, diventando Campioni tra i Cadetti Regionali. La sua commozione e felicità nell'apprendere tale notizia fu motivo di gioia per tutti noi.

Ma soprattutto vorrei ricordare che se questa società vive tutt'ora, lo deve soprattutto a lui, che nel momento più difficile e cioè quando, a causa della bora, il campo e in particolar modo lo spogliatoio, vennero completamente distrutti. Anche in quella circostanza lui non si fece prendere dallo sconforto e, affrontando i politici d'allora, nel 2003 ottenne di poter far ripristinare tutti i danni.

Uccio era una persona comune con i suoi difetti ma anche con tanti pregi e, se posso dire una cosa che non credo possa essere smentita dalla società attuale, voglio sottolineare che Uccio era il Santos e il Santos era Uccio. Penso sarebbe giusto che il campo venisse intitolato a lui o, se questo non fosse possibile, gli venisse almeno dedicata una targa, magari assieme ad un altro nome, vale a dire quello del suo amico Nicola Porcelli.

Fabricci Paolo

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