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Venerdì, 21 Gennaio 2022
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Ddl Cirinnà, Chiavegatti: «No alle unioni gay, classico esempio di "bigottismo"»

Chiavegatti (Destra Sociale) UN BEL NO AL DDL CIRINNA'!!! PROPRIO PERCHE' RISPETTO AMORE E LIBERTA'

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

La questione è infatti di grande delicatezza poichè non è niente affatto solamente politica. Sono infatti in gioco valori etici, religiosi, sociali e finanche giuridici (come si può vedere dai dubbi sulla costituzionalità di alcune norme del disegno di legge Cirinnà), sui quali la coscienza dei triestini è divisa.

Il Parlamento, bene o male ma più male che bene in questa sua illegittima composizione, rappresenta noi cittadini in tutta la varietà delle nostre convinzioni religiose, morali, ideologiche. Ogni deputato e senatore triestino esercita la sua funzione senza vincolo di mandato (lo dice in modo inequivocabile l'art.67 della Costituzione) tanto nei confronti del partito che lo ha fatto eleggere quanto in quelli dei suoi stessi elettori, Certamente, può essere auspicabile che rappresentanti del popolo mantengano una certa coerenza rispetto alle forze politiche che li hanno portati in Parlamento, ci sono però situazioni e problemi in cui a decidere, almeno per un uomo e per una donna che abbia il senso della propria dignità e libertà, non può che essere la propria coscienza.

Fatta questa premessa, non si capisce bene che cosa c'entrino i "partiti" nella questione delle unioni civili, che è questione che riguarda le nostre più intime convinzioni, il nostro modo di considerare i rapporti affettivi e familiari, la nostra volontà di dare o non dare un riconoscimento giuridico a rapporti umani sui quali si possono avere, del tutto legittimamente, le più diverse e magari radicalmente contrastanti opinioni.

Tutto ciò posto, non avendo nessuna preoccupazione religiosa, dovrei essere a favore delle unioni gay. E invece non riesco ad esserlo. Non perchè le reputi immorali o qualcosa del genere, e neppure perchè non sono "naturali", ma al contrario perchè le trovo bigotte.

Finchè si reclamano dei diritti come quello alle visite in ospedale o in carcere, alla successione nei contratti di locazione o nelle forniture di luce, acqua o telefono, del resto tutto già previsto nel nostro Codice Civile fatta menzione presso l'Ufficio Anagrafe del Comune di residenza dell'atto di convivenza. E non sono neppure contrario alla pensione di reversibilità, unica richiesta che richiederebbe uan legge ad hoc. Ma perchè parlare di matrimonio? Perchè pretendere la "marca da bollo" su un rapporto d'amore? chiavegatti (destra sociale) noi, patrioti, noi nazionalisti, di destra... noi i maledetti dal

Il matrimonio aveva un senso quando lo Stato si faceva garante di una unione che aveva notevoli riflessi legali. Per esempio essa imponeva l'obbligo ad ognuno dei coniugi di mantenere l'altro e i figli, imponeva il dovere della fedeltà (sanzionando penalmente l'adulterio, se commesso dalla donna), distingueva figli legittimi ed illegittimi, ecc. E si può concepire un "atto burocratico" (atto di convivenza) denunciandolo all'autorità (Ufficio Anagrafe del Comune) che di fatto autorizza e riconosce tutto quanto richiesto con il DDL Cirinnà.

Ecco perchè ritengo cha la richiesta del "sigillo matrimoniale" da parte degli omosessuali è in contraddizione con la conquista di libertà che vorrebbe essere. Da un lato rinnega la dottrina della religione in cui siamo nati e dall'altro dimostra di sentire ancora il bisogno di un'autorizzazione ad amarsi e ne recalama la versione "statalizzata", non potendo avere quella religiosa.

Che un'unione civile debba essere formalmente un'unione tra due persone è un dato derivante dal fatto che, in natura, i sessi sono due, sono complementari e hanno finalità che si realizzano sostanzialmente in rapporto di coppia. Lo stesso uso, diffuso tra coppie omosessuali, dai termni "marito" e "moglie" mostra che la suddetta coppia omosessuale non fa che tentare di imitare la coppia naturale, dimostrando, così, la realtà assolutamente naturale bisessuale che sta alla base del rapporto di coppia che si intende instaurare.

Allora dobbiamo domandarci: può lo Stato rendersi garante di unioni fondate su un'imitazione forzata di realtà naturali, la quale non potrebbe anon avere i caratteri dell'innaturalità? E può rendere lo Stato ufficialemente riconosciute unioni che, escludendo ogni riferimento al matrimonio naturale, si presentassero come convivenze non regolabili, aperte, per propria natura, ad ogni possibile forma, a cominciare dalla pluralità dei conviventi?

Qui si traggono le conseguenze logiche ed evidenti del livello di sviluppo sociale raggiunto, che non smetterò mai di qualificare di a-sociale, ma ancora oggi la gente non sembra disposta ad abolire il matrimonio normale, con tanto di cerimonia solenne, e allora non rimane che concedere questo spettacolo anche agli omosessuali. Sia pure avvertendoli che sono in ritardo sui tempi e aderiscono a un modello superato. Non bisognerebbe infatti creare un nuovo tipo di matrimonio, bisognerebbe archiviare il vecchio tipo, che forse serva soltanto a dare lavoro agli avvocati divorzisti.

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