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"La mia pesca al Lazzaretto di Muggia", emozioni di un lettore

Località Lazzaretto · Trieste

È ancor notte quando si accende il cuore, la mente tentenna ancora, nel petto torna un battito a fare rumore. Dal primitivo silenzio che avvolgeva i tuoi sogni una lattiginosa nebbia si apre al pensiero: il mare, il suo respiro e le luci, su un palcoscenico vero... La dolce atmosfera dei preparativi mentre ancora barcolli e a stento ti muovi la febbre di pesca nella mente la covi e in breve i movimenti si fan più sicuri. Il ghiaccio, gli occhiali e l'esca dal frigo in fretta, veloce che questo tempo è sprecato due noci nel sacco e l'acqua è di rito, chissà quante orate avrebbero abboccato e io ancora qui... è un vero peccato! Finalmente sul molo, il natante che aspetta lo scopri, lo gonfi sembra un po' macchinetta ti par che sorrida, festeggi, si atteggia ma mentre la luna ti osserva dal cielo è già sceso in acqua e galleggia leggero. Le ruote scompaion dal tocco dell'acqua ed in poco tempo il motore scoppietta ti infili la giacca anche se c'è bonaccia e scivoli dentro una notte che aspetta. Il lampo del faro pian pian si distanzia fessuri i tuoi occhi a cercar le collane e mentre ti par che a prua il buio t'inghiotta ti abbaglia il brillio delle navi lontane. Riflesse sull'acqua che rimanda il bagliore della luna, delle stelle e delle luci accostate, di colpo ti appaion sul chiaror di Trieste, come delle perle alle corde infilzate, le boe galleggianti che sostengon le cozze e che sotto, lo sai, fanno il bagno le orate. Fai il punto, ti accosti e ancorato rimani e molteplici canne fioriscon di lato tra fili-piombi-esche e molteplici ami qualche cima si muove, sembra abbia abboccato! Dalla forza di quel silenzioso contorno l'alba ti coglie un po' ancora assonnato ma mentre il cestin pian pianin si riempie il sole dal fondo ti lascia abbagliato. Il rientro poi arriva, caldo e assolato e al porto, forse, qualcuno ti aspetta per chieder misura del tuo catturato e mentre diam via a rimessar la barchetta vuole il confronto del pesce pescato; poi raccontar di quello enorme scappato spezzando il filo, la canna e non ricordo cos'altro e che già un gran peso ha sicuro sfiorato, un pesce serra, un tonno, comunque un bel mostro... Si, certo, sicuro! Il credere è d'obbligo anche se col sorriso corrughi la fronte e ricordi anche te la gran preda sfuggita saltata fuor d'acqua che poi la nasconde e la canna piegata poi il filo che schiocca spalancando i tuoi occhi al par della bocca. Si, certo, sicuro! Chissà poi domani... E tornando dai sogni, si dividon le strade e tutto ripiglia e vedrem cosa accade. Walter Poggiali Lazzaretto, 18/08/19

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